Tredici miliardi di euro riciclati e accertati nel sud Italia nell’arco di quindici anni raccontano una verità ormai evidente: il riciclaggio non è un fenomeno episodico. E nel 2025 sono quasi 74 i milioni di euro individuati in Sicilia, mentre un po’ dovunque cresce la quota che transita attraverso strumenti digitali, criptovalute e piattaforme finanziarie abusive.
“Dai dati resi noti dalla Guardia di Finanza si evidenzia come la Sicilia occupi una posizione particolare: non è tra le regioni con i volumi più elevati, ma rappresenta un territorio dove la vulnerabilità economica e la presenza di reti criminali storiche rendono il riciclaggio un fenomeno meno visibile ma non meno rilevante – afferma Gabriele Urzì, dirigente nazionale Fabi e responsabile salute e sicurezza Fabi Palermo”.
La mappa italiana e il posto della Sicilia
“L’analisi dei flussi 2010 – 2024 mostra una concentrazione dei capitali riciclati nelle aree economicamente più forti del Paese. I capitali illeciti cercano territori dove l’integrazione con l’economia legale è più semplice e meno appariscente come Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto che assorbono la parte più consistente dei flussi. La Sicilia, pur non registrando i picchi di altre regioni fa registrare nel corso dell’anno passato 87 interventi della Gdf, 23.312.322 euro di sequestri e 73.830.506 euro di riciclaggio accertato. Da notare che meno riciclaggio accertato non significa meno riciclaggio, ma spesso meno emersione, soprattutto nei settori tradizionalmente permeabili — edilizia, commercio, servizi, ristorazione — e oggi anche nei circuiti digitali.”.
Indagini, numeri e nuove modalità operative
“Nel 2025, a livello nazionale, sono state concluse 1.172 indagini, di cui 203 con ramificazioni internazionali. Per la Sicilia, il quadro investigativo conferma una tendenza caratterizzata da meno operazioni eclatanti, più casi diffusi, spesso collegati a evasione fiscale, imprese fittizie, frodi carosello e utilizzo di prestanome”
La componente digitale: un acceleratore anche per la Sicilia
“Le piattaforme abusive che simulano servizi finanziari regolamentati — finti broker, exchange non autorizzati, portafogli digitali (wallet) opachi — rappresentano la nuova frontiera del riciclaggio. Il meccanismo è sempre lo stesso: versamento su conti intestati a prestanome, conversione in criptovaluta, frammentazione in più wallet e ricomposizione finale su indirizzi controllati dall’organizzazione. Per regioni come la Sicilia, dove la fragilità economica spinge molti cittadini verso investimenti “facili”, questo modello rappresenta un rischio doppio: si diventa vittime e, talvolta inconsapevolmente, ingranaggi del riciclaggio”.
La zona grigia: quando la necessità diventa vulnerabilità
“Accanto alle organizzazioni strutturate esiste una fascia di utenti che entra in piattaforme ad alto rendimento per integrare il reddito. Promuovere link affiliati, reclutare nuovi investitori o mettere a disposizione conti e portafogli digitali, può trasformarsi in una partecipazione attiva a schemi di riciclaggio. In Sicilia, dove il reddito medio è più basso e la pressione economica più alta, questa zona grigia è particolarmente ampia. Il riciclaggio in Italia è un fenomeno strutturale, e la Sicilia ne rappresenta una declinazione particolare: meno volumi accertati, ma un terreno fertile per l’infiltrazione silenziosa. La componente digitale amplifica il problema, rendendo più rapidi i flussi e più difficile ricostruirli e comprendere questa dinamica è il primo passo per contrastarla”.






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