Oggi per decreto dovranno consegnare la bimba che hanno amato da un anno e mezzo. Una coppia di palermitani Alessandra Teresi, medico rianimatore e Liborio Di Vincenzo, neuropsicomotricista dell’età evolutiva, hanno accudito come una figlia quella bimba che è stata dato loro in affido.
Un rapporto intenso, meraviglioso e che adesso si deve interrompere. I due coniugi che hanno un altro figlio avevano presentato domanda per l’adozione definitiva della piccola. Ma i giudici del tribunale di Messina hanno deciso che la piccola andrà ad un’altra famiglia. Proprio mentre scriviamo Alessandra Teresi in un ambiente neutro ha portato la bimba che è stata consegnata al personale specializzato dei servizi sociali di Messina.
“L’abbiamo in affido da un anno e mezzo – racconta Teresi – un periodo in cui le abbiamo dato tutto l’amore possibile e in cui è cresciuta tanto. Era ospite insieme alla sorella maggiore in una casa famiglia dove faccio volontariato. Erano state abbandonate dai genitori, che hanno perso la patria potestà. Poi sono state affidate a due nuclei familiari differenti. La piccola è con noi in un ambiente sereno, in cui c’è anche mio figlio di 17 anni che in questi giorni non smette di piangere: sono molto legati, il solo pensiero che vada via lo distrugge. Vivono ormai come fratello e sorella, lei ci chiama ‘mamma’ e ‘papà’, ma ora vogliono che venga consegnata, come se fosse un pacco”.
Eppure, per la bambina, un anno e mezzo fa si prospettava una nuova vita: “L’abbiamo iscritta alla scuola per l’infanzia. Era un po’ introversa, ma ora parla, gioca, socializza, è furbissima. Quando vado a prenderla all’asilo corre verso di me, mi abbraccia contenta. Sta crescendo bene ed è chiaro quanto sia serena e felice”.
Teresi vive da sempre in prima linea, lavora al poliambulatorio di Lampedusa e due anni fa si è presa cura del piccolo Ismael, un bimbo arrivato dalla Libia, da solo, su un barcone. “Lo accolsi a casa mia, ma quel caso fu diverso – racconta oggi la dotteressa -. Il padre c’era, è stato rintracciato e oggi vivono insieme in Francia. Stavolta parliamo di una bambina che è stata abbandonata e che nella nostra famiglia aveva trovato un mondo nuovo, fatto d’amore, attenzioni e protezione”.
Un clima che ha spinto la coppia a presentare formalmente la richiesta di affidamento preadottivo. “Siamo stati convocati quattro volte – prosegue Teresi – e siamo stati sottoposti a dei test. A quel punto abbiamo aspettato: ogni mese abbiamo chiesto notizie, senza esito. Pochi giorni fa, il decreto che ci ha fatto crollare il mondo addosso. Come è possibile non considerare quello che può provare la bambina separandola da noi? Verrà tolta da un contesto che per lei è casa, famiglia. Abbiamo tra l’altro provveduto a fare incontrare le sorelline spesso, si sono sempre viste. La bimba in affido a Palermo adesso dovrà andare a Messina e non si vedranno più, ciò non viene considerato?”, dice con sconforto e quasi in lacrime.
Nella sentenza si motiva la decisione facendo riferimento ad aspetti caratteriali della coppia e al fattore dell’età. “Si somma a questo dato la rilevante differenza d’età tra i coniugi e la minore, per entrambi superiore a 51 anni”, si legge. Teresi e il marito hanno 53 anni. “La mera relazione di fatto, seppur presenti caratteristiche concrete ad un affidamento – si legge – non consente di ritenere sussistenti i presupposti per la tutela della continuità affettiva nella decisione dell’adozione”.
“Visto che noi siamo stati così terribili – dice ancora Teresi – dove è stata la tutela nei confronti della bambina in questi anni? Quella nostra è stata una richiesta d’adozione basata sulla stabilità e la protezione della bambina, chiediamo vengano riconosciuti questi aspetti, tra l’altro fondamentali”.
I legali della coppia, Aglaia Di Gregorio, Nicoletta Lauricella e Maria Emanuela Salamone, sono pronte a ricorrere in appello. “Andremo avanti – dice l’avvocato Salamone -, perché la sentenza non tiene conto di vari aspetti, soprattutto delle conseguenze che il gravissimo sradicamento può provocare in una bambina di soli due anni”.






Commenta con Facebook