Non una festa ma una due giorni di protesta. “Non una di meno” chiama a un nuovo weekend lungo di lotta e di sciopero in tutta Italia prevedendo cortei e mobilitazioni per l’8 (oggi, domenica) e lo sciopero generale e transfemminista per il 9 marzo (domani, lunedì).

Contro il governo Meloni

Così il ricordo del massacro delle donne, oggi divenuto festa della Donna, si trasforma ancora per diventare occasione di protesta contro il governo. “Le due giornate vogliono mettere al centro l’opposizione alle politiche del governo Meloni che tra mosse come il ddl Bongiorno e il supporto alle manovre guerrafondaie di Trump dichiara di fatto guerra aperta alle donne e alle persone trans, alle persone razzializzate e disabili, alle persone povere” si legge nella nota dell’organizzazioone.

Anche a Palermo, attraverso le assemblee cittadine e gli eventi di avvicinamento, la comunità transfemminista ha immaginato e costruito “due giornate in cui tornerà a farsi sentire per sabotare un sistema che ci vuole produttive, sottomesse e silenziose all’urlo di Le nostre vite valgono. Noi scioperiamo!”.

La manifestazione di giorno 8 e lo sciopero del 9

Giorno 8, dunque, un corteo cittadino partirà alle 17.30 da piazza Ruggero Settimo (Politeama) e si muoverà per le strade del centro sino a giungere in piazza Marina, giorno 9 invece l’invito è a incrociare le braccia, scioperare e far sentire la propria voce in un presidio che si terrà in piazza Verdi a partire dalle 10,00.

“Lottiamo e scioperiamo per ribadire che questo presente di violenza patriarcale, razzista e istituzionale, di guerre, genocidi, militarizzazione, repressione e precarietà è il prodotto di politiche e retoriche autoritarie ben precise a cui però possiamo sfuggire con la forza della sorellanza. In particolare, le conseguenze dell’approvazione del Ddl Bongiorno, di modifica dell’attuale legge sulla violenza sessuale, sono molto pericolose perché non rendono più il consenso criterio centrale. Si sposta, dunque, il baricentro dalla prova del consenso alla valutazione del dissenso. Il Ddl Bongiorno va bloccato con ogni mezzo, Solo Sì è Sì. Senza consenso è stupro”.

Non solo stupro, ma anche disoccupazione

“Scioperiamo e lottiamo contro una disoccupazione strutturale, il gender pay gap alimentato da lavoro in nero e precariato, aggravato dallo sfruttamento invisibile del lavoro di cura. Le donne, le persone giovani, trans, razzializzate, disabili sono quelle composizioni di fatto maggiormente espulse dal lavoro o soggette a lavoro povero e precario, quelle stesse persone che soffrono più di tutte l’aumento dei prezzi, l’erosione dei diritti fondamentali, l’inaccessibilità ai servizi di base. Vogliamo salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa e al welfare.
Scioperiamo e lottiamo perché la nostra salute e il diritto ad autodeterminare il nostro corpo valgono! In Sicilia il tasso di obiezione di coscienza altissimo e il blocco delle riforme sanitarie rendono la libera scelta un privilegio per poche”.

E sciopero anche contro la guerra

“Scioperiamo e lottiamo contro guerre e riarmo, contro la guerra all’Iran e i bombardamenti sul Libano, fuori da ogni legalità internazionale, contro l’utilizzo delle basi italiane ed europee e qualsiasi coinvolgimento italiano nel conflitto. La guerra pervade la nostra quotidianità, l’avvertiamo nella precarietà delle nostre esistenze, nelle crisi industriali della riconversione bellica, nella militarizzazione selvaggia tra i droni di Sigonella e la base di Birgi destinata a diventare un polo di addestramento per gli F-35. Vogliamo ricostruire reti di solidarietà internazionale, nessuna sarà viva e libera finché non lo saremo tutte. Da Gaza al Rojava, dall’Iran all’Argentina”.

E fra le rivendicazioni anche i danni del ciclone

“Scioperiamo e lottiamo per i nostri territori, da una parte abbandonati a sé stessi e dall’altra spremuti e prosciugati nelle loro risorse per nutrire la macchina turistica e senza nessuna attenzione alla popolazione. Niscemi si sfalda sotto i piedi della sua gente e l’unico interesse è mettere in sicurezza la base militare del Muos, il ciclone Harry ha sfregiato e messo in ginocchio il Sud e lo Stato risponde con briciole -cento milioni di euro da spartire tra Sicilia, Calabria e Sardegna a fronte di un miliardo e mezzo di danni – e soluzioni emergenziali”.

“Per tutto questo – conclude il lungo messaggio di Non una di Meno –  faremo sentire le nostre voci, invaderemo la città, incroceremo le braccia”.