Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa al Palazzo del Quirinale per venerdì prossimo, 13 marzo, alle ore 10. Ordine del giorno: la guerra in Iran e in Medio Oriente, analisi della situazione internazionale e degli effetti della crisi in corso.

La convocazione, comunicata con nota ufficiale del Quirinale, arriva undici giorni dopo l’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran — e rappresenta la prima volta in undici anni di mandato presidenziale che Mattarella ricorre a questo strumento in via straordinaria.

Il Consiglio Supremo di Difesa è l’organo costituzionale che affianca il capo dello Stato nella direzione politica della difesa nazionale. Vi partecipano, oltre al presidente della Repubblica che lo presiede, il presidente del Consiglio, i ministri della Difesa, degli Esteri, dell’Interno e dell’Economia, il capo di Stato Maggiore della Difesa e altri vertici militari convocati di volta in volta. Non ha poteri deliberativi autonomi, ma le sue riunioni segnalano — inequivocabilmente — che lo Stato ha valutato necessario un coordinamento istituzionale al massimo livello. Che Mattarella abbia scelto di convocarlo ora non è un segnale ordinario.

Meloni: “Non partecipiamo ma ne subiremo le conseguenze”

La posizione del governo è rimasta coerente da quando il conflitto è esploso, il 28 febbraio. “Confermo: l’Italia non è parte del conflitto e non intende esserne parte”, ha detto Giorgia Meloni a Fuori dal Coro su Retequattro. Ha poi aggiunto la seconda parte della sua analisi, quella meno scontata: “L’Italia rischia comunque di essere coinvolta dalle conseguenze del conflitto, interne e economiche”. Sul fronte della sicurezza interna: “Non ci sono particolari allarmi in questo momento, ma a scopo di prevenzione siamo mobilitatissimi”.

Sul quesito più scomodo — se condivide o condanna l’attacco americano-israeliano all’Iran, definito “fuori dal diritto internazionale” dallo stesso ministro della Difesa Crosetto — Meloni ha scelto una terza via: “Condivido quello che ha detto il ministro Crosetto: dobbiamo fare i conti con un quadro nel quale sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale. Ma alla domanda risponderei nessuno dei due. Non ho elementi necessari per prendere una posizione categorica”.

Ha aggiunto un dato politico rilevante: “Al netto del premier spagnolo, nessuno in Europa ha condannato l’iniziativa e nessuno sta prendendo parte al conflitto”. E ha chiuso sul piano diplomatico: “L’Italia intende lavorare al ritorno della diplomazia”.

Il contesto parlamentare mostra però una pressione crescente. Quattro giorni prima di questa dichiarazione, la Camera aveva votato sulla risoluzione di maggioranza sull’Iran. Il presidente M5S Giuseppe Conte aveva accusato Meloni di “scappare dal Parlamento e fare monologhi alla radio“, denunciando la “grande ambiguità sulla concessione delle nostre basi”. La risoluzione unitaria di opposizione — Pd, M5S e Avs — che chiedeva di non autorizzare l’uso delle basi italiane per attacchi militari contro l’Iran era stata bocciata.

La solidarietà europea: Cipro, Macron e la posizione italiana

In parallelo al dibattito interno, l’Italia è coinvolta nel fronte diplomatico europeo sulla crisi. Il presidente cipriota Nikos Christodoulidis ha ringraziato esplicitamente “Grecia, Francia, Italia e Spagna per il sostegno sostanziale fornito a Cipro per la sua difesa”, aggiungendo in conferenza stampa con Macron e Mitsotakis: “È stato dimostrato il vero significato della solidarietà europea”. L’Italia figura dunque tra i Paesi che hanno già fornito supporto concreto a Cipro, anche se i dettagli di questo contributo non sono stati resi pubblici dal governo.

Nei giorni scorsi, secondo ANSA, una fregata missilistica italiana si è diretta verso Cipro.

Fratoianni: “Meloni certifica la propria subalternità”

L’attacco politico più diretto alla premier è arrivato da Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi Sinistra: “Pur di non dare torto a Trump e Netanyahu, pur di non prendere posizione sulla guerra in Iran, Meloni preferisce dire che non è capace. Perché dire di non avere gli strumenti per giudicare se l’attacco è giusto significa affermare la subalternità e l’incapacità di giudizio del presidente del Consiglio dell’Italia. Quindi Meloni certifica che la settima economia del mondo è guidata da una presidente che non è capace di giudicare la natura e le ragioni di un atto di guerra”.

Fratoianni ha poi sviluppato la sua lettura: “Penso invece che la cosa sia persino peggiore: Meloni non ha autonomia rispetto a Trump e pur di non dire parole chiare a riguardo è disposta a sacrificare se stessa e la sua immagine. Tutto questo sarebbe un problema suo se non fosse che ricade con violenza sulla vita quotidiana degli italiani. Abbiamo benzina e gasolio alle stelle, bollette che si gonfieranno sempre di più e rischi per l’economia e per la sicurezza del nostro Paese. Anche su questo continuerà a fare finta di nulla o finalmente deciderà di intervenire?”.