È stata riconosciuta colpevole di omicidio aggravato una donna dello Utah accusata di aver ucciso il marito avvelenandolo con il fentanyl. La giuria ha, infatti, stabilito che Kouri Richins ha somministrato al marito Eric Richins una dose cinque volte superiore a quella letale.

La condanna riguarda anche la frode assicurativa: secondo l’accusa, la donna avrebbe incassato benefici economici dopo la morte del marito, avvenuta nel marzo 2022 nella loro abitazione.

Il movente: debiti e un’eredità milionaria

Secondo i pubblici ministeri, Richins aveva accumulato debiti per circa 4,5 milioni di dollari e credeva erroneamente che, dopo la morte del marito, avrebbe ereditato un patrimonio superiore ai 4 milioni.

Gli inquirenti sostengono anche che stesse pianificando una nuova vita con un altro uomo con cui aveva una relazione.

“Voleva lasciare Eric Richins ma non voleva rinunciare ai suoi soldi”, ha dichiarato il procuratore Brad Bloodworth.

Il piano: veleno nel cocktail e un tentativo precedente

La ricostruzione dell’accusa indica che la donna avrebbe versato il fentanyl in un drink bevuto dal marito. Non si tratterebbe di un episodio isolato: Richins è stata condannata anche per tentato omicidio per un episodio precedente, quando avrebbe cercato di avvelenare il marito con un panino contaminato il giorno di San Valentino, provocandogli orticaria e perdita di coscienza.

Il libro sul lutto dopo la morte

Dopo la morte del marito, la donna aveva autopubblicato un libro per bambini dedicato alla gestione del dolore per la perdita di un genitore, intitolato Are You with Me?. Il volume era stato promosso anche su tv e radio locali.

Secondo l’accusa, il libro rappresenterebbe parte di una strategia per costruire un’immagine pubblica e coprire il delitto.

Le prove: messaggi, ricerche online e assicurazioni

Durante il processo sono emersi diversi elementi ritenuti decisivi:

  • polizze assicurative sulla vita del marito per circa 2 milioni di dollari, stipulate senza che lui ne fosse a conoscenza;
  • messaggi con l’uomo con cui avrebbe avuto una relazione, in cui immaginava una vita insieme dopo aver ottenuto denaro;
  • ricerche sul telefono come “dose letale di fentanyl”, “carceri di lusso in America” e “se qualcuno viene avvelenato cosa risulta nel certificato di morte”.

Il procuratore ha anche fatto ascoltare alla giuria la chiamata al 911 della notte della morte: “Non è il suono di una moglie che diventa vedova. È il suono di una moglie che diventa una vedova nera”.

La difesa: “prove insufficienti”

Gli avvocati difensori hanno sostenuto una versione alternativa, affermando che Eric Richins fosse dipendente da antidolorifici e che avesse chiesto alla moglie di procurargli oppioidi.

Durante il processo, però, è emerso che la stessa donna aveva dichiarato alla polizia che il marito non faceva uso di droghe.

La difesa ha attaccato anche la credibilità della testimone chiave, una collaboratrice domestica che ha dichiarato di aver venduto fentanyl alla donna. Secondo gli avvocati, avrebbe mentito per ottenere benefici legali: “Non hanno fatto il loro lavoro e ora vogliono che siate voi a trarre conclusioni su prove fragilissime. Vogliono che facciate il loro lavoro al posto loro. Dite loro: ‘No'”, ha detto l’avvocata Wendy Lewis alla giuria.

La svolta del processo

Il processo, inizialmente previsto di cinque settimane, si è concluso in anticipo dopo che l’imputata ha rinunciato a testimoniare e la difesa ha chiuso il caso senza chiamare testimoni.

La giuria ha raggiunto un verdetto unanime.

L’accusa più grave, omicidio aggravato, prevede una pena da 25 anni all’ergastolo.

La lettera dal carcere e il ruolo della famiglia

Tra le prove, anche una lettera trovata nella cella della donna. Secondo i procuratori, il documento conteneva istruzioni su cosa avrebbero dovuto dire la madre e il fratello per sostenere la difesa, suggerendo che la vittima assumesse fentanyl.

La difesa ha invece sostenuto che si trattasse di un testo di fantasia.

Un ulteriore elemento controverso riguarda un pacco anonimo inviato agli investigatori con il libro e un messaggio: “Ci sono due versioni di ogni storia. Questa è la vera Kouri, una moglie devota e madre amorevole. Pensavamo doveste saperlo”. Successivamente è emerso che il pacco era stato spedito dalla madre dell’imputata.

Un caso che divide

Il caso ha scosso l’opinione pubblica negli Stati Uniti per la combinazione di elementi: un omicidio domestico, un possibile movente economico e la costruzione di un’immagine pubblica opposta ai fatti contestati.

Durante la lettura del verdetto, Kouri Richins ha guardato a terra respirando profondamente, mentre in aula familiari di entrambe le parti si sono abbracciati in lacrime.