Lo scrutinio non è ancora concluso ma i dati aggiornati dal Ministero dell’Interno indicano ormai con certezza la vittoria del No al referendum costituzionale sulla Giustizia.
L’affluenza si avvicina al 60%, un livello elevato che rafforza il peso politico del risultato.
Il voto, infatti, non è solo un passaggio tecnico su una riforma della giustizia ma diventa anche un segnale diretto al governo Meloni.
La posizione del governo: Meloni rivendica il mandato
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuto con un messaggio sui social che riconosce il risultato senza arretrare politicamente:
“La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza”, “ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l’Italia e verso il suo popolo”.
Quindi, accettazione del voto, ma nessuna revisione immediata dell’azione di governo.
Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione.
Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia. pic.twitter.com/KCBf19hO8d— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) March 23, 2026
Conte: “Avviso di sfratto al governo”
L’opposizione legge il risultato in modo opposto.
Giuseppe Conte, leader del MoVimento Stelle, parla di un segnale diretto all’esecutivo: “Meloni può dire quel che vuole ma non può trascurare che arriva dalla popolazione un avviso di sfratto rispetto al fallimento di un’unica riforma vera che hanno portato in 4 anni”.
E aggiunge: “Il governo non può pensare di proseguire senza assumersi la responsabilità politica di questo passaggio – e noi lo batteremo alle urne”.
Calenda: voto oltre la riforma, giudizio sul governo
Carlo Calenda, leader di Azione, che si è esposto per il sì, ha offerto una lettura più ampia del risultato: “Come ampiamente e pubblicamente previsto ha prevalso il No. L’Italia ha una tradizionale propensione a mobilitarsi contro che è stata favorita anche da una campagna sbagliata e inutilmente aggressiva della destra che ha determinato una reazione di rigetto del paese che va oltre il merito della riforma”.
Il voto, secondo questa interpretazione, non riguarda solo la giustizia ma la qualità complessiva dell’azione di governo: “È chiaro che dietro ai numeri di questa partecipazione – comunque straordinaria e positiva – c’è anche un giudizio sulla qualità del governo nell’affrontare i problemi economici, sociali e internazionali”.
Magi: “Sconfitta politica totale del governo”
Ancora più netto il giudizio di Riccardo Magi, segretario di +Europa: “Giorgia Meloni ha meritato di perdere questo referendum. La sconfitta è tutta sua. Perché hanno scritto male e propagandato peggio una riforma che l’Italia aspetta da decenni”.
Il punto centrale è il metodo: “Scritta male, perché il governo ha chiuso ogni spazio di confronto: niente vero iter costituzionale, nessuna apertura agli emendamenti”.
E sulla comunicazione: “Quando chi governa interviene su inchieste in corso, suggerisce imputazioni, contesta giudici, non è più solo comunicazione aggressiva ma qualcosa di più grave”.
Il nodo della riforma: una questione ancora aperta
Nonostante la vittoria del No, il tema della giustizia resta centrale.
Sempre scondo Magi, il risultato non chiude il dibattito ma lo rende più complesso: “La vittoria del No lascia aperta e ancora più difficile da affrontare la riforma di una Giustizia che riguarda la vita di milioni di cittadini”.
Il referendum non cancella il problema, insomma, ma rimanda la soluzione (chissà fino a quando).






Commenta con Facebook