Doveva essere un salvataggio ma si è trasformato in una tragedia nonostante la motovedetta italiana abbia affrontato il mare grosso a 85 miglia da Lampedusa in condizioni di navigazione estreme. Condizioni che l”hanno costretta a impiegare quasi 10 ore per coprire quel tratto di mare.

19 morti e un bambino di un anno rimasto orfano

Ancora una tragedia del mare al largo di Lampedusa. Sono 19 i migranti morti, 7 quelli recuperati ancora in vita e fra loro due bambini. I piccoli, uno dei quali ha appena un anno, sono in buone condizioni anche se infreddoliti, i 5 adulti, tutti di età compresa fra 25 e 30, invece, sono in ipotermia e intossicati da fumi di idrocarburi.

Il salvataggio è avvenuto in piena notte fra martedì e mercoledì in acque SAR (Acronimo che indica la porzione di ricerca e soccorso assegnata ad un Paese dagli accordi internazionali) libiche da parte di una motovedetta della Guardia Costiera Italiana. In base alla prima ricostruzione il barcone sarebbe partito dalla Libia lunedì con tempo buono ma durante la traversata è arrivato il ciclone. Per tutta la giornata di ieri Lampedusa ha visto pioggia ininterrotta e 10 gradi ma in mare aperto la temperatura è stata molto più bassa e il mare grosso impedisce ancora ora perfino al traghetto di navigare.

In due morti dopo il salvataggio

Al momento del soccorso le vittime erano 17, altri due migranti sono deceduti durante il difficile rientro della motovedetta verso Lampedusa. Il mare grosso ha reso complicata la navigazione anche del mezzo militare. Sbarcati al molo Favaloro gli adulti sono stati trasferiti al poliambulatorio e si valuta un ulteriore trasferimento a Palermo in elisoccorso non appena le condizioni meteo e quelle sanitarie lo consentiranno. Non corrono pericolo di vita i bambini anche se il più piccolo è rimasto orfano. Sembra, infatti, viaggiasse solo con la madre: la donna sarebbe una delle 19 vittime.

Il dolore della politica

“Esprimiamo dolore profondo e sincero per l’ennesima tragedia avvenuta al largo di Lampedusa. Davanti a queste vite spezzate, ogni parola rischia di essere insufficiente. Ma il silenzio sarebbe ancora più colpevole” afferma il capogruppo del M5S all’ARS Antonio De Luca.

“Non possiamo limitarci alla compassione – dice De Luca – queste morti interrogano direttamente la politica. E chiamano in causa le responsabilità di chi oggi ci governa. Il governo guidato da Giorgia Meloni continua a inseguire una propaganda fatta di slogan e misure inefficaci, mentre nel Mediterraneo si continua a morire. Non siamo di fronte a fatalità inevitabili: quando si preferisce la linea dura alla gestione razionale, il rischio è che queste tragedie si ripetano. Serve un cambio di rotta immediato: servono politiche serie, coordinate a livello europeo. Continuare così significa accettare che il Mediterraneo resti un cimitero”.