C’è un terremoto politico che scuote Augusta, e stavolta il boato arriva direttamente da Roma. Fratelli d’Italia ha negato il simbolo al sindaco uscente Giuseppe Di Mare. Fin qui, la notizia. Ma c’è un capitolo ancora aperto, e non è secondario: il partito della presidente del Consiglio non ha ancora deciso se presentarsi o meno alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio con una propria lista. Un’incertezza che, con le urne imminenti, ha del clamoroso.
Gli interrogativi
Perché scaricare un sindaco che i pronostici danno ancora favorito per un secondo mandato, e farlo a poche settimane dal voto? Le risposte, probabilmente, sono più di una. C’è l’onda lunga del voto referendario, che potrebbe aver pesato. Ci sono i sospetti di tradimento politico, le frizioni su dossier locali come le elezioni del Libero Consorzio di Siracusa e la nomina del Comitato di Sorveglianza dell’Ati idrico. Ma c’è soprattutto una regia che non è siciliana: la decisione è romana, con Giovanni Donzelli tra i protagonisti di primo piano.
Viene spontaneo un parallelo scomodo. Giorgia Meloni ha sollecitato, su scala nazionale, le dimissioni di Delmastro, Santanchè e Bartolozzi: un’operazione di immagine, un segnale di pulizia interna. Può davvero un sindaco di un Comune non capoluogo pesare quanto un sottosegretario o un ministro nella bilancia di un partito attento alla propria reputazione? È un interrogativo legittimo. Il “brand” di FdI, come direbbero i consulenti di comunicazione, sembra non si negozi nemmeno ad Augusta.
Le strade davanti a FdI
Ora, però, FdI deve fare i conti con la realtà. Le strade percorribili sono pochissime, e nessuna è comoda. Sfilarsi del tutto dalla corsa sarebbe uno scenario difficile da digerire per un partito di governo nazionale: rinunciare al Comune più rilevante della provincia di Siracusa dopo il capoluogo significherebbe consegnare il campo o agli alleati del Centrodestra – che rivendicherebbero il successo con ricadute negli equilibri provinciali – o al Centrosinistra.
Correre con una propria lista, invece, vorrebbe dire sostenere un candidato sindaco alternativo a Di Mare. Ma chi? Gli altri in campo sono Salvo Pancari, espressione del Campo largo, e Concetto Cacciaguerra, titolare di un’impresa di pompe funebri. La prima ipotesi è politicamente impossibile, la seconda francamente improbabile.
La terza via
Resterebbe una terza via: costruire un proprio candidato sindaco da zero, con lista, programma e campagna elettorale, a poche settimane dal voto. Un’impresa titanica, aggravata dal fatto che l’ossatura organizzativa locale si è già sgretolata: Rosario Sicari, coordinatore cittadino di FdI e braccio destro di Di Mare, si è dimesso e ha lasciato il partito dopo lo strappo. Chi costruisce la lista? Chi la anima?
Nel centrodestra locale, intanto, Forza Italia con il parlamentare regionale Riccardo Gennuso blinda Di Mare, e sulla stessa linea dovrebbe muoversi anche Mpa-Grande Sicilia. Dall’altra parte, il Campo largo si presenta con il candidato unitario Salvo Pancari e guarda agli sviluppi con evidente soddisfazione.
Il voto di maggio dirà se Di Mare riescirà a trasformare questo abbandono in una narrazione di rivalsa, l’uomo solo – in realtà sostenuto dalle altre sigle del Centrodestra siciliano – contro il partito della Premier. La storia della politica è piena di sindaci che ce l’hanno fatta anche così. Ma è piena, ugualmente, di quelli che non ci sono riusciti.






Commenta con Facebook