Il polo industriale di Siracusa, cuore pulsante della raffinazione italiana, si trova oggi ad affrontare una doppia sfida che ne mette a rischio la sopravvivenza nel lungo periodo: il progressivo declino del sistema di depurazione consortile IAS e una transizione energetica che, fatte salve alcune eccellenze, procede a rilento tra incertezze societarie e costi ambientali insostenibili. A tracciare questo quadro critico è Andrea Bottaro, segretario regionale della Uiltec, che lancia un duro allarme sulla tenuta sistemica dell’area

Il tramonto di IAS: verso la de-consorzializzazione dei reflui

Il futuro del depuratore IAS appare oggi più che mai incerto. Dopo le inchieste giudiziarie che hanno travolto l’impianto, è iniziato quello che molti osservatori definiscono un lento tramonto La preoccupazione del sindacato è palpabile nelle parole di Bottaro: “Settembre 2026 sta arrivando e ancora non c’è un minimo spiraglio di luce per un impianto che è fondamentale per l’esistenza dell’area industriale stessa”. E’ la deadline fissata dall’Autorità giudiziaria, secondo cui – come riferisce Bottaro –  le aziende del Petrolchimico dovranno staccarsi dall’Ias.  Il declino di IAS, spinto dalle vicende legali, ha dettato una nuova strategia industriale per i colossi della zona industriale, quella di dotarsi  di propri sistemi di trattamento autonomi per gestire i reflui.

Questo vorrebbe dire la fine dell’impianto Ias, di proprietà della Regione siciliana, che impiega circa 40 lavoratori, il cui futuro è fortemente a rischio. La struttura sarebbe usata solo per il trattamento dei reflui civili di Priolo e Melilli: troppo poco per sostenerlo.

Transizione energetica: la sterzata di Eni e le incertezze del comparto

Sul fronte della decarbonizzazione il polo siracusano appare diviso in due velocità. Al momento, solo il gruppo Eni, attraverso Versalis, ha impresso una vera accelerazione verso la riconversione sostenibile, chiudendo lo stabilimento di polietilene per avviare la produzione di bio-carburanti e implementare il riciclo chimico delle plastiche. Un progetto di rilievo riguarda l’accordo tra Eni e Q8 per la realizzazione di una bioraffineria a Priolo, con una capacità di 500 mila tonnellate annue (HVO e SAF), operativa entro il 2028.

Tuttavia, il resto della zona industriale appare in una fase di attesa critica. Bottaro sottolinea come pesino le incertezze legate ai cambi di assetto societario e alle crisi di mercato: “Aspettiamo di capire quale sarà la nuova proprietà di ISAB. Aspettiamo di capire quale sarà il futuro di Sasol che sta vivendo un momento difficile e dobbiamo anche capire sistemicamente quest’area industriale come potrà traguardare il futuro” Senza investimenti certi e un quadro normativo stabile, il rischio è che la transizione rimanga solo un obiettivo sulla carta.

 Il peso dei costi ETS e l’appello al Governo

A frenare gli investimenti verdi è anche l’impatto devastante della tassazione ambientale. Gian Piero Reale, presidente di Confindustria Siracusa, denuncia come il polo paghi circa 300 milioni di euro l’anno per le quote EU ETS (Emission Trading System), risorse che vengono sottratte alla capacità di investimento delle imprese. Le raffinerie, settori “hard to abate” per eccellenza, corrono il rischio del carbon leakage, ovvero lo spostamento della produzione fuori dall’UE per sfuggire ai costi del carbonio.

Davanti a questo scenario, il sindacato reclama un intervento deciso. Andrea Bottaro chiede al Governo un’attenzione non più “debole”, ma commisurata all’importanza strategica del sito: “Noi vogliamo almeno la stessa attenzione che è stata destinata ad aree importanti industriali italiane. Questo è un polo industriale che è molto importante per l’Italia e anche per tutta quanta l’Europa” La richiesta è chiara: servono “investimenti certi e un supporto governativo” che permetta alle imprese di pianificare i prossimi venticinque anni di sviluppo sostenibile senza soccombere sotto il peso dei costi operativi e fiscali.