La Polizia di Stato ha arrestato due uomini colti nella flagranza del reato di furto aggravato ai danni della società Moncada Energy Group S.r.l., con sede operativa sul lungomare di Porto Empedocle. L’intervento è scaturito da una segnalazione giunta al Nue 112 da parte del personale di vigilanza dell’Ancr Security di Catania, che aveva rilevato movimenti sospetti all’interno dell’area esterna dell’impianto industriale.

Furto di cavi in rame

Gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Porto Empedocle sono giunti sul posto in tempi rapidissimi, sorprendendo i due individui mentre erano ancora intenti ad asportare materiale in rame. I poliziotti li hanno fermati mentre si trovavano all’interno del piazzale recintato della società, dove avevano già tranciato e accatastato 251,7 metri di cavo di rame, sottratto dalle turbine eoliche presenti nell’area.

Durante le operazioni di polizia giudiziaria, gli operatori hanno proceduto al sequestro dei telefoni cellulari in uso ai due uomini, ritenuti potenzialmente utili per ricostruire eventuali contatti o ulteriori responsabilità. Sono stati inoltre sequestrati una cesoia utilizzata per il taglio dei cavi e l’autovettura con la quale i due erano giunti sul luogo del furto.

Un danno di oltre 26.000 euro

In sede di denuncia, l’Amministratore Unico della Moncada Energy Group S.r.l. ha quantificato il danno complessivo subito dalla società in 26.934,50 euro, cifra che comprende sia il valore del materiale sottratto sia i costi necessari per il ripristino delle infrastrutture danneggiate. I due uomini sono stati arrestati nella flagranza del reato di furto aggravato e, su disposizione del Pubblico Ministero di turno presso la Procura della Repubblica di Agrigento, condotti presso la Casa Circondariale di Agrigento. Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità o collegamenti con altri episodi analoghi. Nel rispetto del principio di non colpevolezza, la responsabilità degli indagati sarà accertata solo con sentenza definitiva.

Il fenomeno dei furti di rame in Italia

Negli ultimi anni i furti di rame sono diventati uno dei fenomeni criminali più diffusi e dannosi sul territorio nazionale. Il metallo, definito spesso “oro rosso” per il suo elevato valore sul mercato, rappresenta un obiettivo particolarmente appetibile per gruppi criminali organizzati e per soggetti che operano in modo seriale, attratti dai guadagni rapidi derivanti dalla rivendita del materiale. Il rame è un metallo prezioso per l’industria: è altamente conduttivo, resistente alla corrosione, è utilizzato in impianti elettrici, infrastrutture energetiche, ferrovie, telecomunicazioni, cantieri e impianti industriali. Il suo valore oscilla in base ai mercati internazionali, ma negli ultimi anni ha registrato rialzi significativi, rendendo il furto e la rivendita particolarmente redditizi.

Le modalità dei furti

I furti di rame avvengono con tecniche sempre più strutturate. Le più frequenti includono: intrusione notturna in impianti industriali, depositi o cantieri; taglio di cavi elettrici da cabine, tralicci, impianti fotovoltaici o eolici; asportazione di bobine o cavi già stoccati; utilizzo di attrezzi professionali come cesoie, tronchesi e seghetti; impiego di veicoli di supporto per il trasporto del materiale. In molti casi, i gruppi criminali agiscono con una divisione dei ruoli: chi taglia, chi sorveglia, chi carica, chi si occupa della ricettazione. Il valore del rame rubato rappresenta solo una parte del danno. Molto più rilevanti sono le conseguenze indirette: interruzioni di energia elettrica o di servizi essenziali; fermi produttivi per aziende e impianti industriali; danni strutturali a turbine, quadri elettrici, linee di distribuzione; costi elevati di ripristino, spesso superiori al valore del materiale sottratto; rischi per la sicurezza pubblica, soprattutto quando vengono manomessi impianti elettrici o infrastrutture critiche. Secondo stime di settore, ogni euro di rame rubato può generare fino a 10 euro di danni collaterali.

Il ruolo delle forze dell’ordine

La Polizia di Stato e le altre Forze dell’Ordine hanno intensificato negli ultimi anni i controlli nelle aree industriali, nei porti, nei cantieri e lungo le principali vie di trasporto del materiale. Le attività investigative si concentrano su: monitoraggio dei movimenti sospetti nelle aree industriali; controlli su furgoni e mezzi di trasporto; verifiche presso centri di raccolta e rottamazione; analisi dei telefoni cellulari e dei contatti degli indagati; collaborazione con istituti di vigilanza privata e aziende energetiche. L’utilizzo di sistemi di videosorveglianza, sensori perimetrali e tecnologie di allarme ha contribuito a rendere più tempestivi gli interventi, come nel caso di Porto Empedocle. Nonostante gli arresti e i sequestri, il furto di rame rimane un fenomeno in continua evoluzione, alimentato dal valore del metallo e dalla facilità con cui può essere riciclato e immesso sul mercato nero. Le indagini in corso in diverse province siciliane mirano a individuare non solo gli autori materiali, ma anche eventuali reti di ricettazione e canali di smaltimento del materiale rubato.