Migliaia di agricoltori provenienti da tutta Italia si sono ritrovati al Brennero per protestare contro i rincari e chiedere misure più incisive a tutela del Made in Italy. Una mobilitazione ampia, che punta a difendere reddito, qualità e trasparenza lungo tutta la filiera agroalimentare.
Alla manifestazione ha preso parte anche Coldiretti Sicilia scesa in campo per chiedere la modifica di una norma che, secondo l’organizzazione, penalizza pesantemente il comparto agricolo nazionale.
“Peperoni dall’Olanda, latte dalla Germania, frutta dal Nord Europa. Al valico del Brennero dove Coldiretti Sicilia sta manifestando insieme agli agricoltori di tutt’Italia sta dimostrando quanti prodotti entrano in Italia e diventano italiani tagliando il reddito di chi produce davvero”.
A rilanciare il tema è stato il presidente regionale Francesco Ferreri, che ha evidenziato l’impatto diretto anche sull’isola. “Parte dei prodotti che passano da qui – ha spiegato – arriva fino in Sicilia: parlo di latte, di cagliate, di prosciutti, di carne, di ortofrutta. Sembra incredibile”.
Un flusso che coinvolge anche produzioni simbolo del territorio. “Perfino le arance destinate alla Sicilia transitano dal Brennero. Arrivano da vari Paesi, attraversando l’Europa prima di essere vendute come italiane”.

Dal campo alla tavola, i finti prodotti italiani
In occasione della mobilitazione al Brennero, Coldiretti ha allestito un tavolo simbolico per denunciare gli effetti distorsivi della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale, che consente di “italianizzare” prodotti esteri con lavorazioni minime.
Sul tavolo allestito al Brennero compaiono esempi concreti scelti per spiegare un meccanismo complesso in modo semplice e immediato.
Dalle fettine di pollo sudamericano trasformate in crocchette di pollo “italiano”, al coscio di maiale olandese, che diventa prosciutto italiano perché salato nel nostro Paese.
Non si tratta di episodi isolati. La pratica coinvolge diversi settori della filiera agroalimentare. L’obiettivo dell’esposizione è far comprendere un processo che avviene ogni giorno senza che il consumatore ne sia consapevole.
Tra gli esempi più significativi spicca quello della cagliata proveniente dall’Ucraina. Una volta lavorata, si trasforma in mozzarella italiana, uno dei simboli della Dieta Mediterranea.
Non mancano i carciofi egiziani, lavorati e venduti come carciofi sottaceto italiani. Lo stesso accade per le arance sudafricane, che diventano succhi di frutta “italiani” perché trasformati nel nostro Paese.
Questi casi evidenziano una criticità sistemica. La trasformazione finale modifica l’origine dichiarata del prodotto. Il risultato è una percezione alterata da parte del consumatore.
Il caso più delicato riguarda il grano canadese, trasformato in pasta italiana. Si tratta di uno dei simboli per eccellenza del Made in Italy.
Secondo Coldiretti, questa pratica solleva anche un tema sanitario. Il grano importato può contenere glifosate, una sostanza al centro del dibattito scientifico e normativo.
Il problema non riguarda solo l’etichettatura. Coinvolge la fiducia dei consumatori e la sicurezza alimentare. La trasparenza diventa quindi un elemento centrale.
Necessaria una revisione della normativa UE
La protesta al Brennero mette in luce il meccanismo che consente di cambiare origine ai prodotti. La normativa europea si basa sul principio dell’ultima trasformazione sostanziale, che attribuisce l’origine al Paese in cui avviene l’ultima lavorazione significativa.
Coldiretti contesta l’applicazione di questo criterio, ritenuto una delle principali criticità del codice doganale europeo, con effetti sulla trasparenza lungo tutta la filiera.
Il tavolo allestito al Brennero assume così una doppia funzione, denuncia e informazione, con l’obiettivo di ottenere una revisione delle regole a livello europeo. L’organizzazione chiede etichette più chiare e una reale indicazione dell’origine delle materie prime, per tutelare il reddito degli agricoltori e garantire ai cittadini una scelta consapevole.
La questione investe l’intero sistema agroalimentare, dalla qualità alla sicurezza, fino alla correttezza del mercato. La revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale potrebbe avere effetti economici rilevanti. Gli agricoltori, infatti, “potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma sulla ultima trasformazione sostanziale prevista dal codice doganale”.
Risorse che, in una fase segnata dall’aumento dei costi di produzione, contribuirebbero a sostenere le imprese e a contenere i prezzi. “Non è possibile assistere a questo scempio – ha concluso Ferreri– e continueremo a dimostrare quanto sia importante denunciare ciò che stiamo vedendo”.






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