Renato Schifani ha messo il veto definitivo sul rimpasto della giunta siciliana, lasciando invariato l’interim sulle deleghe di Famiglia ed Enti locali che detiene personalmente. Ieri il governatore ha fatto filtrare la necessità di un “supplemento di confronto” con gli alleati, una mossa obbligata per evitare tensioni e fratture fra i due azionisti di maggioranza: Fratelli d’Italia e Forza Italia, commissariata la scorsa settimana dal partito azzurro. Una scelta che esclude il confronto diretto con l’Mpa di Raffaele Lombardo, pronto a tutto pur di non restare ai margini.
Lombardo alla guida: Castiglione torna e autonomisti a sei all’Ars
Il vero colpo di scena arriva dal fronte autonomista, dove Raffaele Lombardo riprende slancio grazie al rientro di Giuseppe Castiglione. Revocati i domiciliari, l’ex deputato Mpa torna libero e reclama il seggio all’Ars, subentrando ad Alessandro Porto che nel frattempo ha aderito a FdI. Risultato: i lombardiani balzano a sei deputati, passando da forza in attesa a attore decisivo nella maggioranza. Non più disposti a subire, gli autonomisti hanno diffuso una nota serale che preannuncia una riunione chiave: «Il Coordinamento regionale del Mpa – Grande Sicilia si riunirà domani subito dopo la presentazione delle liste per le Comunali per definire le iniziative della campagna elettorale e le scelte da compiere nell’azione del Governo regionale». Un ultimatum chiaro, che potrebbe portare alla rottura dell’alleanza se Schifani non cederà spazi concreti.
Fratelli d’Italia fermi sul punto: assessori confermati, zero ritocchi
FdI non arretra di un passo. Il commissario Luca Sbardella, già frenante durante la kermesse di Enna, ha aperto al rientro Dc ma ha blindato la propria squadra: nessun cambio in casa meloniana, per non destabilizzare il fragile equilibrio tra correnti. Scudo totale su Gaetano Galvagno ed Elvira Amata, con Schifani che ha chiesto conferma ufficiale entro breve.
Amata e Sammartino restano, niente richiesta di dimissioni
Il dibattito etico resta sospeso. In giunta permangono Elvira Amata (Turismo, FdI) e Luca Sammartino (Agricoltura, Lega), entrambi sotto processo in due distinti procedimenti, senza che la coalizione ne pretenda il passo indietro. Secondo voci di maggioranza, una tale mossa chiuderebbe per sempre il capitolo «questione morale», regalando munizioni alle opposizioni in piena campagna elettorale. Un assist che molti, anche in Forza Italia, giudicano controproducente.
Dc lacerata e quote rosa: Albano in pole, Faraoni a rischio
Tra i nodi irrisolti, la Dc di Totò Cuffaro rivendica gli assessorati revocati ma resta spaccata. L’asse Abbate-Pace-Auteri si contrappone al partito più organico, mentre le quotazioni di Nuccia Albano al Lavoro restano alte. Gli alleati insistono su una presenza femminile anche per l’Mpa, con Valeria Caci agli Enti locali. Forza Italia potrebbe così sfruttare lo spazio lasciato libero: Daniela Faraoni, titolare della Salute, potrebbe lasciare l’incarico per fare posto a un tecnico vicino all’area falconiana o a un profilo parlamentare. È ormai dato per probabile, secondo i rumors delle ultime ore, che si allontani invece la nomina del deputato regionale D’Agostino, il cui nome appare ora meno forte nel quadro delle possibili scelte. Questo scenario preserverebbe di fatto Alessandro Dagnino all’Economia e placherebbe gli uomini dell’intero gruppo azzurro commissariato da Nino Minardo.
Doveva essere il giorno delle nomine e dei giuramenti all’Ars, ma Palazzo d’Orleans resta silenzioso: liti tra correnti bloccano tutto, con regionali e politiche a vista. FdI anticipa tutti nominando Eduardo De Filippis alla Fondazione Sant’Elia di Palermo, polo culturale in espansione. Mentre il Tribunale di Trapani assolve Simona Vicari dall’accusa di corruzione per il Rolex dei Morace: “Il fatto non sussiste”, orologio restituito. Il rimpasto? Condizionale d’obbligo in questo clima esplosivo.






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