Ieri, 29 aprile, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno notificato ad Andrea Sempio, 38 anni, un invito a comparire davanti alla Procura di Pavia il prossimo 6 maggio alle ore 10. In quell’atto è scritta, per la prima volta in modo esplicito, la versione dell’accusa sull’omicidio di Chiara Poggi: almeno 12 colpi inferti alla testa e al volto con un corpo contundente mai ritrovato, una colluttazione iniziale, la vittima trascinata verso la cantina, un tentativo di rialzarsi, altri colpi, il corpo fatto scivolare lungo le scale. La giovane aveva 26 anni. Era la mattina del 13 agosto 2007, a Garlasco, in provincia di Pavia.
L’elemento che segna la discontinuità rispetto a tutta la storia processuale precedente non è solo il nome dell’indagato. È la struttura stessa dell’accusa: nell’invito a comparire, la Procura guidata da Fabio Napoleone ha eliminato ogni riferimento a un concorso con altri ignoti o con Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di carcere come unico autore del delitto. Per i pubblici ministeri, quel 13 agosto Sempio era solo. E solo lui avrebbe ucciso.
La ricostruzione dell’accusa: colluttazione, trascino, cantina
L’invito a comparire, in possesso dell’Adnkronos, descrive la sequenza dell’aggressione con un dettaglio inusuale per un atto di questa fase procedurale. Sempio, scrive la Procura, “dopo una iniziale colluttazione, colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente”, colpendola prima alla regione frontale sinistra e poi alla regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. Quindi “la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina”.
Chiara Poggi, incosciente o quasi, avrebbe tentato di reagire mettendosi carponi. A quel punto, secondo l’accusa, ricevette ulteriori tre o quattro colpi alla testa. Poi il corpo fu spinto lungo le scale che conducono in cantina, dove Sempio l’avrebbe colpita ancora: quattro o cinque volte alla nuca, “cagionando lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso”. Sul cranio e sul volto della vittima, secondo la Procura, sono state rilevate almeno 12 lesioni.
L’arma, definita nell’atto come “corpo contundente”, non è mai stata trovata. Questo elemento rimane uno dei nodi aperti dell’inchiesta.
Il movente: il rifiuto di un approccio sessuale
Per la prima volta nelle indagini sul delitto di Garlasco, la Procura di Pavia indica un movente esplicito. Nell’invito a comparire si legge che Sempio avrebbe commesso il fatto “per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale“. Chiara Poggi era la sorella di Marco, amico di Sempio: i due frequentavano la stessa casa.
Questo punto è inedito. Nei procedimenti precedenti, la Cassazione aveva scritto nella sentenza definitiva su Stasi che “anche se il movente dell’omicidio di Garlasco è rimasto sconosciuto”, era la scena del crimine a individuare in un soggetto “emotivamente legato alla vittima” l’autore del delitto. La Procura ora indica una direzione precisa, che si intreccia con le aggravanti contestate: futili motivi (il rifiuto sentimentale o sessuale come causa scatenante) e crudeltà, “in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima”.
Cosa succede ora: Sempio, Stasi e la revisione
L’interrogatorio del 6 maggio rappresenta l’ultimo passaggio prima della chiusura formale delle indagini. Sempio era già stato convocato in precedenza, ma non si presentò. Ha la facoltà di non rispondere anche in questa occasione: la difesa, affidata agli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, ha fatto sapere di stare valutando la strategia, sottolineando che gli atti delle indagini non sono ancora stati depositati. “Per la seconda volta dall’inizio dell’inchiesta Andrea viene convocato ma senza che gli atti siano stati depositati”, ha dichiarato l’avvocata Taccia.
Il nodo di Alberto Stasi rimane aperto su un binario parallelo. La Procura di Pavia ha già sollecitato la Procura generale di Milano a valutare una richiesta di revisione del processo a suo carico. Ma quella procedura richiede tempo, passa attraverso la Corte d’Appello e poi la Cassazione, e non può essere risolta in tempi brevi. Stasi è ancora in carcere.
Tra gli elementi tecnici al centro dell’indagine, quelli già emersi pubblicamente nelle scorse settimane: la rivalutazione dell’impronta palmare n. 33, trovata sul muro delle scale vicino al punto del ritrovamento del cadavere, che i consulenti della Procura attribuiscono a Sempio (i tecnici della difesa e della famiglia Poggi hanno raggiunto conclusioni diverse); gli esiti delle analisi genetiche che indicano la compatibilità del DNA di Sempio con tracce rinvenute su alcuni reperti; e una consulenza medico-legale che ha spostato in avanti l’orario del delitto rispetto a quello su cui si era basato il processo a Stasi.
Andrea Sempio respinge tutte le accuse. Tra il 2016 e il 2017 era già stato oggetto di una prima indagine, poi archiviata.






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