Lentini si avvicina alle urne del 24 e 25 maggio con due anomalie già in campo prima ancora che si apra il primo seggio. La prima è tecnica ma non banale: il sindaco sfiduciato Rosario Lo Faro ha presentato ricorso al Tar e il giudizio pende sull’intera consultazione come un’ipoteca di cui nessuno conosce ancora il peso.
Un pezzo di Forza Italia con il sindaco del Pd e del M5S
La seconda è politica e brucia di più: tra gli assessori designati dal candidato del Pd Enzo Pupillo figura Davide Marchese, fino a poche settimane fa consigliere comunale di Forza Italia. E nella lista civica “Lentini c’è” a suo sostegno c’è Pippo Innocenti, coordinatore cittadino dello stesso partito azzurro. Due uomini di Forza Italia nel campo largo. Non è un errore di stampa.
La ferita che non si è rimarginata
Per capire come si è arrivati a questo cortocircuito bisogna tornare indietro, alla sfiducia a Lo Faro. Secondo il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gennuso, il gruppo forzista fu deliberatamente tenuto ai margini dall’asse Mpa-Carta durante quella fase. Una esclusione che ha lasciato il segno e che, con il passare delle settimane, si è trasformata in qualcosa di più: prima il distacco, poi la migrazione verso l’altra sponda. Marchese e Innocenti non sono finiti con Pupillo per caso. Ci sono arrivati attraverso un percorso di logoramento interno che il partito non è riuscito o non ha voluto intercettare in tempo.
Ternullo contro Gennuso: la resa dei conti
La frattura che si è consumata dentro Forza Italia a Lentini non è una schermaglia tra notabili locali. È lo specchio di una tensione che attraversa il partito in provincia di Siracusa e che ha trovato in questa campagna elettorale il momento della resa dei conti. Da un lato Daniela Ternullo, senatrice, apertamente schierata con il candidato del Centrodestra, Giuseppe Fisicaro, esponente del Mpa-Grande Sicilia che gode anche del sostegno di FdI, dall’altro Riccardo Gennuso, deputato regionale, che antepone i conti aperti sul territorio, l’esclusione del suo gruppo dalla sfiducia a Lo Faro, orchestrata dall’asse Mpa-Carta, al formalismo della coalizione.
La lettera che Ternullo ha inviato ai partecipanti della riunione provinciale di partito non era un richiamo disciplinare di routine. Era una presa di distanza pubblica da un collega di partito con un mandato elettivo regionale, cosa che in politica ha un peso specifico preciso.
Gli altri due candidati
Nel centrodestra che rimane, il campo è comunque affollato. Giuseppe Fisicaro, avvocato e uomo dell’Mpa, guida lo schieramento più ampio con sette liste e 111 candidati. Efrem Sanzaro, ex assessore della giunta Lo Faro come lo stesso Fisicaro, si presenta come secondo polo con cinque liste e 74 candidati, forte del sostegno di Giovanni Cafeo, già deputato regionale e figura di peso della Lega in Sicilia.
Il paradosso finale
Pupillo si presenta dunque con una coalizione larga — cinque liste, 80 candidati, e un pezzo di Forza Italia dentro la squadra di governo — mentre il centrodestra arriva alle urne spaccato in due tronconi che si guardano in cagnesco. L’Mpa, che pure ha più volte denunciato l’anomalia forzista, si trova a competere in un perimetro dove il confine tra avversari e alleati è diventato quanto meno poroso. Sullo sfondo, il ricorso di Lo Faro al Tar ricorda a tutti che anche la cornice di questa storia potrebbe ancora cambiare forma.






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