Nel tardo pomeriggio di giovedì 30 aprile, una coppia di genitori residenti in Val di Fiemme si è presentata alla Stazione dei Carabinieri di Cavalese con una denuncia che ha messo in moto immediatamente i soccorsi. La figlia di 21 anni, sposata da meno di due anni, era nelle mani del marito. L’uomo, cittadino kosovaro di 23 anni, non aveva intenzione di lasciarla andare: voleva 15.000 euro. Versati sul suo conto corrente, come condizione per riportarla a casa.

Quando la separazione diventa un pretesto per l’estorsione

Tutto era partito dalla decisione della giovane di interrompere il matrimonio. Una relazione che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si era fatta difficile e non era vista favorevolmente dalla famiglia d’origine. Quando la donna ha comunicato al marito la volontà di lasciarsi, lui non le ha permesso di andare.

L’ha costretta a impugnare il telefono e a scrivere agli stessi genitori un messaggio molto preciso: servivano 15.000 euro, da accreditare sul suo conto, per permettere alla figlia di tornare a casa. Non era la prima volta che l’uomo ricorreva a questo tipo di pressione economica. In un episodio precedente aveva già preteso 5.000 euro dal suocero, questa volta giustificando la richiesta con la restituzione di un’auto di proprietà della famiglia.

Come i Carabinieri hanno localizzato la coppia

La denuncia presentata dai genitori ha fatto scattare le ricerche in modo immediato. I reparti dell’Arma hanno coordinato le operazioni su più fronti, fino a localizzare i due nel territorio di Bedollo, sull’Altopiano di Piné, nel Trentino orientale.

Una volta individuata la posizione, i militari hanno operato in due fasi distinte. Prima hanno messo in sicurezza la giovane donna, separandola dal marito. Poi hanno proceduto al controllo del veicolo con cui la coppia si era spostata. All’interno dell’abitacolo è stata trovata una piccola accetta, che è stata sequestrata.

Il ventitreenne è stato arrestato in flagranza per sequestro di persona a scopo di estorsione, reato previsto dall’articolo 630 del Codice Penale. Si tratta di una fattispecie grave, che prevede pene da venticinque anni all’ergastolo nei casi più gravi. Dopo l’arresto, l’uomo è stato trasferito alla Casa Circondariale di Spini di Gardolo, a Trento, dove si trova a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

La vittima: 21 anni, un matrimonio breve e una richiesta di libertà

La giovane ha 21 anni. Si era sposata da meno di due anni. Quando ha provato a dire che quella storia non funzionava più, si è trovata privata della libertà personale. Il marito l’ha usata come strumento di pressione nei confronti dei suoi genitori, costringendola a farsi portavoce di una richiesta estorsiva.

Il fatto che l’uomo si trovasse in possesso di un’accetta al momento dell’intervento dei militari ha aggiunto un elemento che gli investigatori hanno considerato rilevante ai fini del sequestro del reperto, in attesa degli accertamenti dell’autorità giudiziaria.

La 21enne, per fortuna, è stata liberata. Il procedimento penale a carico del marito è ora nelle mani della magistratura.