A poche ore dalla diffusione del contenuto delle intercettazioni da parte dei canali social del Tg1, la difesa di Andrea Sempio entra nel merito e fornisce una lettura radicalmente diversa da quella investigativa.
L’avvocata Angela Taccia spiega che Sempio, nell’auto in cui veniva captato nell’aprile 2025, “commentava le trasmissioni televisive” sul caso Garlasco e “scimmiottava” voci e possibili dialoghi in riferimento alle novità pubbliche sull’omicidio del 13 agosto 2007. Non stava rievocando fatti reali. Non stava confessando. Stava, secondo la sua difesa, facendo quello che milioni di italiani facevano davanti allo schermo: commentare un caso di cronaca che aveva già invaso la televisione.
La versione di Taccia: “Non può confessare quello che non ha fatto”
L’avvocata Taccia sintetizza la posizione della difesa con una frase che non lascia spazio ad ambiguità: “Cosa volevano? Volevano che confessasse? Non può confessare quello che non ha fatto”.
La chiave della sua interpretazione è il contesto temporale e mediatico. Le captazioni risalgono all’aprile 2025. A quella data il caso Garlasco era già tornato prepotentemente sulle reti televisive italiane, con trasmissioni dedicate, ricostruzioni e interviste. Sempio, nell’auto, ascoltava o commentava quel flusso di informazioni pubbliche. Quello che la Procura legge come un tentativo di rielaborare fatti vissuti in prima persona, la difesa lo interpreta come un uomo che reagisce a ciò che sente in televisione, imitando voci, immaginando dialoghi, commentando scenari costruiti dai media, non dalla memoria.
I brogliacci delle intercettazioni ambientali sono stati mostrati e letti alla difesa nel corso dell’interrogatorio del 6 maggio. Tuttavia, secondo quanto precisato dall’avvocato Liborio Cataliotti, il materiale audio non è stato consegnato né fatto ascoltare: la difesa ha visto le trascrizioni, non ha sentito le registrazioni originali.
Cataliotti: una dozzina di intercettazioni, trascrizioni piene di “nc”
Cataliotti aggiunge dettagli tecnici rilevanti. Le intercettazioni sono “una dozzina in tutto”, tra telefoniche e ambientali. Sono state trascritte, ma non consegnate né fatte ascoltare alla difesa dell’indagato. La posizione del legale resta quella già espressa nel pomeriggio, ma si arricchisce di un’ulteriore precisazione sul metodo: “Finché non sento quegli audio… Vediamo in che termini, in che contesto, interloquendo con chi, commentando che cosa”.
Sul soliloquio specifico reso noto dal Tg1, Cataliotti è esplicito: “Io non l’ho sentita questa intercettazione di questo soliloquio, l’ho vista trascritta solo una parte infarcita di ‘nc, non comprensibile’. La ascolteremo, la commenteremo, la contestualizzeremo, vedremo se commentava il racconto di qualcun altro, se parlava effettivamente con se stesso o interloquiva”.
La conclusione dell’avvocato: “A oggi stiamo vedendo una rappresentazione parziale della quale Sempio sa dare spiegazione”.
L’interrogatorio come “415-bis anticipato”
Un elemento processuale di rilievo emerge dalla ricostruzione delle ultime ore: i pubblici ministeri, nel corso dell’interrogatorio, hanno contestato a Sempio “punto su punto tutti gli elementi raccolti nell’indagine iniziata nel 2025.” La difesa descrive questa dinamica come una sorta di “415-bis anticipato”, richiamando l’istituto dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari previsto dall’articolo 415-bis del codice di procedura penale, che normalmente arriva a chiusura dell’istruttoria e consente all’indagato di conoscere le prove raccolte prima di un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
La Procura, in sostanza, ha portato in interrogatorio la totalità degli elementi dell’accusa, illustrandoli verbalmente uno per uno, prima ancora che le indagini si chiudano formalmente. Una scelta inusuale che la difesa registra senza commentare nel merito, ma che segnala come il fascicolo dell’inchiesta bis stia raggiungendo una fase di maturità vicina alla conclusione.






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