L’inchiesta bis sul delitto di Garlasco apre anche un fronte istituzionale inedito. Nell’annotazione finale del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, coordinato da Antonio Coppola, emerge che l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti e Giuseppe Sempio, padre di Andrea, sono indagati a Brescia per corruzione in atti giudiziari.
Inoltre, dall’inchiesta bresciana, è emerso “senza ombra di dubbio” che i legali di Andrea Sempio all’epoca erano venuti in possesso “illecitamente della documentazione che poi, formalmente il 13 gennaio 2017, era entrata in possesso del generale Garofano”, all’epoca consulente della difesa di Sempio nella prima inchiesta, “attraverso gli stessi legali”.
Il riferimento è all‘esposto della difesa di Alberto Stasi e alla consulenza sul DNA presente sulle unghie di Chiara Poggi: gli stessi elementi su cui poggia il tentativo di revisione della condanna a 16 anni di Stasi.
Il possesso illecito dell’esposto Stasi: cosa dicono i carabinieri
I militari descrivono negli atti anche un dettaglio che definiscono “suggestivo”: “alcuni appunti manoscritti, trovati all’interno dei faldoni che compongono il fascicolo della Procura Generale di Milano relativo al processo di appello bis a carico di Stasi, abbiano dei tratti simili allo scritto trovato nel post-it rimasto sulla copia giunta al generale Garofano”.
La catena ricostruita dai carabinieri è la seguente: l’esposto e la consulenza sul DNA sarebbero arrivati al generale Garofano attraverso i legali di Sempio, che ne sarebbero entrati in possesso illecitamente. Il 13 gennaio 2017 è la data in cui il documento risulta formalmente acquisito da Garofano.
L’ex procuratrice Barbaini e il suggerimento ai Poggi
Un secondo filone dell’annotazione riguarda Laura Barbaini, ex procuratrice di Milano che sostenne l’accusa nel processo d’appello bis a carico di Alberto Stasi. I carabinieri riportano che la Barbaini avrebbe suggerito agli avvocati dei Poggi di “far intervenire formalmente” la Procura Generale di Milano, “quasi a ipotizzare un potere censorio sulla legittima attività della Procura di Pavia”.
Il passaggio emerge da un’intercettazione: è Giuseppe Poggi, padre di Chiara, a riferire al figlio Marco quanto la Barbaini avrebbe consigliato. Il brano trascritto nell’annotazione è il seguente:
“Gliel’ha consigliato… gliel’ha consigliato la Barbaini di fare un esposto alla Procura Generale di Milano… sì qualcosa può fare perché… omissis… perché la Procura di Pavia dipende… ecco… omissis… se la Procura… se la Procura di Milano… vede le cose che stanno andando in un senso che è tutto una cosa schifosa, può intervenire, e dire ‘a Pavia cosa state facendo’?”.
I carabinieri inseriscono questo brano nell’annotazione come parte del quadro più ampio della “commistione” tra le versioni della famiglia Poggi e quelle del “fronte Sempio” già descritta nell’atto.
La “commistione” e il “fronte Sempio”: il quadro complessivo
L’annotazione finale dei carabinieri guidati da Coppola raccoglie tutti questi elementi in un quadro unitario. Dalle intercettazioni tra i genitori e il fratello di Chiara Poggi, scrivono i militari, “emerge chiaramente come vi sia certamente una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio”, in particolare dagli avvocati. Una situazione che definiscono “di anomalia nell’intreccio tra indagato e famiglia Poggi”.
Il fratello di Chiara, Marco Poggi, è definito nell’annotazione un testimone “ostile” con un “atteggiamento oppositivo” e una “difesa d’ufficio di Andrea Sempio”. Nel verbale del 20 maggio 2025, Marco aveva risposto ai carabinieri: “Questo però non è vero, scusi (…) non è una perizia”, contestando la definizione della riapertura dell’inchiesta come fondata su una perizia del DNA di Sempio. E aveva ribadito: “Ripeto, per quello che ho vissuto (…) tra Sempio Andrea e mia sorella non c’era alcun contatto”.
I carabinieri scrivono che Marco Poggi era arrivato “fino al punto di accusare i propri interlocutori di volerlo manipolare”.
Il contesto: chi sono Venditti e Garofano
Mario Venditti è un ex procuratore aggiunto che ha avuto un ruolo nella prima inchiesta su Garlasco del 2017, quella che era poi stata archiviata. Il suo nome compare ora nell’inchiesta bresciana come indagato per corruzione in atti giudiziari insieme a Giuseppe Sempio, padre di Andrea.
Il generale Luciano Garofano è un esperto forense, già comandante del RIS dei carabinieri, che aveva assunto il ruolo di consulente della difesa di Andrea Sempio (che continua a dichiararsi innocente) nella prima inchiesta. È il soggetto che il 13 gennaio 2017 aveva formalmente acquisito la documentazione che, secondo i carabinieri, i legali di Sempio avevano ottenuto illecitamente.






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