C’è qualcosa di profondamente strano in quello che sta succedendo nelle nostre vite. E forse non ce ne stiamo nemmeno accorgendo davvero.

A Palermo ormai fare la spesa costa sempre di più.

Non è una sensazione, non è pessimismo: basta entrare in un supermercato o fare un giro al mercato per rendersene conto immediatamente. Pomodori a 3 o 4 euro al chilo, zucchine che cambiano prezzo ogni settimana, melanzane, limoni, frutta fresca che in certi periodi sembrano quasi prodotti di lusso.

Eppure il tema non scatena quasi mai una vera discussione collettiva.

Non si parla seriamente del fatto che mangiare sano stia diventando economicamente difficile per moltissime famiglie. Non ci sono grandi dibattiti pubblici. Nessuna indignazione costante. Nessuna attenzione reale.

Però sappiamo tutto dell’ultimo trend su TikTok.

Sappiamo quale influencer ha litigato in live. Quale video è diventato virale. Quale tormentone durerà tre giorni prima di essere sostituito dal successivo. E forse il punto è proprio questo: ci stanno abituando alla distrazione continua.

Mentre scorriamo contenuti di 15 secondi, il costo della vita cresce lentamente sotto i nostri occhi. E il problema è che ormai quasi non ci sorprende più.

Negli ultimi anni i prezzi alimentari sono aumentati in tutta Italia. Inflazione, aumento dei costi energetici, trasporti più cari, siccità, problemi agricoli, speculazioni lungo la filiera: tutto ha contribuito a rendere più costoso ciò che fino a poco tempo fa sembrava normale. Ma in Sicilia questa contraddizione pesa ancora di più.

Perché parliamo di una terra agricola.

Una terra dove frutta e verdura dovrebbero essere il simbolo dell’abbondanza, della qualità, della convenienza. E invece oggi molte persone iniziano a fare attenzione anche quando devono comprare prodotti basilari.

Ed è qui che nasce la riflessione più amara. Abbiamo normalizzato il fatto che il cibo sano costi sempre di più, mentre spesso mangiare male costa meno. Una bibita zuccherata o un panino industriale possono costare meno di una busta d’insalata fresca. E questa non è solo una questione economica: è una trasformazione culturale enorme.

Perché quando una società arriva al punto in cui la qualità del cibo diventa quasi un privilegio, qualcosa si sta rompendo.

Ma il problema non è soltanto il prezzo della verdura. Il problema è il silenzio.

Siamo diventati velocissimi a commentare qualsiasi polemica social, ma lentissimi ad accorgerci delle cose che incidono davvero sulla nostra vita quotidiana. Ci indigniamo per una frase fuori posto detta online, ma non per il fatto che una famiglia oggi faccia fatica a riempire il frigorifero con prodotti freschi.

E attenzione: non si tratta di demonizzare TikTok o i social. I social non sono il nemico. Il problema nasce quando diventano una distrazione permanente. Quando ci tengono occupati abbastanza da non farci più guardare la realtà concreta che abbiamo attorno.

Perché la verità è che Palermo oggi vive una crisi silenziosa fatta di stipendi bassi, costo della vita più alto, consumi ridotti e famiglie che iniziano a rinunciare proprio alla qualità del cibo.

Solo che questa crisi non diventa virale.

Non genera visualizzazioni. Non crea meme. Non dura il tempo di un reel. E allora passa quasi inosservata.

Forse dovremmo iniziare a parlare meno di contenuti usa e getta e un po’ di più di quello che troviamo — o non riusciamo più a trovare — dentro il carrello della spesa.

Perché se un popolo smette di discutere del prezzo del cibo, prima o poi rischia di non poterselo più permettere davvero.