Le querele della famiglia di Chiara Poggi hanno già raggiunto la Procura di Milano, dove è stata aperta un’inchiesta per diffamazione aggravata e stalking. Il pm titolare è Antonio Pansa. I soggetti coinvolti sono youtuber, blogger, giornalisti, editori e singoli commentatori online. Le querele sono state presentate anche davanti ad altre autorità giudiziarie in tutta Italia. I primi esposti che hanno dato il via all’inchiesta risalgono ad aprile-maggio 2025.
Lo ha spiegato l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, che con il collega Francesco Compagna assiste i familiari della 26enne uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007.
“Aggrediti senza possibilità di replica”: come hanno vissuto i Poggi
Giuseppe, Rita Preda e Marco Poggi – genitori e fratello di Chiara – “hanno vissuto malissimo, erano aggrediti senza possibilità di replica come succede in queste trasmissioni su internet dove non c’è un reale contraddittorio e sono talmente tante che diventa impossibile seguirle”.
Le ipotesi di reato formulate dai legali sono diffamazione aggravata e atti persecutori perché “questi soggetti hanno insistito con argomenti che escono anche dalla fantasia più assoluta e che sono andati a incidere sulla vita delle singole persone”.
Il mercato da 300mila visualizzazioni senza regole
Tizzoni descrive un ecosistema economico parallelo che si è sviluppato attorno al caso: “Dietro le campagne sui social network che hanno coinvolto la famiglia di Chiara Poggi c’è un parallelo mercato economico libero nel quale non ci sono regole, fondato sulla diffamazione e argomentazioni inesistenti che vengono riproposte in video e contenuti che raggiungono 200mila-300mila visualizzazioni ciascuno, senza che i soggetti citati possano interloquire”.
Il problema non è solo l’impatto sulla famiglia, ma anche la distorsione economica del settore: “Ci sarebbe da riflettere su un problema di responsabilità: se voi giornalisti commettete una diffamazione alle vostre spalle c’è un editore che risponde, mentre ciò non accade su tali circuiti”. E ancora: “C’è chi guadagna, sia chi mette in onda sia chi le pronuncia”, con “pubblicità credo costose” dentro “programmi senza filtro”. Un mercato che Tizzoni definisce anche “a danno di giornalisti e televisioni che devono fare la propria attività rispettando le regole competendo con chi non le deve rispettare”.
“C’è chi ha scritto che Chiara era incinta del fratello”
Il legale cita un esempio del tipo di contenuti che hanno portato alle querele: “C’è chi ha sostenuto che Chiara Poggi fosse incinta magari del fratello. Cose che faccio fatica a raccontarvi ma che comunque ci sono”.
Come sono state individuate le persone querelate
I soggetti denunciati sono stati “quasi esclusivamente già individuati”, spiega Tizzoni, aggiungendo che in alcuni casi è stata chiesta alla polizia postale l’identificazione degli autori, “rendendoci però conto della mole incredibile” di materiale da analizzare.
Il risarcimento di Stasi e la risposta alla famiglia
Tizzoni risponde anche a chi sostiene che la famiglia Poggi si sia opposta all’inchiesta su Sempio per non perdere il risarcimento versato da Stasi: “Quelle somme, Stasi versa circa 350 euro al mese come risarcimento, sono bloccate su un conto dedicato, la famiglia Poggi non le usa per vivere e va avanti serenamente con le proprie disponibilità”. Definisce questa lettura “svilente”.
Per chi amava Chiara, conclude il legale, “era prioritario l’accertamento della verità e l’hanno ottenuta”.






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