Diversi miliardi di euro costa alla Sicilia la mancata piena applicazione dell’articolo 37 dello Statuto autonomo della Regione Siciliana. Risorse che, come rimarca il segretario generale della Cisl Sicilia, Leonardo La Piana, se riconosciute integralmente alla Regione, avrebbero consentito di rafforzare il sistema produttivo, sostenere i Comuni, modernizzare reti ferroviarie e stradali, investire nella sanità e nella scuola, creare nuova occupazione stabile e contrastare l’emigrazione giovanile.
Una Autonomia rimasta solo sulla carta
“Da tempo chiediamo con forza la piena applicazione di questa norma che attende una concreta ed efficace attuazione” dichiara il segretario generale della Cisl Sicilia, Leonardo La Piana in occasione dell’ottantesimo anniversario dello Statuto siciliano.
“L’articolo 37 prevede che le imposte relative ai redditi prodotti in Sicilia dalle grandi imprese industriali e commerciali con sede legale fuori dall’Isola siano attribuite alla Regione siciliana – afferma La Piana – una disposizione chiara, che avrebbe dovuto garantire nel tempo maggiori entrate da destinare allo sviluppo economico, alle infrastrutture, ai servizi pubblici, alle politiche sociali e all’occupazione”.
Riaprire le trattative con Roma
La Cisl Sicilia ha sollecitato il governo regionale e l’Ars ad avviare l’iter di confronto con l’esecutivo nazionale. “Rispetto alla proposta da noi avanzata, avevamo registrato segnali da parte del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, insieme all’assessore regionale all’Economia, Alessandro Dagnino – sottolinea La Piana – ma anche su questo aspetto, deve esserci la massima condivisione con tutti i protagonisti della vita istituzionale, economica, sociale e produttiva dell’isola”. Per la Cisl Sicilia è necessario aprire immediatamente un dialogo istituzionale serio e permanente tra Governo nazionale e Regione siciliana per definire modalità certe e trasparenti di applicazione dell’articolo 37, superando ritardi, contenziosi e interpretazioni restrittive che hanno finora impedito il pieno riconoscimento delle prerogative statutarie. “Riteniamo fondamentale che su questo argomento ci sia un fronte comune per far valere quello che rappresenta uno strumento essenziale di perequazione territoriale e riequilibrio economico”.






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