Ogni mattina si svegliava intorno alle 5.30, andava in stalla, poi a scuola, e una volta tornato a casa ricominciava in stalla fino a tarda sera. Se provava a lamentarsi, arrivavano le cinghiate. È il quadro ricostruito dagli inquirenti su Andrea (nome di fantasia), un bambino di 11 anni del montebellunese, in provincia di Treviso, che per anni ha subito in silenzio violenze, umiliazioni e lavori forzati imposti dai genitori. Il processo a carico dei due, accusati di maltrattamenti familiari, è iniziato il 14 maggio 2026 davanti al tribunale di Treviso.

Come è emersa la storia: la domanda della professoressa

Era il 19 marzo 2025 quando l’insegnante di sostegno di Andrea, che frequentava la prima media in una scuola del montebellunese, gli chiese se avesse un regalo per il papà, vista la festa. Il bambino scoppiò in lacrime: “Papà è cattivo con me e mi picchia di continuo“. La docente, scioccata, ne parlò con la preside, che presentò una segnalazione. I carabinieri di Montebelluna, insieme al sostituto procuratore Davide Romanelli, sentirono Andrea in forma protetta mentre si trovava ancora a scuola e il bambino confermò tutto.

La deposizione dell’insegnante, resa in aula il 14 maggio, ha ricostruito quel momento con precisione. “Il 19 marzo, festa del papà, avevo chiesto al ragazzino se avesse fatto gli auguri a suo padre. Lui mi ha risposto di no, si è incupito e, quando gli ho chiesto come mai, è scoppiato a piangere e mi ha detto che il papà era cattivo con lui e gli dava le botte. Mi ha detto che succedeva da sempre e quasi ogni giorno. Mi ha parlato anche di una cintura, dicendomi che lo colpiva anche con quella. Mi ha detto che a volte anche i fratelli erano violenti con lui”.

Il racconto di Andrea: stalla, botte e compiti mai fatti

Il racconto era agghiacciante: “Alla mattina mio papà mi fa alzare prestissimo per lavorare in stalla. Quando torno da scuola la storia si ripete, non mi fa mai fare i compiti per casa. E mi picchia per qualsiasi ragione, anche la più sciocca, utilizzando una cintura usata a mo’ di frusta. Mi battono anche i miei fratelli”.

La versione suscitò però qualche perplessità iniziale. La famiglia era conosciuta in paese, con altri figli che negli anni non avevano mai mostrato segni di disagio. Ma qualcosa non tornava: settimane prima della confessione, Andrea era arrivato a scuola con una ferita profonda su una guancia. La docente ha ricordato anche questo episodio in aula: “Una volta è venuto a scuola con un graffio al volto. Poi abbiamo scoperto che glielo aveva fatto il fratello con una forca e che la mamma gli aveva detto di dire a scuola che se lo era fatto cadendo”.

Le intercettazioni: il video riprodotto in aula

Per verificare le dichiarazioni del bambino, a metà aprile i carabinieri installarono apparecchiature di intercettazione ambientale, audio e video, in cucina e in salotto. Quello che trovarono confermò ogni parola di Andrea. Le riprese documentarono pestaggi brutali, scatenati dal padre anche solo perché il figlio alzava la voce o non obbediva a un ordine. Tra gli episodi contestati ce n’è uno in particolare di cui ieri è stata visionata la registrazione audiovisiva in aula: “Si vede il ragazzino che fa colazione e gioca con lo zaino del fratello. Il papà va su tutte le furie e lo minaccia: ‘Ti uccido’. Poi vede che il figlio sta girando per casa con gli stivali sporchi, gli urla di toglierseli ma non gli dà neanche il tempo di farlo che si avvicina al bambino e lo picchia”. Nella registrazione riprodotta in aula si sente il bimbo urlare tra le lacrime: “Basta, non ho fatto niente”.

L’arresto e l’allontanamento dalla famiglia

Il punto di rottura arrivò ai primi di maggio, quando Andrea subì un pestaggio di tale violenza da indurre i carabinieri a intervenire e arrestare il padre. Il giorno delle manette, il bambino fu portato in una struttura protetta. Il curatore speciale che lo assiste si è costituito parte civile a processo.La difesa sottolinea il particolare contesto in cui si inserisce la vicenda: i due genitori hanno anche altri figli, che vivono regolarmente con loro.

Il processo: prima udienza il 14 maggio, rinvio a settembre

L’udienza del 14 maggio si è aperta con la deposizione dell’insegnante di sostegno e la visione delle intercettazioni. Il processo è stato rinviato a settembre: nella prossima udienza verranno ascoltati i testi della difesa.