“Siamo di fronte a un’epidemia anomala”. Con queste parole il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha aperto la sua analisi sull’epidemia di Ebola Bundibugyo pubblicata su Capitalist.

Un intervento che non lascia spazio a rassicurazioni: per l’infettivologo genovese, i dati ufficiali che al 19 maggio contano 513 casi e 131 morti tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda rappresentano solo la punta dell’iceberg di un’emergenza già molto più estesa.

“L’allarme è stato lanciato troppo tardi”

Bassetti non risparmia una critica diretta alla risposta internazionale. “La mia impressione è che l’allarme internazionale sia stato lanciato troppo tardi, quando ormai il focolaio aveva già raggiunto più territori e più Paesi”, scrive.

A complicare il quadro, le condizioni sul terreno: alcune zone del Congo sono interessate da combattimenti continui e instabilità armata, “condizioni che rendono quasi impossibile il controllo sanitario del territorio”.

La presenza del virus nelle capitali è per Bassetti un elemento che “cambia radicalmente lo scenario”. Casi confermati sia a Kinshasa che a Kampala significano che il virus non è più circoscritto alle aree rurali di origine.

“Nessun vaccino, mortalità oltre il 50%”

Il punto più critico dell’analisi di Bassetti riguarda l’assenza di strumenti di protezione. “Per il ceppo Bundibugyo non esistono né vaccini né terapie specifiche”, scrive l’infettivologo. Il vaccino sviluppato in passato era efficace contro il ceppo Zaire, non contro questo. “La mortalità supera il 50% dei casi registrati. Questo significa che, con migliaia di contagi, il rischio concreto è quello di ritrovarsi con migliaia di morti”.

“Il rischio di una delle peggiori epidemie mai registrate”

Bassetti traccia uno scenario prospettico preciso: “Se il virus dovesse raggiungere altri Stati africani, come Sudan del Sud, Ruanda o altri Paesi dell’area, il rischio sarebbe quello di trovarsi davanti a una situazione completamente fuori controllo, potenzialmente una delle peggiori epidemie di Ebola mai registrate”.

Sul rischio per l’Occidente, l’infettivologo è più cauto ma non tranquillizzante: “In questo momento non credo esista un rischio immediato di diffusione extra-africana su larga scala. Tuttavia penso che la comunità internazionale debba collaborare molto di più e molto più rapidamente”.

La conclusione è un appello diretto: “Servono risorse immediate e uno sforzo internazionale coordinato. Ogni ritardo rischia di mettere in pericolo la salute di tutti“.