Nel 34° anniversario della Strage di Capaci, la Uil Polizia rinnova il proprio impegno solenne nel ricordo del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Un anniversario che per le donne e gli uomini in divisa non rappresenta una semplice ricorrenza sul calendario, ma una chiamata quotidiana alla responsabilità e al servizio.

“Per noi della Polizia di Stato il 23 maggio è una vera e propria bussola etica – dichiara Vittorio Costantini, Segretario Generale della UIL Polizia – Oggi nelle nostre questure entrano tantissimi giovani agenti nati ben dopo il 1992. Il rischio è che le stragi diventino solo una pagina di storia letta sui libri. Il nostro compito è far capire che quella storia è viva. Quando i nostri ragazzi salgono su una volante, portano con sé l’eredità di chi è caduto. Onoriamo il loro sacrificio rifiutando l’abitudine e affrontando ogni turno con trasparenza, orgoglio e determinazione”.

Le sfide attuali: lo spirito di sacrificio non sia “spirito di sopportazione”

Il sindacato coglie l’occasione di questa importante ricorrenza per accendere i riflettori sulle attuali condizioni in cui si trova a operare il personale della Polizia di Stato. Sebbene la criminalità organizzata si sia evoluta, diventando tecnologica e silente, il controllo del territorio grava ancora interamente sulle spalle delle donne e degli uomini in divisa.

Carenza cronica degli organici: turni massacranti per garantire la sicurezza dei cittadini.

Tutele reali: necessità urgenti che vanno dal rinnovo dei contratti all’adeguamento delle dotazioni strumentali, fino al supporto legale e psicologico.

“Lo Stato chiede ai poliziotti il massimo dell’impegno, fino all’estremo sacrificio» – incalza Costantini. « Ma proprio per rispetto di quel sacrificio, come UIL Polizia gridiamo che lo spirito di sacrificio non può essere confuso con lo spirito di sopportazione. Non si difendono le istituzioni se non si difendono, innanzitutto, i lavoratori che quelle istituzioni le tengono in piedi ogni giorno sulla strada”.

L’appello ai giovani: un patto generazionale per la libertà

Guardando alle piazze di Palermo che domani si riempiranno di studenti, il Segretario Generale lancia un messaggio di alleanza e riscatto, richiamando l’esperienza di chi ha vissuto quegli anni al fianco del giudice Falcone.

“Per chi ha vissuto quegli anni, la parola “legalità” non è un concetto da convegno: è carne, sangue e scelta consapevole. Ai ragazzi che scenderanno in piazza dico: non pensate alla legalità come a un insieme di divieti o di regole da subire passivamente. È l’esatto contrario. La legalità è l’unica vera garanzia della vostra libertà”.

Un invito alla “legalità diffusa”, da esercitare nelle piccole scelte quotidiane:

“Dove non c’è legalità c’è solo la legge del più forte, il sopruso, il ricatto mafioso. La mafia vuole che i giovani pensino che le regole siano una gabbia, perché nell’anarchia la criminalità prolifica. Rispettare le regole significa essere padroni del proprio destino. La divisa che indossiamo non è un muro che separa, ma uno scudo che protegge. Giovanni Falcone diceva che le sue idee avrebbero camminato sulle gambe di altri uomini: oggi quelle gambe siete voi, ragazzi. Prendete in mano questa legalità, non come un dovere, ma come il vostro più grande diritto a essere liberi”.