A Prato i Sudd Cobas hanno aperto un presidio permanente davanti alla Confezione Jia Yang, piccola azienda che si occupa di applicare bottoni su capi di abbigliamento. A fermarsi, per la prima volta, sono un operaio e un’operaia cinesi. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera si tratterebbe di un fatto inedito per il distretto tessile pratese, dove finora si ricordava soltanto il caso di Cristina, una lavoratrice orientale che aveva rivendicato maggiori tutele contrattuali in una protesta durata poche ore.

Questa volta l’entità delle condizioni denunciate è di tutt’altra natura.

Tre centesimi a bottone, 18 ore al giorno, nessun giorno libero

Il sindacato descrive una situazione che ha le caratteristiche del lavoro in regime di cottimo: per due anni i due lavoratori avrebbero operato con turni compresi tra le 14 e le 18 ore al giorno, senza alcun giorno di riposo. Il compenso era di tre centesimi per ogni bottone applicato. Da mesi non ricevono lo stipendio.

Il 5 maggio si è aggiunto un episodio di violenza: secondo il sindacato, l’operaia è stata aggredita fisicamente dalla titolare dell’azienda.

“La loro storia è un pugno allo stomaco di tutta la città e di tutto il Paese”, dichiarano i Sudd Cobas. “Perché la loro è la storia di migliaia di operai di questa città. Se non le abbiamo ascoltate in questi anni è perché sono state silenziate dalla paura di parlare e di ribellarsi. Finalmente il muro della paura inizia a rompersi”.

Il doppio ricatto: lavoro e casa

La vicenda ha una seconda dimensione che il sindacato definisce un sistema di controllo strutturato. I due lavoratori vivevano in un alloggio fornito dai datori di lavoro. Con l’avvio della protesta, la casa è stata revocata.

“Come accade spesso in queste situazioni, gli operai vivevano in abitazioni controllate dai loro datori di lavoro. Così si trovano sottoposti a un doppio ricatto: perdere contemporaneamente lavoro e casa nel momento in cui avanzano rivendicazioni”, ha spiegato Luca Toscano dei Sudd Cobas al Corriere della Sera.

Per rispondere a questa emergenza immediata, il sindacato ha avviato una raccolta fondi per garantire ai due un alloggio temporaneo: “Gli operai, che sono da mesi senza stipendio, devono poter avere da subito un alloggio. Lanciamo una gara di solidarietà a tutta la cittadinanza solidale”.

La solidarietà degli altri operai: pakistani, bengalesi, afgani

Accanto ai due lavoratori cinesi si sono schierati “decine di operai pakistani, bengalesi, afgani che grazie agli scioperi hanno conquistato un contratto e condizioni di lavoro degne”, scrive il sindacato. “È la solidarietà che vince la paura”.