Oggi, 3 giugno, scade il termine entro cui chiunque volesse acquistare tra il 51 e il 66 per cento della SAC, la Società Aeroporto Catania che gestisce Fontanarossa e Comiso, oltre 12,5 milioni di passeggeri l’anno, concessione fino al 2049,  deve presentare la propria manifestazione di interesse. È il primo atto formale della privatizzazione voluta dal governo nazionale.

La mossa di Giansiracusa

Il 9 giugno è convocata l’Assemblea dei Soci chiamata a deliberare sulla quota da cedere e sui futuri assetti di governance. Ed è proprio su quella data che il presidente del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, Michelangelo Giansiracusa, ha formalmente chiesto il differimento.

La strategia del Mpa

La mossa, depositata il 29 maggio, non è isolata. Si inserisce in un solco già tracciato dal territorio siracusano: nelle scorse settimane il coordinatore provinciale MPA Enzo Vinciullo aveva già denunciato che la provincia aretusea,  azionista SAC con il 12,13 per cento del capitale, più la quota incorporata nella Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, non ha ottenuto un solo seggio nel nuovo Consiglio di Amministrazione.

Socio senza rappresentanza nella trattativa più importante degli ultimi decenni. Ora è il presidente dell’ente a farsi carico della partita sul piano istituzionale. E il fatto che Giansiracusa, pur provenendo da Azione, sia politicamente vicinissimo al MPA-Grande Sicilia, il partito egemone della coalizione centrista che lo ha eletto alla presidenza del Libero Consorzio,  non è un dettaglio secondario: la sua mossa segue il corso già tracciato dagli autonomisti e lo rafforza con il peso di una rappresentanza istituzionale diretta.

 

Il ragionamento di Giansiracusa poggia su un elemento concreto, cioè che si conosce poco o nulla delle ricadute sul territorio della privatizzazione. Insomma, cosa otterrà la provincia di Siracusa dalla cessione della Sac, di cui detiene quote, ai privati? Lo stesso quesito posto dal Mpa di Catania che addirittura chiede un ulteriore passaggio: il voto favorevole del Consiglio comunale. Senza contare le perplessità espresse dal deputato regionale del Mpa,  Santo Primavera, nel corso della riunione in Commissione trasporti, sia in merito al ruolo assunto dall’ad Nico Torrisi sia sulle procedure della manifestazione di interesse tali da causare delle offerte al ribasso.

“Nessuno vuole bloccare nulla. Chiediamo però che i soci pubblici siano messi nelle condizioni di decidere avendo a disposizione tutti gli elementi necessari e dopo avere completato il percorso di approfondimento che era stato concordato. La tutela dell’interesse pubblico non può essere ridotta ad un passaggio formale” argomenta Giansiracusa.

La convocazione dell’assemblea del 9 giugno, secondo il presidente, spezza quel filo: “Appare non coerente con il percorso che era stato tracciato nelle scorse settimane”. I soci pubblici, aggiunge, hanno il diritto di sapere quale sarà il futuro assetto della società e quali garanzie resteranno in mano pubblica dopo la cessione. “La tutela dell’interesse pubblico non può essere ridotta a un passaggio formale”.

Il pressing sul Governo regionale

Sul piano politico più largo, la mossa di Giansiracusa consolida un fronte che ormai attraversa trasversalmente la maggioranza regionale: MPA Catania con la coordinatrice Alberghina, MPA Siracusa con Vinciullo, e ora il presidente del Libero Consorzio in rappresentanza istituzionale dello stesso territorio. Una pressione coordinata — anche se formalmente non dichiarata tale — che mette Schifani in una posizione sempre più stretta: da un lato il governo nazionale che spinge per chiudere, dall’altro i propri alleati territoriali che chiedono tempo, trasparenza e garanzie. Il 9 giugno si avvicina. E sul dossier SAC, dentro il centrodestra siciliano, la coesione è tutt’altro che garantita.