Un ragazzino di 17 anni di Frattamaggiore, in provincia di Napoli, si trova ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale San Paolo di Napoli dopo aver ingerito una piccola quantità di quella che viene chiamata in rete “miele da sballo“. Non è miele: è una droga. Due suoi amici, di 19 e 22 anni, sono finiti al pronto soccorso dell’Ospedale di Frattamaggiore in stato di alterazione. Tutti e tre avevano consumato la sostanza la sera del 2 giugno, riuniti a casa del minore.
La sera del 2 giugno: cosa è successo a Frattamaggiore
Da una prima ricostruzione, i tre ragazzi si erano riuniti a casa del minore e avevano consumato ciò che in rete viene chiamato “miele da sballo”. I genitori del più piccolo erano in casa e hanno immediatamente chiamato il 118, consegnando poi il vasetto con all’interno lo stupefacente gelatinoso ai carabinieri.
Il più piccolo dei tre era anche in grave crisi respiratoria ed è stato trasportato in codice rosso al pronto soccorso, per poi essere trasferito in Rianimazione e intubato. Gli altri due ragazzi, sebbene sotto choc, non avrebbero riportato gravi conseguenze, venendo dimessi poche ore dopo il loro arrivo al pronto soccorso di Frattamaggiore.
Il contenitore della sostanza gelatinosa è stato consegnato ai carabinieri dal padre del più giovane dei tre amici: i successivi esami di laboratorio sul reperto sequestrato hanno confermato la positività ai cannabinoidi.
Le indagini: analisi chimiche e ipotesi sul canale di acquisto
I campioni del “miele da sballo” saranno sottoposti ad analisi chimiche da parte di speciali reparti dei carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Napoli Nord. Gli accertamenti puntano a determinare il livello preciso di THC nella sostanza.
Gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi sui motivi del malore. La sostanza è stata ingerita direttamente con un cucchiaino, come se fosse un normale alimento, mentre il metodo di consumo previsto per questo tipo di prodotto è completamente diverso: l’inalazione di vapori tramite vaporizzatori. Non è escluso neppure che la sostanza contenesse componenti capaci di innescare crisi allergiche. Secondo gli inquirenti il gruppo ne avrebbe consumato una quantità piuttosto modesta, non più di un cucchiaino: un dato che rende ancora più indicativa la potenza della sostanza.
Sul fronte dell’approvvigionamento, le indagini stanno cercando di ricostruire il percorso del vasetto. La prima ipotesi è che sia stato acquistato sul web, ma non si esclude il ricorso ad altri canali di distribuzione.
Cos’è il wax, il “miele da sballo”
Il nome rimanda a qualcosa di familiare e innocuo. La realtà è diversa.
Lo stupefacente noto come “wax”, “dab”, “honey oil” o “miele dello sballo” è un estratto di cannabis contenente un’elevata concentrazione di tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo psicotropo della pianta. Circola anche con i nomi inglesi “Crumble”, “Sugar”, “Honeycomb” e “Budder”, tutti riferiti a varianti della stessa famiglia di prodotti.
Si presenta come una sostanza resinosa, appiccicosa e di colore ambrato o dorato: queste caratteristiche hanno dato origine al soprannome “honey oil” (olio di miele). Viene acquistata su internet all’interno di bottigliette e si presenta con l’aspetto di una cera d’api, solidificata.
La differenza rispetto alla cannabis tradizionale è tutta nella concentrazione. Si tratta di un derivato di cannabis che può contenere concentrazioni altissime di THC, il principale principio psicoattivo presente nella cannabis, fino al 60-90%, anche 5 volte rispetto alla marijuana tradizionale. Le analisi indicano che può contenere oltre l’80% di principio attivo della cannabis, rendendolo estremamente potente. Per confronto, la marijuana tradizionale contiene percentuali di THC generalmente comprese tra il 10% e il 30%.
Come si produce
Il metodo più noto per ottenere il wax è l’estrazione con butano, un procedimento che permette di separare i cannabinoidi dalla materia vegetale. Viene estratto attraverso dei solventi dalle cime della cannabis, fornendo un risultato super concentrato che può essere utilizzato come additivo ai liquidi dei normali vaporizzatori. Il processo di produzione con solventi infiammabili è di per sé pericoloso e ha causato incidenti in diversi Paesi.
Come si consuma e perché l’ingestione è più rischiosa
Il metodo più diffuso per l’assunzione è il “dabbing”: una piccola quantità di “miele” viene riscaldata e i vapori vengono inalati tramite vaporizzatori e appositi dispositivi. Può essere anche unito a tabacco e marijuana.
I tre ragazzi di Frattamaggiore hanno invece ingerito la sostanza direttamente, con un cucchiaino, probabilmente senza sapere di cosa si trattasse o sottovalutandone la potenza. L’ingestione diretta modifica i tempi e le modalità di assorbimento del THC rispetto all’inalazione, rendendo gli effetti ancora meno prevedibili.
Gli effetti che provoca sono vari: sensazione intensa di euforia, rilassamento marcato, alterazione della percezione del tempo e dello spazio, aumento temporaneo della frequenza cardiaca, riduzione della capacità di attenzione e coordinazione. In alcuni casi possono comparire anche effetti indesiderati come ansia, agitazione, paranoia, confusione mentale e, nelle situazioni più gravi, episodi allucinatori.
La diffusione online tra i giovani
Negli ultimi anni il wax si è diffuso soprattutto tra i più giovani e sui social network, dove viene spesso presentato come una variante particolarmente potente della cannabis. La facilità di acquisto online e l’aspetto del prodotto, che non richiama immediatamente l’idea di una droga, contribuiscono a renderlo accessibile a chi non ne conosce la reale natura.
Il caso di Frattamaggiore è il primo episodio di questo tipo a emergere con tale gravità in Italia, ma le autorità sanitarie e le forze dell’ordine avvertono che la sostanza circola già da tempo nel mercato illegale nazionale.






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