Chi ha IMU non saldata, quote TARI arretrate o una multa stradale rimasta nel cassetto potrebbe vedersi ridotto l’importo di un bonus fiscale nel momento in cui lo Stato è pronto a erogarlo. Non è ancora legge: è un’ipotesi di lavoro in esame al Ministero dell’Economia e delle Finanze, illustrata dalla sottosegretaria Sandra Savino durante i lavori della commissione Finanze del Senato sul decreto fiscale. La scadenza per l’acconto IMU è fissata al 16 giugno 2026: chi non paga entro quella data accumula un debito che, se il meccanismo allo studio dovesse diventare operativo, potrebbe incidere sui rimborsi futuri.

Cosa prevede il meccanismo allo studio al MEF

La proposta non contempla la cancellazione del diritto al bonus. Prevede, invece, una trattenuta automatica: nel momento in cui un contribuente matura il diritto a ricevere un’agevolazione fiscale (una detrazione IRPEF, il bonus mobili, un rimborso da ristrutturazione edilizia), il sistema verificherebbe l’eventuale presenza di debiti pendenti verso i Comuni e sottrarrebbe direttamente dall’importo da erogare la cifra corrispondente al debito.

Savino ha descritto l’obiettivo come la creazione di “un meccanismo che consenta di compensare i crediti derivanti dalle detrazioni fiscali con i debiti accumulati anche verso gli Enti locali”. L’intervento della sottosegretaria è arrivato nel contesto di un emendamento della Lega che chiedeva di rendere strutturale il bonus mobili, allargando le spese detraibili per ristrutturazioni edilizie all’acquisto di mobili ed elettrodomestici.

Quali debiti sarebbero coinvolti

I debiti verso gli enti locali che rientrerebbero nel perimetro della compensazione, secondo quanto emerge dai lavori in commissione, comprendono:

  • IMU (imposta municipale propria) non versata;
  • TARI (tassa sui rifiuti) arretrata;
  • ICP (imposta comunale sulla pubblicità e diritti sulle affissioni);
  • canoni patrimoniali unici per occupazione di suolo pubblico e pubblicità;
  • multe e sanzioni amministrative per violazioni al Codice della Strada;
  • tributi speciali regionali (addizionali IRPEF regionali non versate, canoni idrici, tassa auto).

La Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) ha già introdotto una misura collegata: ai Comuni e alle Regioni è stata attribuita la facoltà di prevedere autonomamente forme di definizione agevolata per i tributi locali, entro determinati limiti. Questa possibilità riguarda gli stessi carichi elencati sopra e può tradursi nell’abbattimento totale o parziale di sanzioni e interessi di mora, nella rateizzazione del debito residuo oppure nella rinuncia agli oneri accessori di riscossione.

Il nodo tecnico: le banche dati non comunicano tra loro

Il piano incontra oggi un ostacolo operativo che lo rende inattuabile a breve termine. Gli enti locali italiani gestiscono il recupero crediti con modalità eterogenee: in alcuni Comuni se ne occupa Agenzia delle Entrate-Riscossione, in altri il compito è affidato a concessionari privati. Il risultato è che non esiste ancora un censimento unificato degli importi che i Comuni devono ancora riscuotere dai propri cittadini.

Per rendere operativa la compensazione automatica sarà necessario far dialogare banche dati oggi separate. Su questo fronte, il progetto si intreccia con l’introduzione dell’IMU precompilata, prevista per l’inizio del 2027, che dovrebbe facilitare lo scambio di informazioni fiscali tra amministrazioni centrali ed enti locali.

La scadenza del 16 giugno e cosa cambia già adesso

Indipendentemente dall’esito del progetto di compensazione, la data del 16 giugno 2026 è già rilevante per i contribuenti. Entro quella data va versato l’acconto IMU calcolato sulle aliquote comunali del 2025 oppure, dove già deliberate, su quelle aggiornate al 2026. È anche possibile pagare l’intero importo IMU in un’unica soluzione entro lo stesso giorno, usando come base le aliquote dell’anno precedente. Il conguaglio definitivo è atteso entro il 16 dicembre 2026.

L’obbligo riguarda i proprietari di seconde case, di abitazioni principali classificate catastalmente come lusso e i titolari di terreni agricoli. Per la prima casa ordinaria, l’IMU non è dovuta.