C’è chi convoca riunioni di partito, chi affitta salette nei circoli, chi preferisce le segrete stanze dei palazzi. Cateno De Luca, con il suo stile inconfondibile, ha scelto di battezzare il suo vertice politico con il sindaco di Enna Mirello Crisafulli una “seduta spiritica”. Uno scherzo, certo. Ma come spesso accade nella politica siciliana, dietro le battute si nascondono le cose più serie.

La cena

La cena, perché di una cena si è trattato, ha riunito attorno allo stesso tavolo tre figure che, insieme, compongono un mosaico politicamente significativo: De Luca, Crisafulli e la deputata nazionale del Pd nonché vicesindaco di Enna, Maria Stefania Marino. Il tutto suggellato dalla presenza di Danilo Lo Giudice, uomo di fiducia di Scateno Sul tavolo, ufficialmente, la definizione della “strategia del governo di liberazione” e la necessità ,concordata, dice De Luca, di costruire in Sicilia “un governo autonomista civico e progressista”. Traduzione: le elezioni regionali sono già nell’aria, e qualcuno ha cominciato a muovere i pezzi sulla scacchiera.

Il modello Enna

Non è una novità che De Luca abbia sostenuto Crisafulli nella corsa alla fascia tricolore di Enna. Ed è altrettanto noto che il neo sindaco, nel comizio di chiusura della campagna elettorale, abbia lanciato quello che lui stesso ha definito il “modello Enna” — una coalizione civica, plurale, trasversale  da esportare alle Regionali. Con una punta di diamante già individuata: Fabio Venezia, parlamentare regionale di Troina, pezzo importante del Pd ma non sulla stessa linea del segretario regionale

Il risultato elettorale di Crisafulli ha dimostrato che il modello funziona. Sulla sua lista sono confluiti pezzi di Lega, residui dell’amministrazione uscente, esponenti della Dc. Un’accozzaglia? No direbbe Crisafulli ma una coalizione volutamente eterogenea, costruita senza il simbolo del Pd, scelta imposta dall’alto, dal segretario regionale Anthony Barbagallo, e che lo stesso Crisafulli, a urne chiuse, ha candidamente definito “un beneficio”. Parole che suonano come una piccola rivalsa, dolce e calcolata.

Barbagallo e la fronda interna

Ed è qui che la storia si complica. Perché Barbagallo, forte dei numeri che le amministrative hanno consegnato al Pd siciliano, si muove su un binario parallelo e divergente: vuole aprire le primarie a tutte le forze progressiste, con il Partito Democratico come locomotiva della coalizione. Peccato che questa linea trovi resistenze crescenti anche dentro casa sua. C’è chi non lo considera più un “comandante forte”, chi ritiene che il suo sistema di potere interno scricchioli proprio nel momento in cui dovrebbe essere più solido.

La presenza di Marino

La presenza di Marino alla serata non è passata inosservata negli ambienti che contano. Lei è una schleiniana convinta, come lo è Barbagallo. Eppure eccola seduta accanto a De Luca e a Crisafulli, in quella che il leader di Sud chiama Nord ha fotografato e postato con ironia spiritistica. Un segnale? Una semplice cena tra amici? In Sicilia, queste distinzioni raramente reggono all’analisi.

Le amicizie di Mirello

Il quadro si arricchisce di un altro tassello che non va sottovalutato. A celebrare il successo di Crisafulli ad Enna è arrivato Gianfranco Miccichè, uno dei fondatori di Grande Sicilia, la creatura politica nata dall’incontro tra il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e Raffaele Lombardo. Proprio quest’ultimo, l’ex presidente della Regione, ha lanciato nelle ultime ore un ultimatum al centrodestra siciliano: o cambia rotta, o il Mpa potrebbe sfilarsi dalla coalizione e percorrere strade proprie. E Crisafulli e De Luca, guarda caso, sono lì. Pronti ad aprire la porta.

Venezia, il dissidente

Venezia, dal canto suo, non è una figura neutrale nel panorama del Pd siciliano. È tra quei deputati regionali dem che hanno contestato il congresso che ha incoronato Barbagallo segretario. Un dettaglio che, sommato a tutto il resto, trasforma la “seduta spiritica” ennese in qualcosa di più di una cena tra vecchie conoscenze. Gli spiriti evocati, in questo caso, si chiamano coalizione alternativa, primarie di campo largo, e forse, ma il condizionale è d’obbligo, un cantiere regionale che potrebbe riscrivere gli equilibri del centrosinistra siciliano prima ancora che la campagna entri nel vivo. La seduta è chiusa. Ma i fantasmi sono stati evocati. E in politica, si sa, una volta che escono non tornano più nella bottiglia