Cento milioni di disavanzo da coprire subito, trecento di debito complessivo sullo sfondo: il Consorzio per le Autostrade Siciliane prova a mettere ordine nei conti proprio mentre la fiducia nell’ente vacilla su più fronti. Il Consiglio di Amministrazione guidato dal presidente Filippo Nasca ha approvato il 19 giugno il Piano di Risanamento 2026-2028, puntando su digitalizzazione della riscossione, taglio delle spese correnti e razionalizzazione del personale, valorizzazione del patrimonio attraverso le concessioni delle aree di servizio, rinegoziazione dei debiti con fornitori e partner istituzionali.

L’inchiesta

Un piano che nasce, peraltro, in un contesto già segnato da un’inchiesta della Procura di Termini Imerese, che a giugno ha disposto misure cautelari e sospensioni per cinque esattori del CAS e un dipendente di una ditta informatica esterna, su presunte irregolarità negli incassi lungo la A20  fascicolo ancora al vaglio delle sedi competenti, ma spia di un ente alle prese con criticità non solo contabili.

Vinciullo (Mpa): “Vogliono far pagare la Siracusa-Gela”

Sul fronte politico, è Vincenzo Vinciullo, Commissario Provinciale di Siracusa di Mpa-Grande Sicilia, a mostrare perplessità sul piano paventando il rischio di un pedaggio sulla Siracusa-Gela, opera incompiuta e ferma a Modica, senza contare che il cantiere negli anni ha scontato anche il dirottamento di risorse verso altre priorità infrastrutturali, tra cui il Ponte sullo Stretto.

“Apprendo in questi giorni che il Consorzio per le Autostrade Siciliane, ente vigilato dall’Assessorato regionale delle Infrastrutture, intende procedere nell’introduzione del pedaggio sulla Siracusa–Gela. Una scelta che considero sbagliata e che va fermamente contrastata”, dichiara Vinciullo, rilanciando una posizione già espressa in passato: “Il Consorzio avrebbe dovuto essere assorbito dall’ANAS, ponendo fine alle criticità gestionali che da anni lo caratterizzano”.

I soldi per la Siracusa-Gela

Il Commissario provinciale contesta l’iniziativa su due fronti. Il primo è la sicurezza: “La tratta Siracusa–Gela rappresenta oggi l’unica vera via di fuga tra la zona sud della provincia di Siracusa, il capoluogo e l’area industriale”, mentre la Statale 115, unica alternativa, “presenta notevoli criticità soprattutto in corrispondenza del ponte sul fiume Cassibile”. Il secondo è la provenienza dei fondi: una parte dell’opera, ricorda Vinciullo, è stata realizzata con i finanziamenti della legge 433 del 1991 per gli interventi post-sisma del dicembre 1990, un’altra con risorse regionali stanziate grazie a un suo emendamento in Commissione Bilancio. “Questa autostrada è stata costruita con i soldi dei cittadini”, scandisce, e per questo “il Consorzio per le Autostrade Siciliane non può oggi pretendere il pagamento di un pedaggio per un’opera che non ha realizzato con risorse proprie”. L’affondo si chiude con un avvertimento diretto a presidenza e vicepresidenza del CAS: riesaminare la scelta, pena “la mobilitazione generale e la promozione di ogni iniziativa anche in sede istituzionale per tutelare cittadini e imprese”.

La richiesta di audizione

Ma il fronte politico era già caldo, in linea con le tensioni politiche nell’isola. A ruota, il fronte politico si allarga sul terreno dei conti. Deputati di Sud Chiama Nord e Forza Italia hanno depositato richieste di audizione urgente presso la IV Commissione Ambiente e Territorio dell’ARS, chiamando in causa l’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò e quello all’Economia Alessandro Dagnino, insieme ai vertici del Consorzio, il presidente Nasca e il direttore generale Calogero Franco Fazio. Il nodo è duplice: le responsabilità pregresse nei controlli che hanno permesso l’accumularsi del deficit, e la sostenibilità concreta del sostegno regionale a un piano di riequilibrio da oltre 100 milioni, senza fermare cantieri e sicurezza della rete.

Gli ombrelloni sulla A18

La gestione della rete autostradale siciliana è stata al centro nei giorni scorsi per via di quanto accaduto  lungo la A18 Messina-Catania con code infinite a causa dell’imbuto provocato dai numerosissimi cantieri aperti e dalla mancanza di personale ai caselli durante i picchi di affluenza. Per sopravvivere all’attesa e alle temperature estive senza rischiare colpi di calore, diversi automobilisti sono scesi dalle vetture incolonnate e hanno aperto gli ombrelloni da spiaggia direttamente sulla carreggiata per creare zone d’ombra.