L’Antitrust ha dato il via libera all’acquisizione del 51% di Isab da parte di Ludoil Energy, ma il dossier della raffineria di Priolo resta tutt’altro che chiuso. Il provvedimento dell’Agcm, pubblicato nel bollettino del 24 agosto, stabilisce che l’operazione “non ostacola in misura significativa la concorrenza effettiva nel mercato nazionale o in una sua parte rilevante”. Una valutazione tecnica, circoscritta agli effetti sulla concorrenza: Ludoil non possiede altre raffinerie, non genera quindi sovrapposizioni con l’impianto di Priolo, e nei mercati della logistica, dello stoccaggio e della distribuzione di carburanti detiene quote sotto il 10%. In Sicilia il gruppo non ha depositi petroliferi e un solo impianto di distribuzione stradale.
Il rapporto con Trafigura
Dal provvedimento emerge un dato che condizionerà la gestione industriale dei prossimi anni. Secondo quanto riporta Staffetta Quotidiana, l’Antitrust rileva che il gruppo italiano non sarebbe attrezzato come fornitore autonomo di greggio, restando quindi legato al trader che oggi rifornisce la raffineria; un’eventuale risoluzione di quel contratto avrebbe, secondo l’Autorità, “conseguenze economiche rilevanti” per Isab. È la chiave di lettura più concreta che si può trarre dagli atti: il passaggio di proprietà restituisce a un gruppo italiano il controllo azionario della raffineria, ma non necessariamente la piena autonomia sull’approvvigionamento di petrolio, terreno su cui il ruolo del trader resta centrale.
Un secondo tassello riguarda il golden power. Il 5 agosto la commissione competente aveva già dato il via libera con prescrizioni alla cessione da Goi Energy a Ludoil, disegnando un’operazione in due fasi: prima il 51%, poi la possibilità di salire fino al 100% tramite un’opzione put/call sulla quota restante. Antitrust e golden power sono dunque i due pilastri normativi su cui si regge il closing, ma nessuno dei due entra nel merito del piano industriale che la nuova proprietà intende realizzare.
La bioraffineria
Il tema non è di poco conto, perché Isab non è un asset qualunque. La raffineria copre da sola circa il 22% del fabbisogno nazionale di carburanti, gasolio e benzina: un impianto strategico per la tenuta energetica del Paese, oltre che per l’indotto occupazionale del siracusano.
Accanto alla produzione fossile, che resta la voce prevalente e non subirà riduzioni nel breve periodo, Isab ha avviato da fine luglio anche la conversione parziale verso i biocarburanti. L’impianto Fcc di Priolo Nord processa oli vegetali Pome, sottoprodotto della filiera dell’olio di palma, per ottenere biobenzine e Saf, il carburante sostenibile per l’aviazione, con un obiettivo dichiarato di 500mila tonnellate annue a regime. Un mercato che, va detto, non nasce da un vantaggio competitivo ma dagli obblighi del regolamento europeo ReFuelEU Aviation e dal sistema di quote gratuite Ets, e su cui pesa il nodo mai del tutto risolto della sostenibilità reale delle filiere legate all’olio di palma.
La Cgil spinge sul piano industriale
Su questo scenario interviene la Cgil di Siracusa, che con una nota del Settore Industria chiede alla nuova proprietà di uscire dagli annunci. “L’Antitrust si è pronunciata sugli effetti dell’operazione sulla concorrenza. Adesso spetta alla nuova proprietà chiarire quale progetto industriale intenda realizzare per Isab e per l’intero polo industriale siracusano”, afferma il sindacato, che si dice “favorevole a una prospettiva di trasformazione industriale che guardi alla transizione energetica” ma avverte: “la transizione non può essere soltanto una parola contenuta nei piani industriali. Deve tradursi in investimenti, occupazione stabile, formazione, sicurezza e qualificazione del lavoro”.
I timori per l’indotto
Le preoccupazioni riguardano soprattutto l’indotto, con migliaia di lavoratori diretti e delle imprese di manutenzione, tra metalmeccanica e coibentazioni: “Non accetteremo che la trasformazione industriale venga utilizzata per ridurre gli organici, aumentare la precarietà o comprimere i costi sulla sicurezza. Non esiste transizione industriale senza lavoro e non esiste futuro per l’industria senza sicurezza”. La Cgil chiede un confronto immediato con Ludoil su piano industriale, investimenti, tempi di realizzazione dei nuovi impianti, prospettive occupazionali e strategie sulla raffinazione tradizionale, con «particolare attenzione» a sicurezza, manutenzione e qualificazione professionale.
L’appello a Regione e Governo nazionale
Il sindacato allarga infine lo sguardo alle istituzioni: “Il futuro di Isab non può essere affrontato esclusivamente come una vicenda societaria. Governo, Regione Siciliana e istituzioni territoriali devono tornare a esercitare un ruolo nella definizione di una strategia industriale per il polo di Priolo-Augusta-Melilli”. E conclude: “Il passaggio di proprietà può rappresentare una nuova opportunità, ma solo se accompagnato da un progetto industriale credibile. Chiediamo a Ludoil di passare dagli annunci ai fatti: investimenti certi, tempi certi e garanzie certe per il lavoro e per i lavoratori. Su questo la Cgil è pronta al confronto. Ma sarà un confronto nel quale il lavoro non sarà spettatore, sarà protagonista”.






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