Il vescovo di Caltagirone, Calogero Peri, ha scritto a tutta la diocesi dopo il furto avvenuto nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Scordia. La lettera, con la data di oggi, lunedì 31 agosto, chiede alle parrocchie di organizzare celebrazioni eucaristiche, adorazioni e preghiere di riparazione.

Il furto risale alla notte fra venerdì 28 e sabato 29 agosto. Dalla chiesa di piazza Regina Margherita sono state portate via le ostie consacrate custodite nel tabernacolo. Con esse alcuni oggetti di arredo sacro, probabilmente in argento. L’elenco esatto è ancora in corso di verifica da parte del parroco.

Come sono entrati

La ricostruzione degli inquirenti riguarda il punto di accesso.

Gli ignoti sarebbero entrati dall’alto, passando attraverso una vetrata della chiesa. Un’altra ricostruzione, invece, riferisce che si sarebbero calati dall’interno.

Durante l’irruzione uno di loro si sarebbe ferito. Con ogni probabilità nel tentativo di attraversare o infrangere il vetro. Sul pavimento sono rimaste tracce di sangue.

È l’elemento che gli investigatori considerano di maggiore interesse, data la possibilità di eseguire accertamenti su quelle tracce.

La denuncia del parroco e le indagini

Ad accorgersi del furto è stato il parroco, don Franco Messina, che ha informato immediatamente i carabinieri della stazione locale.

I militari hanno avviato le indagini per ricostruire la dinamica del raid e individuare i responsabili.

Non risultano al momento persone identificate.

Che cosa è stato portato via

La lettera del vescovo indica con precisione l’oggetto sottratto dal tabernacolo: “Come vi è stato comunicato, dalla chiesa di Santa Maria Maggiore è stata rubata la pisside con le ostie consacrate”.

La pisside è il vaso sacro in cui vengono conservate le ostie consacrate. Ha in genere la forma di una coppa con coperchio. Viene custodita nel tabernacolo, l’armadio chiuso a chiave collocato nella chiesa.

Accanto alla pisside sarebbero stati asportati altri oggetti di arredo sacro. La quantificazione è ancora in corso.

L’ipotesi dei riti esoterici e cosa la sostiene

Sul movente le ricostruzioni avanzano un’ipotesi che va maneggiata per quello che è.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il furto potrebbe essere collegato a riti esoterici o a presunte messe nere. La stessa fonte precisa che si tratta soltanto di un’ipotesi. Dovrà eventualmente trovare conferma negli accertamenti degli investigatori.

Al momento, pertanto, il movente resta da accertare. Le altre ipotesi che di norma accompagnano un furto in chiesa, a partire dal valore dei metalli, non risultano escluse.

La lettera del vescovo

Il documento diocesano si apre con il riferimento diretto ai fatti: “Carissimi, ci ferisce e ci addolora l’azione sacrilega compiuta nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 a Scordia”.

Il vescovo aggiunge che il furto colpisce per la sua gravità la comunità cristiana di Scordia e l’intera diocesi. Poi passa al significato attribuito al gesto: “Ci sconvolge grandemente il pensiero che il sacramento per eccellenza dell’amore che Dio ha per noi, sia stato trafugato da mani e per scopi sacrileghi”.

Sul comportamento da tenere, il testo distingue fra il perdono e la risposta della comunità: “Se sull’esempio del Signore sulla croce preghiamo il Padre di perdonare coloro che hanno commesso questo sacrilegio, rubando il pane eucaristico, perché non sanno veramente quello che fanno, diverso deve essere il nostro comportamento. Noi sappiamo la gravità di tale gesto e per questo dobbiamo riparare, pregare e adorare”.

Cosa chiede alle parrocchie

Dalla lettera discende una richiesta operativa: “A tale scopo chiedo a tutta la Diocesi di sensibilizzare il popolo santo di Dio per custodire il tesoro dell’eucarestia e di organizzare nelle parrocchie, nelle rettorie, nelle cappelle, celebrazioni eucaristiche, adorazioni, preghiere di riparazione per il male commesso”.

Il vescovo suggerisce inoltre di introdurre intenzioni particolari nella preghiera dei fedeli e propone un testo da usare come modello per le preghiere di riparazione: “Noi ti adoriamo Santissimo Signore Gesù Cristo, presente nel sacramento dell’Eucarestia, qui e in tutte le chiese che sono nel mondo intero. Ti chiediamo perdono per i nostri peccati e per quelli che non riconoscono il male commesso. Abbi misericordia di noi tutti. Rinnova la nostra fede, perché possiamo riconoscere che tu sei il pane disceso dal cielo e solo chi mangia di questo pane riceve la vita eterna. A te Signore ogni gloria, onore e benedizione nei secoli dei secoli. Amen”.

Che cos’è la messa di riparazione

La celebrazione richiesta dal vescovo ha una funzione precisa nella prassi ecclesiale. In caso di profanazione o oltraggio di un luogo sacro la Chiesa prevede la messa di riparazione. È il rito attraverso cui viene rinnovata la sacralità del luogo e manifestata la condanna dell’offesa arrecata alla comunità religiosa.

Sacrilegio e furto, due piani diversi

Il termine sacrilegio appartiene al linguaggio ecclesiale e indica la profanazione di ciò che è consacrato.

Nell’ordinamento penale italiano quel reato non esiste come fattispecie autonoma. Ciò che si contesta a chi entra in una chiesa e porta via oggetti è il furto, con le eventuali aggravanti previste dal codice.