“Come vorremmo, cara Santina, caro Roberto, caro Natalino, cara Giovanna, parenti e amici tutti, tornare indietro, un attimo prima di quell’incendio che è partito, diabolicamente, lì dov’era Salvatore. Come vorremmo essere là un attimo prima che lui, travolto dalla sua intima bontà, dalla sua generosità, si buttasse nelle fiamme per salvare la casa di campagna, quel luogo caro e sacro della sua famiglia. Tornare a quell’istante, essere disposti anche ad accogliere la rabbia che ci suscita, ci aiuta anche a trovare il coraggio della verità: questo rogo non è una tragica fatalità, ma il frutto avvelenato di una mano criminale, vigliacca e dolosa, che continua a violentare e bruciare la nostra terra”.

Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice nel corso dell’omelia dei i funerali del giovane Salvatore Giglia, morto per le gravi ustioni riportate nel tentativo di arginare il fuoco durante l’incendio divampato tre giorni fa alle porte di Ciminna. La celebrazione è stata officiata questo pomeriggio nella parrocchia Santa Maria Maddalena, Chiesa Madre di Ciminna davanti ai famiglia di Salvatore, del sindaco di Ciminna Vito Filippo Barone e di tanti sindaci della provincia. La chiesa è piena e ci sono tanti che sono rimasti fuori.

“ Chi appicca il fuoco per incuria, – ha aggiunto l’arcivescovo – per disprezzo del bene comune o logiche delinquenziali e parassitarie calpesta la sacralità della vita umana e si macchia di un delitto esecrabile. Che va riparato. A questa barbarie che distrugge il futuro, Salvatore ha opposto la limpidezza della sua vita, il senso del dovere e il coraggio di chi difende ciò che ama fino all’estremo sacrificio”.

Il sindaco Barone, incendio partito da 8 punti diversi

“Il 29 di agosto alle 14.45 siamo stati avvisati di un incendio che si alimentava nella vicina Ventimiglia e in pochissimo tempo il fuoco assassino ha raggiunto le porte di Ciminna. Di una violenza inaudita, di una capacità di avvolgere il paese inaspettata. Tutto il paese è accorso, abbiamo fatto tutto il possibile, tutte le autobotti sono state prese. La ditta locale di calcestruzzi non ha esitato a mandare tutti i propri mezzi perché la cosa stranissima, in contemporanea, in 8 parti del paese il fuoco divampava e rischiava di entrare dentro le nostre case, ha sfiorato la tragedia avvolgendo con le fiamme la sagrestia della chiesa dei Cappuccini. In dieci anni di sindaco non ho visto mai nulla di simile. Pochi gli aiuti dall’esterno”.

Lo ha detto profondamente commosso il sindaco di Ciminna Vito Filippo Barone nella chiesa madre durante i funerali di Salvatore Giglia, il giovane ucciso dall’incendio che ha messo in ginocchio il paese nel palermitano.

“L’incendio ha distrutto tante attività produttive, ha arrecato danni alle campagne.  Ma a tutto questo ci può essere rimedio. Non c’è rimedio per la perdita del nostro figlio. Io mi rivolgo ai piromani, pentitemi. Pentitevi, non è ammissibile che una mano barbara possa arrecare tanto dolore e sofferenza a una comunità. Salvatore ci ha lasciato compiendo un atto di eroismo, ha voluto difendere ciò che era più caro alla propria famiglia, ha voluto difendere la propria famiglia e con la generosità che lo contraddistingueva si è immolato. Ho ricevuto la telefonata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha manifestato la sua vicinanza in questo momento di sofferenza come anche il presidente della Regione Renato Schifani”.