Più di una PMI italiana su due ha aumentato nel 2025 la spesa per la trasformazione digitale rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, presentata a maggio 2026. Dietro il dato positivo resta però un mercato diviso: solo il 24% delle PMI investe intensamente nel digitale in tutte le aree aziendali, mentre il 27% concentra gli investimenti sulle attività considerate prioritarie.
La fotografia racconta una digitalizzazione che avanza, ma anche una nuova sfida. Non basta introdurre software, cloud o intelligenza artificiale: il passaggio decisivo consiste nel riuscire a integrarli nelle attività quotidiane e ripensare il modo in cui informazioni, documenti e decisioni si muovono all’interno dell’organizzazione.
Le imprese investono, ma il digitale deve entrare nei processi
Il tema emerge anche dall’Osservatorio Deloitte Private sulle PMI italiane: l’84% delle aziende intervistate considera la trasformazione digitale l’investimento più importante per generare valore presente e futuro. Allo stesso tempo, per oltre sette leader su dieci la diffusione delle nuove tecnologie richiede un profondo ripensamento dei modelli di business esistenti.
È proprio qui che si misura la distanza tra adottare una tecnologia e trasformare davvero un’impresa. Un’azienda può utilizzare software avanzati e continuare a gestire approvazioni via email, trasferire manualmente informazioni tra sistemi diversi o stampare documenti per completarli e archiviarli. In questi casi il digitale si aggiunge al processo esistente, senza modificarlo realmente.
Il digital trust entra nei processi aziendali
La stessa evoluzione riguarda le attività nelle quali è necessario garantire identità, autenticità dei documenti e valore giuridico delle operazioni. Firma elettronica, PEC, identità digitale e conservazione possono diventare componenti integrate dei processi aziendali, anziché essere utilizzate come strumenti separati.
La sfida non è soltanto portare online attività prima gestite su carta. Con l’evoluzione del quadro normativo europeo cresce anche l’esigenza di costruire processi digitali sicuri, interoperabili e riconosciuti oltre i confini nazionali. Un aspetto sempre più importante anche per le PMI che lavorano con clienti, fornitori e partner in mercati diversi. È una direzione evidenziata anche da Tinexta Infocert, fornitore leader di servizi di digital trust: la firma digitale non rappresenta più soltanto il momento conclusivo della sottoscrizione, ma può inserirsi in un ecosistema più ampio nel quale documenti, identità e servizi fiduciari dialogano tra loro. L’obiettivo è rendere i processi più continui e affidabili, dalla preparazione e approvazione del documento fino alla firma e alla sua successiva gestione.
Digitalizzare significa cambiare il modo di lavorare
Un contratto, ad esempio, può essere generato all’interno di un gestionale, condiviso, approvato, sottoscritto e successivamente conservato senza uscire dal flusso digitale. Il risultato non riguarda soltanto la riduzione della carta: significa limitare attività ripetitive, ridurre gli errori e rendere informazioni e documenti più facilmente accessibili.
Anche il Politecnico fotografa questa direzione: tra le PMI che innovano prevalgono gli interventi sui processi, mentre il 56% ha investito nel cloud nel triennio 2023-2025 e la quota di imprese che prevede investimenti in questa tecnologia sale al 91% per il periodo 2026-2028.
Tecnologia e competenze devono crescere insieme
Resta però il nodo delle competenze. La ricerca del Politecnico rileva che il 76% delle PMI non ha investito né prevede investimenti nell’intelligenza artificiale e appena il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione sull’AI. La competitività digitale delle PMI si gioca quindi sulla capacità di far crescere insieme tecnologia, organizzazione e persone. Cloud, AI, software gestionali e servizi di digital trust generano valore quando permettono di eliminare passaggi inutili, collegare attività prima separate e liberare risorse per quelle a maggiore valore aggiunto. La nuova fase della digitalizzazione passa proprio da qui: non utilizzare più tecnologia, ma utilizzarla per costruire processi migliori.






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