Ottantadue persone intossicate, due morte, trentotto costrette a ricevere trasfusioni. È il bilancio di una serie di avvelenamenti acuti registrati a Lampedusa tra il 2024 e il 2025. Riguarda i migranti arrivati lungo la rotta del Mediterraneo centrale. La causa è stata individuata e ha un nome: N-metilanilina, un additivo usato per migliorare le prestazioni dei carburanti. Lo studio che la identifica è stato pubblicato oggi, 11 settembre 2026, sul New England Journal of Medicine.

Che cosa è successo sull’isola

A coordinare l’indagine è stato il Centro Antiveleni Maugeri Pavia – CNIT. Ha lavorato con il personale sanitario del Punto Territoriale di Emergenza di Lampedusa, con diversi ospedali siciliani e con il Ministero della Salute.

I pazienti erano in prevalenza giovani uomini. Arrivavano con quadri clinici gravi. In alcuni casi presentavano ustioni della pelle o un forte odore di benzina addosso.

I casi più seri finivano in elicottero. Il trasferimento urgente era verso le rianimazioni degli ospedali siciliani. Difficoltà respiratorie e alterazioni dello stato di coscienza erano i segnali che facevano scattare il trasporto.

Che cos’è la metemoglobinemia

La condizione che accomunava i pazienti si chiama metemoglobinemia. È rara e può essere letale.

Succede che l’emoglobina perde la capacità di trasportare l’ossigeno. Non riesce più a cederlo ai tessuti. Nelle forme gravi compaiono cianosi, difficoltà respiratoria e alterazioni dello stato di coscienza. Senza un trattamento tempestivo può portare alla morte.

Nei pazienti di Lampedusa i livelli di metemoglobina hanno raggiunto il 68 per cento. Il 90 per cento ha ricevuto l’antidoto, il blu di metilene, spesso con somministrazioni ripetute.

Due persone sono morte nelle fasi acute dell’intossicazione. In trentotto si è manifestata più tardi una complicanza, l’anemia emolitica, che ha reso necessarie le trasfusioni.

Come si è arrivati all’additivo

Tutto è partito da una segnalazione del personale sanitario di Lampedusa. Il Centro Antiveleni ha avviato un’indagine clinica e tossicologica. Serviva a caratterizzare i casi e a risalire alla causa.

All’inizio la causa non era nota. L’unico elemento comune era l’esposizione ai carburanti durante la traversata. Ma c’era un’incongruenza: la benzina non risulta associata allo sviluppo di metemoglobinemia.

È stata proprio quell’incongruenza a far partire le analisi tossicologiche mirate. Sono stati prelevati campioni biologici da un sottogruppo di pazienti. Erano quelli con i quadri più gravi.

La raccolta dei campioni è passata dalla rete con gli ospedali siciliani. Alle indagini hanno contribuito il Centro Ricerche Ambientali Maugeri e il Dipartimento di Chimica dell’Università di Pavia. Le analisi hanno rilevato la N-metilanilina o i suoi metaboliti. La sostanza era nei pazienti esaminati.

Poi è stata controllata la fonte. Il Centro Ricerche Ambientali Maugeri ha fornito il radiello, il campionatore d’aria passivo brevettato da Maugeri. È servito per i prelievi a bordo dell’imbarcazione. Le analisi sulla benzina sono state eseguite dal laboratorio chimico dell’Università di Pavia. Hanno confermato la presenza della sostanza.

Perché il contatto avviene durante la traversata

La N-metilanilina è una causa rara di metemoglobinemia e può essere assorbita attraverso la pelle. È questo il punto che spiega il fenomeno.

Sulle imbarcazioni sovraffollate le perdite di carburante si mescolano con l’acqua di mare. Quella miscela si raccoglie sul fondo. Chi è a bordo resta a contatto diretto per molte ore o per giorni. A volte è parzialmente immerso.

L’esposizione cutanea prolungata porta all’assorbimento della sostanza. Il rischio tossicologico non dipende, quindi, dal carburante in sé. Dipende dalle condizioni in cui avviene il viaggio.

Il protocollo costruito con i sanitari di Lampedusa

Accanto all’indagine il Centro Antiveleni ha sostenuto la diagnosi, le decisioni terapeutiche e il coordinamento fra i servizi coinvolti.

Con il personale sanitario dell’isola è stato messo a punto un protocollo specifico. Vale sia per la gestione sul posto sia per il trasferimento negli ospedali siciliani. Non era semplice: il contesto è quello di un’emergenza con risorse diagnostiche e terapeutiche limitate.

Il risultato più pratico riguarda l’antidoto. Il blu di metilene inizialmente non era disponibile a Lampedusa. Con il protocollo è stato stoccato sull’isola. Sessantatré pazienti su ottanta hanno ricevuto la prima dose sul posto, prima del trasferimento.

I quattro giorni di ottobre 2025

C’è stato un momento in cui il sistema è andato vicino al limite. Tra il 19 e il 22 ottobre 2025 si sono concentrati quarantuno casi in quattro giorni consecutivi.

In quella fase il Centro Antiveleni Maugeri ha contribuito all’attivazione della Scorta Nazionale Antidoti e Farmaci del Ministero della Salute. Serviva ad assicurare la disponibilità del blu di metilene.

Le parole del direttore scientifico

Sul significato dell’operazione è intervenuto il professor Giancarlo Agnelli, direttore scientifico Maugeri: “Questa esperienza mostra il valore dell’attività diagnostico-terapeutica, di tossicosorveglianza e di ricerca scientifica svolta dal Centro Antiveleni Maugeri e dai suoi medici e ricercatori nel riconoscere precocemente fenomeni emergenti a rischio per la salute pubblica. La centralizzazione delle consulenze clinico-tossicologiche e analitiche, la continuità dell’attività e la rete con i servizi di emergenza, gli ospedali e i laboratori hanno permesso di collegare in tempo reale casi osservati in momenti e strutture diverse, di riconoscere rapidamente il fenomeno, di orientare trattamento e triage, di garantire l’antidoto e di coordinare gli approfondimenti fino all’identificazione della sostanza responsabile e della fonte di esposizione”.

Lo studio è consultabile sul sito del New England Journal of Medicine.