Nessuna proposta alternativa dalle opposizioni e l’iter sul voto segreto all’Ars riparte sull’unico binario rimasto in campo: quello della maggioranza. Il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, prende atto del silenzio delle minoranze e riapre i giochi in Commissione Regolamento a Palazzo dei Normanni. Una mossa che arriva dopo mesi di scontro politico e che rimette al centro della scena il testo del presidente, mirato a tagliare le gambe alla prassi dei franchi tiratori a Sala d’Ercole.

L’affondo di Galvagno: “Solo appelli roboanti”

Al termine della seduta odierna della Commissione Regolamento, il presidente dell’Ars non ha nascosto il proprio disappunto per il mancato dialogo con il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle.

“Nessuna proposta di modifica del regolamento dell’Ars sul voto segreto è stata presentata dalle opposizioni, così come avevo auspicato più volte”, dichiara netto Galvagno. “Sinceramente spiace perché fino all’ultimo ho sperato e creduto che potesse giungere in Commissione almeno un’idea diversa da quella che al momento resta in campo. Solo alcune settimane fa, infatti, avevo annunciato pubblicamente il ritiro di tutte le mie proposte di modifica a patto che ne arrivasse almeno una dalle forze politiche di minoranza. Oggi, invece, né sull’abolizione del voto segreto né sulla sua eventuale limitazione è stato avanzato alcunché”.

Il presidente punta il dito contro quella che definisce una discrepanza tra la narrazione esterna e l’attività parlamentare: “Eppure, fuori dal perimetro di Sala d’Ercole e della Commissione, proprio contro il voto segreto, spesso assistiamo ad appelli roboanti: peccato poi che la protesta non si trasformi in proposta. Al momento, quindi, resta valida solo la mia iniziativa, di fatto l’unica, che se approvata entrerà in vigore, al pari di eventuali altre modifiche, a partire dalla prossima legislatura”.

Dalla Cerimonia del Ventaglio allo scontro politico

La polemica affonda le radici nella scorsa estate. Durante la tradizionale Cerimonia del Ventaglio dello scorso luglio, Galvagno aveva lanciato una vera e propria sfida formale alle opposizioni. In quella sede, il presidente si era detto pronto a ritirare il proprio testo pur di favorire una convergenza ed evitare che la riforma del voto segreto naufragasse nel voto segreto d’Aula (uno scenario definito sarcasticamente come una “politica da barzelletta”).

L’obiettivo cardine della riforma – caldeggiata a più riprese anche dal governatore Renato Schifani – è quello di allineare l’Ars alle regole del Senato della Repubblica, eliminando il segreto nell’espressione di voto anche in occasione dei singoli emendamenti soprattutto sulle leggi di bilancio e di stabilità, dove storicamente si consumano i cosiddetti “tradimenti” dei franchi tiratori contro la tenuta della maggioranza. Dall’altra parte, le opposizioni (con il M5S in testa) avevano rivendicato nei mesi scorsi l’esistenza di proprie posizioni, giudicate però distanti da quelle del centrodestra, senza tuttavia formalizzare un testo alternativo in Commissione entro i tempi previsti.

Il nodo dei cambi di casacca

I giochi, dunque, tornano a farsi serrati. Con il tramonto dell’ipotesi di un accordo bipartisan, la proposta Galvagno resta l’unica sul tavolo per quanto riguarda la stretta sulle urne segrete. Ma non è l’unica fiche sul tavolo delle riforme regolamentari che adesso potranno approdare a sala d’ercole.

“Mi corre l’obbligo precisare – conclude Galvagno – che tutte le altre proposte di modifica da me avanzate verranno votate dall’Aula assieme a quella formulata dall’on. Ciminnisi (M5S), che ho avuto modo di apprezzare e condividere, sulla decadenza dalle cariche per cambio di gruppo parlamentare”. Un asse trasversale, quest’ultimo, nato per arginare il fenomeno del trasformismo e dei continui cambi di casacca all’interno del Parlamento siciliano.

La proposta pentastellata a cui si riferisce Galvagno

Lo stop ai cambia casacca all’Ars sarà effetto della proposta che è stata approvata proprio oggi dalla commissione regolamento dell’Ars. Si tratta dell’emendamento a firma della deputata M5S Cristina Ciminnisi che mira a mettere un freno ad un malcostume che ha portato ad una trentina di cambi di partito solo nelle ultime due legislature.

La norma, che per diventare operativa deve ora passare al vaglio di Sala d’Ercole, prevede, per chi cambia partito, la decadenza dagli incarichi negli uffici di presidenza dell’Ars e in quelli delle commissioni parlamentari.

“Queste sanzioni – dice Ciminnisi che aveva lavorato alla norma con la ex collega Martina Ardizzone – sono operative al Senato dal luglio del 2022 e sono diventate norme di legge pure nelle Marche su proposta del M5S. Contiamo che anche qui queste modifiche vadano in porto. È giunto il momento di cercare di restituire etica alla politica, la cui credibilità tra l’altro è continuamente minata dagli scandali che la travolgono con inaccettabile frequenza”.

“Non è possibile – continua la parlamentare M5S – che i deputati, una volta eletti, passino da un partito all’altro per mero tornaconto personale, tradendo la volontà degli elettori che li avevano votati. Quello dei voltagabbana è un malcostume inaccettabile e ormai diffusissimo che vede tanti politici cambiare partito con impressionante facilità, passando magari a formazioni politiche con idee e programmi totalmente opposti a quelli graditi agli elettori che li avevano votati per rappresentarli in Parlamento. Tra l’altro questi passaggi alterano la rappresentatività dei partiti, che deve essere assicurata a tutti all’interno degli uffici di presidenza. E questo è inaccettabile”.