La Corte d’Assise di Siracusa ha assolto Yari Aglianò, Andrea Failla e Tharinda Mallawa, i tre imputati che avevano scelto il rito ordinario nel processo sul presunto sequestro di persona avvenuto a Scicli. Una decisione arrivata dopo la requisitoria del pubblico ministero Fragalà, che aveva chiesto l’assoluzione per tutti e tre.

Aglianò era difeso dall’avvocato Junio Celesti. La sua posizione era diventata uno dei punti centrali del dibattimento, anche per la linea difensiva costruita attorno ad alcuni elementi che miravano a dimostrarne l’estraneità ai fatti.

La vicenda partita da una partita di droga

La storia risale al 20 giugno 2024, quando nel quartiere Jungi di Scicli si sarebbe consumato uno scontro tra due gruppi di giovani nell’ambito di una partita di droga non pagata. Secondo la ricostruzione investigativa, un gruppo di modicani e sciclitani avrebbe ricevuto da alcuni siracusani circa quattro chili di hashish, per un valore di circa 15 mila euro, senza poi saldare il debito.

La reazione sarebbe stata una spedizione armata a Scicli, con una sparatoria e il sequestro di un diciannovenne, portato via per ottenere la restituzione della droga o del denaro.

Il giovane liberato a Siracusa

Durante il trasferimento, il ragazzo avrebbe tentato di fuggire lanciandosi dall’auto in movimento e sarebbe rimasto ferito da un colpo di pistola alla spalla. Il giorno successivo i carabinieri lo avrebbero individuato e liberato in un appartamento di via Privitera, nella zona della Borgata a Siracusa. L’inchiesta aveva portato, nel gennaio 2025, a nove arresti, quattro dei quali riguardavano minorenni, per i quali si è proceduto separatamente.

I video come elemento della difesa

Nel processo, l’avvocato Celesti ha cercato di dimostrare che Aglianò non poteva essere coinvolto nel sequestro attraverso una serie di elementi legati alla sua presenza altrove nel momento in cui i fatti si sarebbero verificati.

In particolare, la difesa ha valorizzato alcuni video pubblicati su TikTok, nei quali Aglianò compariva a Siracusa, anche a Ortigia e al mare. Materiale che, secondo la tesi difensiva, avrebbe consentito di collocare l’imputato lontano da Scicli nel momento del sequestro. A questa ricostruzione si sono aggiunte in aula le testimonianze della moglie di Aglianò e di un’amica, chiamate a confermare la sua presenza in quei luoghi.

Una ricostruzione che ha inciso sul processo

La linea difensiva ha quindi puntato non soltanto a contestare la partecipazione di Aglianò, ma a mettere in discussione la sua stessa presenza sulla scena dei fatti. Un elemento rilevante nel quadro del procedimento, nel quale erano imputati anche Failla e Mallawa.

La Corte, al termine del dibattimento, ha assolto tutti e tre gli imputati del rito ordinario. Per Aglianò la decisione arriva dopo che, già nel maggio scorso, la Corte d’Assise aveva sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari, accogliendo la richiesta della difesa.