Il futuro della manifattura italiana potrebbe non dipendere dalla capacità di produrre sempre più oggetti, ma da quella di restituire valore a ciò che è già stato prodotto. È questa la prospettiva del remanufacturing, un modello industriale che punta a rigenerare prodotti arrivati alla fine del loro ciclo di vita, riportandoli a condizioni equivalenti al nuovo o persino migliorandone le prestazioni attraverso le tecnologie oggi disponibili.
Non si tratta semplicemente di recuperare materiali o riparare un oggetto. Il remanufacturing propone un cambiamento più profondo: ripensare il rapporto tra produzione, durata dei beni, innovazione tecnologica e sostenibilità economica.
A sostenere questa visione è Alberto Baesso, imprenditore e presidente della SIR – Società Italiana Remanufacturing, impegnata nel promuovere il dialogo tra ricerca scientifica e mondo produttivo, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.
Una prospettiva che assume un significato particolare per la Sicilia, dove le competenze scientifiche possono contribuire a costruire nuove opportunità industriali, purché riescano a incontrare le esigenze concrete delle imprese.
Rigenerare significa anche innovare
L’esempio proposto da Baesso è immediato: un prodotto realizzato dieci anni fa può essere recuperato, riprogettato e aggiornato utilizzando tecnologie che al momento della sua produzione non esistevano.
Il risultato non è necessariamente una copia dell’oggetto originale. Può essere un prodotto con caratteristiche e prestazioni superiori, ottenuto valorizzando una parte significativa di ciò che già esiste.
In questa prospettiva, la sostenibilità non rappresenta soltanto un obiettivo ambientale. Diventa anche una possibile strategia industriale, capace di aprire nuovi spazi di attività per le imprese.
Il punto centrale è proprio questo: trasformare la rigenerazione dei prodotti in un modello di business, superando l’idea che l’attività manifatturiera debba necessariamente coincidere con la produzione di beni completamente nuovi.
Perché questa trasformazione sia possibile, però, occorrono competenze, tecnologie e soprattutto un rapporto più stretto tra chi sviluppa conoscenza e chi deve applicarla nei processi produttivi.
La sfida delle PMI: non inseguire la produzione di massa
Il ragionamento di Baesso parte anche da una constatazione sul cambiamento degli equilibri industriali internazionali.
Una parte importante della produzione manifatturiera di massa si è progressivamente spostata verso la Cina. Per le piccole e medie imprese italiane, cercare di competere esclusivamente sulla quantità rischia quindi di essere una strada poco efficace.
La risposta, secondo il presidente della SIR, deve essere cercata altrove: nella creatività, nell’innovazione, nella capacità di progettare processi differenti e nell’offerta di servizi collegati ai prodotti.
Il remanufacturing si inserisce in questa visione perché richiede competenze tecniche, capacità di personalizzazione e soluzioni industriali che non si esauriscono nella semplice fabbricazione.
Per il sistema delle PMI, dunque, la questione non è soltanto adottare una nuova tecnologia, ma individuare un diverso posizionamento competitivo.
Significa interrogarsi su quali attività possano generare valore in un mercato internazionale nel quale la produzione standardizzata è sempre più concentrata in grandi sistemi industriali.
Il collegamento ancora necessario tra ricerca e imprese
È su questo terreno che si sviluppa l’attività della SIR, nata da esperienze tecnico-scientifiche legate all’Università di Palermo e progressivamente aperta a collaborazioni con il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e con realtà europee.
Baesso individua uno dei principali ostacoli alla trasformazione industriale nella distanza che ancora separa il mondo della ricerca da quello delle imprese.
La produzione scientifica genera conoscenze e soluzioni, ma il loro trasferimento verso le piccole aziende non è automatico. Dall’altra parte, le imprese possono incontrare difficoltà nel riconoscere le opportunità applicative offerte dalla ricerca.
Da qui l’esigenza di superare un modello di confronto limitato alla presentazione di contributi accademici, per costruire occasioni nelle quali ricercatori e imprenditori possano discutere problemi produttivi, applicazioni concrete e nuovi modelli economici.
Questa impostazione caratterizza anche l’iniziativa organizzata a Palermo dal 7 al 9 ottobre 2026.
Le prime due giornate, ospitate dal CNR presso l’ICAR di Palermo, sono dedicate al confronto scientifico internazionale, con la partecipazione di ricercatori provenienti da diversi Paesi europei, dall’Africa e dall’India.
La giornata conclusiva del 9 ottobre, prevista a Palazzo Steri, sede del Rettorato dell’Università di Palermo, sposta invece l’attenzione sulle imprese, sulle opportunità economiche e sui modelli di business che possono nascere dall’applicazione delle conoscenze scientifiche.
La scelta di distinguere i due momenti risponde a un obiettivo preciso: partire dalla ricerca per arrivare al mercato, senza considerare il trasferimento tecnologico un risultato scontato.
Palermo come punto di incontro tra Europa e Africa
Nella visione illustrata da Baesso, Palermo può svolgere anche una funzione di collegamento internazionale.
La presenza di ricercatori e interlocutori africani nell’iniziativa non è soltanto un elemento di apertura geografica. Si inserisce nella volontà di costruire relazioni scientifiche e industriali capaci di mettere in contatto competenze, esigenze produttive e opportunità di collaborazione.
Il rapporto tra Europa e Africa diventa così una delle dimensioni attraverso cui immaginare lo sviluppo di nuove attività manifatturiere.
Accanto a questa prospettiva internazionale, Baesso richiama anche l’attenzione sulle aree interne e sui territori che rischiano di restare ai margini dei processi di innovazione.
La possibilità di valorizzarli passa anche dalla diffusione di competenze e modelli produttivi che non richiedano necessariamente di replicare le grandi concentrazioni industriali.
Il tema, in definitiva, è quello della capacità dei territori di partecipare alla trasformazione economica attraverso le proprie risorse scientifiche, imprenditoriali e relazionali.
Dalla conoscenza a nuovi modelli industriali
Il messaggio che emerge dal ragionamento di Alberto Baesso va oltre la promozione di una specifica tecnica produttiva.
Il remanufacturing diventa un esempio di come la manifattura possa evolvere quando sostenibilità, innovazione e competitività vengono affrontate come parti dello stesso problema.
Per le PMI italiane, e per quelle siciliane in particolare, la sfida è individuare attività nelle quali la qualità delle competenze, la creatività e la capacità di innovare possano contare più dei volumi di produzione.
Per università e centri di ricerca, invece, si tratta di rendere più diretto il rapporto tra conoscenza scientifica e bisogni del sistema produttivo.
Le tre giornate di Palermo si collocano in questo percorso. Il loro valore non dipenderà soltanto dal confronto internazionale o dalla qualità dei contributi scientifici, ma dalla capacità di trasformare quel dialogo in relazioni operative tra ricercatori e imprese.
La questione decisiva non è soltanto come dare nuova vita ai prodotti, ma come dare nuove prospettive alla manifattura italiana.






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