Un deposito, tante bollette, un’ondata di polemiche. La cauzione chiesta da Aretusacque nelle prime fatture ha acceso proteste e manifestazioni, come quella dei giorni scorsi davanti alla sede del Comune di Siracusa. A provare a mettere ordine tra la piazza e le delibere è stato il Comitato Ortigia cittadinanza resistente, che ha avviato un’interlocuzione con l’Arera. E la risposta, su due fronti, è arrivata: chi non può essere chiamato a versare il deposito e cosa spetta a chi non ottiene risposta a un reclamo.
Una diffida, una risposta
Il 27 settembre il Comitato ha inviato una “diffida su deposito cauzionale”. Il riscontro, datato 6 ottobre, porta la firma dello Sportello per il consumatore Energia e Ambiente. Due parole per orientarsi: l’Arera è l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, un’autorità amministrativa indipendente che regola e controlla servizi come energia elettrica, gas, acqua e rifiuti, tariffe e standard di qualità inclusi. Lo Sportello è la struttura che l’Autorità ha istituito presso Acquirente Unico per “fornire informazioni ed assistenza”.
Il paletto sui domiciliati
Il nodo è la delibera 86/2013. Il gestore, scrive lo Sportello, “non può richiedere il versamento del deposito cauzionale” agli utenti che pagano con domiciliazione bancaria, postale o su carta di credito, a patto che la modalità rientri tra quelle accettate dal gestore. Il paletto vale per le utenze fino a 500 metri cubi l’anno. E l’importo? Non è scolpito nella pietra: “può essere aggiornato in funzione dei consumi e dall’Autorità stessa all’inizio di ciascun periodo regolatorio”.
Trenta euro per il silenzio
Poi c’è la partita dei reclami. Chi scrive al gestore con le modalità indicate sul suo sito ha diritto a una risposta motivata entro 30 giorni lavorativi. Se il gestore non risponde nei termini, scatta un indennizzo automatico base di 30 euro, riconosciuto in occasione della prima fatturazione utile e crescente in relazione al ritardo. Se la risposta non soddisfa, o dopo 50 giorni dall’invio senza riscontro, si passa al Servizio Conciliazione dell’Arera, “semplice, gratuito e online”, al quale il gestore è obbligato a partecipare. Si accede con Spid o Cie, anche tramite un delegato come un’associazione di consumatori, ed è un tentativo obbligatorio prima di rivolgersi al giudice.
La nota del Comitato
Il Comitato rilancia con una nota e sposta il baricentro: “Il punto, quindi, non è contestare in sé l’esistenza del deposito cauzionale, che è previsto dalla regolazione, ma verificare che sia stato applicato correttamente e nel rispetto delle regole”. Restano da chiarire, da parte di Aretusacque, “criteri di calcolo, consumi utilizzati, disciplina delle utenze già esistenti e modalità operative adottate”. Aspetti che, ricorda il Comitato, secondo quanto precisato nei vari comunicati saranno trattati in bolletta secondo i criteri Arera.
Il Comitato aggiunge che gli indennizzi automatici sono previsti anche per specifici disservizi tecnici, come il superamento dei tempi massimi delle sospensioni programmate, il mancato tempestivo servizio sostitutivo e l’insufficiente preavviso delle interruzioni programmate. Per gli altri disservizi “non esiste invece un rimborso automatico generalizzato”: è importante effettuare una segnalazione o un reclamo tracciabile e, se ci sono danni economici concreti e documentabili, resta possibile una distinta richiesta di risarcimento.
Separatamente, segnala ancora il Comitato, la Siam ha già avviato la restituzione dei depositi cauzionali agli utenti che ne hanno diritto, mettendo a disposizione anche il relativo modulo di richiesta. La regola, insomma, c’è: secondo il Comitato la partita si gioca ora sull’applicazione.






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