Circa 30mila bottiglie di vino pregiato sono state rubate dal deposito di Cortona, in provincia di Arezzo, della Marchesi Antinori. Lo ha reso noto l’azienda vinicola toscana, che colloca il colpo nelle notti tra il 2 e il 4 ottobre. Tra le etichette portate via ci sono Solaia, Tignanello e Guado al Tasso, tutte dell’annata 2023, e circa 10mila bottiglie sono di Solaia. Secondo il Corriere della Sera e il Financial Times il valore del bottino è di circa 5 milioni di euro, con prezzi tra i 120 e i 300 euro a bottiglia: per il quotidiano italiano si tratta del furto di vino più ingente mai avvenuto in Italia.
Il furto è stato scoperto lunedì 5 ottobre, quando i dipendenti sono arrivati al lavoro e hanno trovato il magazzino svuotato.
Allarme disattivato e muletti dell’azienda
Secondo la ricostruzione, i ladri avrebbero disattivato l’impianto di allarme e messo fuori uso le telecamere della cantina, per poi entrare con due camion. Le bottiglie sarebbero state caricate sui bancali utilizzando i muletti del deposito. I due mezzi non sono ancora stati ritrovati: gli investigatori non hanno indicato da dove provenissero né chiarito se fossero stati rubati.
Sul furto indagano i carabinieri e la polizia, mentre la procura di Arezzo attende un rapporto dettagliato per ricostruire modalità e responsabilità. Dai primi accertamenti la banda sarebbe stata composta al massimo da cinque persone. Gli investigatori non escludono la presenza di un complice che da tempo avrebbe studiato la logistica della struttura e il modo per entrare nei locali.
La zona in cui si trova l’azienda è piuttosto isolata e non risulterebbe coperta da telecamere pubbliche di videosorveglianza. Si trova però vicino a uno svincolo che porta anche al raccordo Perugia-Bettolle, un collegamento che potrebbe aiutare a ricostruire gli spostamenti dei ladri.
“Una banda molto preparata”
L’amministratore delegato della Marchesi Antinori, Renzo Cotarella, ha descritto così gli autori al Corriere della Sera: “È una banda sicuramente molto preparata, forse la stessa che ha colpito altre cantine in Italia in questi ultimi mesi. Di sicuro un furto di una tale entità e di un tale valore non si è mai verificato in Italia”.
Il riferimento è ad altri colpi recenti. Tra il 16 e il 17 settembre era stata presa di mira la cantina Conterno Fantino di Monforte d’Alba, in provincia di Cuneo. Nella notte tra domenica 28 e lunedì 29 giugno i ladri avevano invece colpito la sede produttiva di Banfi Piemonte a Strevi, in provincia di Alessandria. Non si esclude che dietro i tre furti ci sia la stessa banda.
Il problema di rivendere il bottino
Il punto più complicato, per chi ha rubato, è piazzare la merce. Secondo il Corriere il bottino potrebbe essere destinato a collezionisti o a proprietari di locali, ma rischierebbe comunque di destare sospetti, in particolare il Solaia, di cui si producono soltanto tra le 60mila e le 70mila bottiglie l’anno. L’azienda ha comunicato che tutte le bottiglie rubate sono dotate del sistema anticontraffazione e ha subito avvisato la propria rete commerciale internazionale.
“Stiamo informando i nostri clienti di tutto il mondo, vogliamo avvisarli di fare attenzione a offerte fuori dai canali ufficiali”, ha spiegato l’azienda al quotidiano italiano. Al Financial Times Cotarella ha aggiunto: “Speriamo ancora di riuscire a ritrovare il vino, due camion non possono semplicemente sparire”. E ancora: “questi vini hanno un grande valore e non capisco come possano venderli in tutto il mondo senza essere visti”. L’obiettivo, ha spiegato l’amministratore delegato, è anche “proteggere il mercato”, avvertendo i potenziali acquirenti che le bottiglie offerte da fonti insolite a prezzi allettanti potrebbero essere merce rubata.
I tre vini rubati
Il Solaia nasce nella Tenuta Tignanello, nel Chianti Classico, soprattutto da uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc con una quota di Sangiovese; a seconda dell’annata e del mercato una bottiglia può arrivare a diverse centinaia di euro. Il Tignanello, prodotto nella stessa tenuta, è ottenuto in prevalenza da Sangiovese con Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. La sua prima annata risale al 1971 e il vino ha contribuito all’affermazione internazionale dei cosiddetti Supertuscan. Il Guado al Tasso arriva invece dall’omonima tenuta di Bolgheri, in provincia di Livorno, sulla costa tirrenica, ed è un taglio di tipo bordolese con Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc. Tre vini di territori diversi, accomunati dalla distribuzione internazionale e dalla presenza nel mercato del collezionismo.
La storia vitivinicola della famiglia Antinori risale al 1385, quando Giovanni di Piero Antinori entrò nell’Arte Fiorentina dei Vinattieri. Oggi l’azienda, guidata dalla ventiseiesima generazione, possiede tenute in diverse zone d’Italia e all’estero. La presidente è Albiera Antinori, affiancata nella gestione dalle sorelle Allegra e Alessia; Renzo Cotarella è amministratore delegato, mentre il padre Piero Antinori, 88 anni, è presidente onorario.






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