Poco più di un secolo e mezzo di carcere per i 23 imputati, giudicati con il rito abbreviato dal gup Marta Maria Bossi accusati di traffico di droga e spaccio tra la Campania e i quartiere di Brancaccio, Sperone e Bonagia. Lo scrive il Giornale di Sicilia. La pena più pesante, 16 anni e otto mesi, è stata inflitta a Salvatore Gnoffo mentre Gioacchino Di Maggio, Michele Arena e Vincenzo Bellomonte dovranno scontare rispettivamente 15 anni e quattro mesi, 14 anni e otto mesi e 13 anni e otto mesi. Giuseppe Rocco è stato condannato a sei anni e otto mesi; Agostino Sansone a sei anni e quattro mesi. Sei anni e due mesi ciascuno sono toccati a Ivan Rino Bonaccorso, Giuseppe Bronte e Pietro Mira e sei anni per Vittorio Di Maio, Castrese Fruttaldo, Pasquale Fruttaldo e Alessandro Scelta.
Quattro anni a testa per Giovanni Bagnasco, Salvatore Castigliola, Ignazio Cottone, Giuseppe Di Cara, Girolamo Federico, Salvatore Norman Federico, Ignazio Randazzo e Vincenzo Ruffano. L’unico al quale sono state riconosciute le attenuanti generiche è stato Ivan Oneto, che ha avuto due anni e otto mesi. La pena più lieve, un anno e quattro mesi, è andata a Maria Salierno, che ha ottenuto la sospensione condizionale e la non menzione nel casellario giudiziale. Per Gnoffo, Di Maggio, Arena e Bellomonte il giudice ha disposto anche tre anni di libertà vigilata. Previste inoltre multe fino a 40 mila euro per diversi imputati. Per tutti, tranne Salierno, anche tre anni di divieto di espatrio e sospensione della patente.
Auto prese a noleggio oltre lo Stretto e corrieri incaricati di far arrivare hashish, marijuana e cocaina in Sicilia. Gli agenti della Squadra mobile li seguirono fino a intercettare alcune spedizioni, una in città, in via Ernesto Basile, e un’altra a Catania. Sequestri che misero in difficoltà la rete di trafficanti palermitani che aveva stabilito contatti diretti con i fornitori campani. Gli affari del mercato degli stupefacenti che inondava di droga Brancaccio, Sperone e Bonagia sono stati ricostruiti nell’inchiesta sfociata nel blitz del dicembre scorso, da cui è nato il processo appena concluso con le 23 condanne pronunciate dal Gup Marta Maria Bossi.
Per la Procura, gli imputati, ora condannati, potevano contare su interlocutori legati anche alla camorra. Uno di questi era Ivan Rino Bonaccorso, il grossista napoletano che avrebbe trattato i carichi con Salvatore Gnoffo, Gioacchino Di Maggio, Vincenzo Bellomonte e Michele Arena, i quattro ai quali il giudice ha inflitto le pene più alte. Per garantire le consegne venivano organizzati viaggi con auto messe a disposizione da un’agenzia di noleggio fuori dalla Sicilia. I corrieri affrontavano le trasferte fino ai luoghi concordati ma i pedinamenti della polizia avevano permesso di individuare alcune spedizioni. I rifornimenti dalla Campania erano destinati non soltanto alle piazze di spaccio della città, ma anche alle province di Catania e Trapani.
La sentenza riguarda uno dei quattro filoni dell’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta dalla Squadra mobile, dallo Sco, dalla Sisco e dal commissariato Brancaccio. Nel dicembre scorso furono eseguiti provvedimenti nei confronti di 50 indagati: 19 custodie cautelari in carcere, sei arresti domiciliari e 25 fermi. Un’altra parte dell’inchiesta riguardava il mandamento mafioso della Noce, con le famiglie di Cruillas, Malaspina e Altarello, dove gli investigatori avevano accertato la ripresa delle estorsioni e individuato sei richieste di pizzo ai commercianti.
Nella stessa operazione era stata scoperta anche l’organizzazione che, secondo l’accusa, gestiva le piazze di spaccio tra Brancaccio, Sperone e Bonagia. Uno scenario ampio nel quale erano confluite le indagini sulla riorganizzazione delle cosche, sul racket e su diversi canali di distribuzione degli stupefacenti. Le indagini sul collegamento tra il capoluogo siciliano e quello campano erano andate avanti per oltre due anni, attraverso intercettazioni, osservazioni e pedinamenti. A marzo del 2023 la polizia intercettò all’altezza di Resuttano, nel Nisseno, una Citroën C3 con a bordo Bonaccorso e Ruffano e una Panda guidata da Sansone. Gli agenti seguirono le due auto fino a Palermo, dove sequestrarono circa 24 chili e mezzo di hashish nascosti negli sportelli della Panda. L’obiettivo degli agenti era stato quello di bloccare non soltanto chi vendeva la droga al dettaglio, ma soprattutto chi garantiva l’arrivo di ingenti quantitativi di stupefacenti in città. In totale furono sequestrati due quintali e mezzo di hashish e quattro chili di cocaina.






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