Il progetto è stato presentato giovedì 15 ottobre agli Stati generali dell’Istruzione, ospitati ai Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, nell’ambito della manifestazione La Sicilia fa Scuola. A illustrarlo sono stati la dirigente scolastica Daniela Miceli e lo stesso Messina, intervistati a margine dell’iniziativa. L’appuntamento, promosso dall’assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale e con il supporto scientifico di INDIRE, ha riunito istituzioni, dirigenti, docenti e studenti per confrontarsi sulle prospettive del sistema scolastico siciliano.
Un nuovo modello: l’intelligenza artificiale entra nella lezione
La particolarità del Seme di Athena è nel metodo. Non si limita a formare gli insegnanti sull’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale, lasciando poi a ciascuno il compito di applicarli autonomamente. Porta invece la sperimentazione direttamente in aula, durante lo svolgimento delle lezioni. “Il Seme di Athena è un modello didattico che ha l’obiettivo di introdurre l’intelligenza artificiale, la pratica e gli strumenti di intelligenza artificiale all’interno della lezione”, spiega Gianni Messina. La differenza rispetto ai percorsi tradizionali di formazione consiste nella presenza contemporanea di due figure: il docente della materia e un esperto che lo affianca nell’utilizzo delle tecnologie. “Il docente sarà il detentore del contenuto disciplinare, l’esperto lo affiancherà per poter dare degli strumenti utili a migliorare la conduzione e la gestione della lezione”, precisa Messina.
Si tratta dunque di un’esperienza di codocenza, nella quale la competenza disciplinare dell’insegnante resta centrale, mentre l’intelligenza artificiale viene utilizzata attraverso strategie didattiche progettate e sperimentate per le diverse materie. L’obiettivo non è sostituire l’insegnante con la tecnologia, ma verificare come quest’ultima possa contribuire a rendere più efficace il processo di apprendimento.
Non solo una metodologia: una piattaforma che genera lezioni
Il Seme di Athena comprende anche una componente tecnologica sviluppata per sostenere concretamente l’attività didattica. “Abbiamo studiato una serie di web application che permettono di condurre la lezione con gli strumenti studiati per ogni singola tipologia di lezione», racconta Messina. Il progetto prevede inoltre un motore inferenziale basato su un sistema RAG (Retrieval-Augmented Generation), una tecnologia che consente all’intelligenza artificiale di utilizzare documenti di riferimento per elaborare contenuti e risposte. Nel caso del Seme di Athena, il sistema viene alimentato con i contenuti disciplinari individuati dalla scuola.
“Abbiamo creato anche un motore inferenziale che permette, sulla base di un RAG, quindi di un insieme di documenti sui quali fare affidamento, di generare le lezioni”, spiega l’ideatore. La scelta dei materiali non è casuale. Le lezioni vengono generate a partire dai contenuti minimi acquisiti dai verbali dei dipartimenti disciplinari dell’istituto. Questo significa che la piattaforma non propone semplicemente attività elaborate da un’intelligenza artificiale generativa, ma utilizza come riferimento la programmazione didattica della scuola. Un elemento che punta a rendere gli strumenti tecnologici coerenti con gli obiettivi formativi e con le esigenze delle singole classi.
I primi quattro esperimenti: italiano, grafica, informatica e matematica
La sperimentazione è già cominciata all’IISS Alessandro Volta di Palermo, dove sono state realizzate le prime quattro lezioni attraverso il nuovo modello.
“Abbiamo piantato i primi quattro semini”, racconta Messina, richiamando la metafora che dà il nome al progetto. Le attività hanno interessato italiano, grafica, informatica e matematica, quattro discipline differenti che consentono di mettere alla prova l’applicazione dell’intelligenza artificiale in contesti didattici diversi. I primi riscontri, secondo quanto riferito dall’ideatore, sono incoraggianti. “Devo dire che c’è un riscontro molto positivo sia da parte dei colleghi che da parte dei ragazzi”, afferma Messina. In particolare, gli studenti avrebbero apprezzato la possibilità di partecipare a lezioni più coinvolgenti senza perdere di vista i contenuti delle materie. “I ragazzi si sono mostrati entusiasti e hanno detto che è un modo molto accattivante, ma che lascia un contenuto e quindi li aiuta ad apprendere”. Si tratta ancora di una fase iniziale di sperimentazione, nella quale le osservazioni raccolte da docenti e studenti rappresentano un primo elemento di valutazione, non ancora una misurazione sistematica dei risultati sull’apprendimento.
Daniela Miceli: «Il cambiamento preoccupa, ma i primi risultati sono positivi»
La scelta di adottare il Seme di Athena nasce dalla volontà dell’istituto di avvicinare la didattica agli strumenti che gli studenti utilizzano già nella vita quotidiana. A spiegarlo è la dirigente scolastica Daniela Miceli, che sottolinea il valore di una sperimentazione capace di coinvolgere direttamente insegnanti e allievi. L’introduzione di una nuova metodologia, tuttavia, comporta anche difficoltà e resistenze iniziali. “All’inizio tanta preoccupazione, il nuovo e il cambiamento preoccupa”, riconosce la dirigente, evidenziando il ruolo della direzione scolastica nell’accompagnare il personale durante il percorso di innovazione. Per Miceli, il sostegno del dirigente è determinante per consentire agli insegnanti di sperimentare senza vivere la tecnologia come un’imposizione o una minaccia al proprio ruolo. “Il dirigente sostiene e dà coraggio e i primi risultati sono positivi”, osserva. La risposta registrata finora è caratterizzata, secondo la dirigente, da entusiasmo tra gli studenti e motivazione tra i docenti, che hanno accolto la sperimentazione come una nuova sfida professionale.
Sapere, educazione e centralità della persona: i tre principi del progetto
L’introduzione dell’intelligenza artificiale nella scuola solleva inevitabilmente interrogativi che vanno oltre l’utilizzo degli strumenti digitali. Come cambia il rapporto tra insegnante e studente? Quale spazio deve occupare la tecnologia nel processo educativo? E come evitare che l’automazione riduca il valore della relazione umana? Sono questioni che l’IISS Alessandro Volta ha deciso di affrontare attraverso un’impostazione che, come spiega Daniela Miceli, si sviluppa su tre piani fondamentali: sapere disciplinare, educazione e umanizzazione. “Il Seme di Athena noi lo coltiviamo, coltiviamo quello che è il sapere disciplinare, ma non trascuriamo l’educazione e, non per ultimo, in primis, umanizziamo”, afferma la dirigente, sottolineando il rischio di disumanizzazione legato a un utilizzo eccessivo o improprio degli strumenti tecnologici. Il principio è quello di mantenere la tecnologia al servizio della relazione educativa, senza attribuirle un ruolo sostitutivo rispetto alla responsabilità dell’insegnante. “La persona al centro lo dice il piano dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scuola, ma lo dicono le persone di scuola che fanno la scuola”, aggiunge Miceli.
L’intelligenza artificiale e le regole europee
Il progetto è stato presentato agli Stati generali con un intervento dal titolo “Il Seme di Athena – Portare l’intelligenza artificiale dentro la lezione nel rispetto dell’AI Act”, inserito nel programma ufficiale di giovedì 15 ottobre al Cinema De Seta. Il riferimento al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale colloca la sperimentazione anche nel dibattito sull’utilizzo responsabile delle nuove tecnologie in ambito educativo. Il tema riguarda non soltanto le potenzialità degli strumenti generativi, ma anche la necessità di garantirne un impiego consapevole, rispettoso dei diritti degli studenti e della funzione educativa della scuola. La sperimentazione del Volta punta a sviluppare un modello nel quale l’intelligenza artificiale venga integrata nella didattica attraverso attività progettate, accompagnate e supervisionate dai docenti. Dopo le prime quattro esperienze in aula, il lavoro prosegue con la verifica delle diverse strategie di utilizzo dell’IA nelle discipline, per comprendere quali modalità possano contribuire concretamente alla qualità delle lezioni e all’apprendimento degli studenti.



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