Ci sono luoghi di Palermo che custodiscono una parte della coscienza civile della città. Luoghi che dovrebbero parlare alle nuove generazioni, raccontare il coraggio, il sacrificio e il prezzo pagato da chi ha attraversato gli anni più bui della nostra storia. E che invece, troppo spesso, rischiano di diventare strade come tante altre, segnate dall’incuria e dall’indifferenza. L’angolo tra via Giovanni Fattori e via Gerardo Astorino, dove il 7 ottobre 1986 venne assassinato Claudio Domino, un bambino di appena undici anni, è uno di questi. A quarant’anni da quel delitto, una nostra amica e lettrice, Claudia Lentini, ha scritto una lettera aperta al sindaco Roberto Lagalla e al Consiglio comunale. È una testimonianza personale, prima ancora che una denuncia. Claudia è cresciuta in quelle strade, ha frequentato la scuola Ignazio Florio e porta con sé il ricordo di una tragedia che ha segnato un’intera generazione. Chiede che quel luogo venga restituito alla dignità che merita, attraverso interventi di riqualificazione, sicurezza stradale e la realizzazione di un santuario civile dedicato alla memoria di Claudio Domino. Abbiamo deciso di pubblicare integralmente la sua lettera perché contiene una domanda che riguarda tutti: che valore ha la memoria se non siamo capaci di prenderci cura dei luoghi che la custodiscono?

Il precedente del Passaggio dei Giusti in via Maqueda

È una domanda che questo giornale ha già posto all’amministrazione comunale. Qualche mese fa, proprio dalle pagine di BlogSicilia, abbiamo avanzato la proposta di istituire il “Passaggio dei Giusti” nel tratto di via Maqueda che costeggia la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo. Un luogo di straordinario significato simbolico, legato alla formazione di uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici e Gaetano Costa, che hanno attraversato quelle aule universitarie prima di diventare protagonisti della lotta alla mafia. La proposta era semplice: trasformare quel tratto di strada, segnato da problemi di degrado e sicurezza, in un percorso della memoria civile, attraverso targhe, testimonianze, installazioni e riferimenti storici capaci di raccontare a studenti, cittadini e visitatori il valore di quelle vite. Non una costosa operazione monumentale, né necessariamente una modifica della toponomastica, ma un progetto di rigenerazione urbana attraverso la memoria, da costruire con il coinvolgimento dell’Università, delle scuole, delle associazioni e delle istituzioni cittadine. Una proposta che, per quanto ci risulta, non ha ancora ricevuto un riscontro concreto dall’amministrazione comunale.

Due luoghi, una stessa responsabilità

La lettera di Claudia Lentini e la proposta del Passaggio dei Giusti nascono da esperienze differenti, ma indicano una medesima direzione. Nel primo caso si tratta di restituire dignità al luogo in cui è stata spezzata la vita di un bambino. Nel secondo, di valorizzare una strada che ha visto formarsi alcuni dei protagonisti più importanti della storia civile e giudiziaria italiana. In entrambi i casi la memoria può diventare uno strumento concreto di riqualificazione della città. Palermo ha dedicato piazze, strade, scuole e monumenti alle vittime della mafia. Ha costruito un patrimonio di iniziative educative e commemorative che rappresenta una parte essenziale della sua identità. Ma ricordare non può significare soltanto deporre una corona di fiori o organizzare una cerimonia nell’anniversario di una strage. La memoria deve essere visibile e accessibile ogni giorno. Deve abitare gli spazi pubblici, accompagnare il percorso degli studenti, contribuire alla sicurezza e alla qualità della vita dei quartieri. La legalità non si insegna soltanto con le parole. Si rende riconoscibile anche attraverso la cura della città.

Un invito all’amministrazione comunale

Non ignoriamo la complessità della gestione di una città come Palermo, né gli interventi che l’amministrazione sta programmando per migliorare sicurezza e decoro urbano. Ma proprio per questo riteniamo che proposte come quelle di Claudia Lentini e del Passaggio dei Giusti meritino di essere raccolte, discusse e trasformate, laddove possibile, in progetti concreti. Anche con la partecipazione attiva dei cittadini che sono disposti a collaborare per l’obiettivo.  Non occorrono necessariamente grandi investimenti. Occorrono una visione, la disponibilità a coinvolgere le energie civiche della città e la volontà di riconoscere che alcuni luoghi possiedono un valore superiore alla loro semplice funzione urbanistica. Al sindaco Roberto Lagalla chiediamo di aprire un confronto su entrambe le proposte, individuando modalità e strumenti per restituire dignità a questi spazi. Perché la Palermo che ricorda Falcone, Borsellino, Chinnici, Costa e Claudio Domino deve poter riconoscere quella memoria anche nelle strade che attraversa quotidianamente.

Qui pubblichiamo integralmente la lettera di Claudia Lentini al sindaco e al Consiglio comunale di Palermo.