Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Claudia Lentini, inviata al Sindaco di Palermo ed al Consiglio comunale di Palermo.  Claudia Lentini, cresciuta nei luoghi dell’omicidio di Claudio Domino ne ha frequentato la medesima scuola.  Oggi  è  Presidente del Comitato Scientifico della Scuola di Formazione della Fondazione G.B. Dusmet.

Al Sindaco di Palermo, Prof. Roberto Lagalla
Al Consiglio Comune di Palermo

OGGETTO: Quel Santuario civile ferito nel cuore! Non arrendiamoci!

Signor Sindaco, Le scrivo non soltanto come cittadina e professionista che si occupa quotidianamente di politiche di coesione, sviluppo territoriale e innovazione per la Pubblica Amministrazione, ma come testimone vivente di una memoria che la città di Palermo sembra intenzionata a calpestare sotto il peso dell’incuria. Ci troviamo in una ricorrenza solenne e dolorosa: si è appena ricordato il 40° anno dalla morte di Claudio Domino. Quattro decenni da quel 7 ottobre 1986 in cui un bambino di undici anni venne brutalmente assassinato all’angolo tra via Giovanni Fattori e via Gerardo Astorino, a pochi passi dalla scuola media Ignazio Florio. Io sono cresciuta in quella scuola. Ho abitato per tutta la mia adolescenza e giovinezza nel palazzo che si affaccia esattamente su quel punto. Per anni, ogni mattina, ho poggiato il piede su quel lembo di asfalto portando dentro una domanda che ha segnato la mia generazione: dov’è lo Stato? Oggi, a quarant’anni da quel sacrificio, la risposta a quella domanda è scritta nel degrado inesorabile e nel lassismo totale in cui versano queste strade. Come recentemente documentato anche dalle cronache cittadine, la sporcizia, l’abbandono e i marciapiedi sconquassati mortificano un’area che dovrebbe essere un tempio della memoria dedicato a Claudio. Ma la questione non è solo di decoro, è di sicurezza e viabilità. Questo quadrante è un polo scolastico strategico che ospita migliaia di ragazzi (tra la scuola Florio, l’ITS Ettore Majorana, l’Istituto Agrario e l’Alberghiero). È un luogo perennemente affollato, in cui è diventato indispensabile aprire le strade e ripensare la viabilità per restituire respiro alla circolazione. Fluidificare il traffico e mettere in sicurezza i percorsi pedonali degli studenti è un dovere di protezione elementare che il Comune non può più ignorare. La sicurezza cammina di pari passo con il controllo del territorio. Lì, nel punto esatto in cui è morto Claudio, deve sorgere un presidio istituzionale permanente; un intervento del Comune che splenda di bellezza, che sottragga definitivamente quelle strade all’oscurità e all’incuria parassitaria. Abbiamo il dovere morale di trasformare quel marciapiede in un santuario civile dedicato a Claudio Domino, un luogo di luce in cui i ragazzi possano studiare, camminare e respirare sentendosi protetti dallo Stato.

Chi si occupa di territori sa bene che la rigenerazione urbana e l’estetica dello spazio pubblico sono le prime forme di legalità. Non possiamo scrivere il futuro economico e tecnologico della Sicilia se non siamo capaci di curare il luogo in cui è caduto Claudio. Ingiustamente, barbaramente. Non possiamo abituarci alla cattiveria umana e all’incuria. Dobbiamo reagire. Le chiedo, a nome di una generazione che ancora oggi cerca un fazzoletto di cielo stellato sopra i traumi di Palermo, un intervento immediato e straordinario: l’apertura e messa in sicurezza viaria di via Fattori e di via Astorino, e la contestuale progettazione di uno spazio monumentale e decoroso dedicato alla memoria di Claudio. Restituiamo a questo anniversario la dignità che merita. A quarant’anni da quel giorno, continuiamo a custodire e invocare, come un respiro incessante, giustizia e verità per Claudio. Oggi più che mai, vorremmo sentire la voce profonda e autentica del nostro Comune: non il suono sbiadito delle cerimonie di rito, ma una voce che si faccia carne e presenza, che si esprima nel disegno concreto di un luogo restituito alla luce e alla cura dei suoi figli. Con fermezza e speranza certa nella giustizia delle istituzioni.
Claudia Lentini,  ex alunna della Scuola Media Ignazio Florio, cresciuta negli stessi anni e nello stesso vento di Claudio Domino