Un tavolo tecnico tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Regione Siciliana per affrontare il nodo dell’autonomia finanziaria e dare attuazione all’articolo 37 dello Statuto speciale. È l’iniziativa che il viceministro dell’Economia Maurizio Leo intende promuovere una volta conclusa la fase di predisposizione della legge di Bilancio. L’annuncio è arrivato nel corso dell’intervento da remoto del viceministro alla presentazione del volume L’autonomia finanziaria e la potestà tributaria della Regione Siciliana di Angelo Cuva, docente di Diritto tributario all’Università di Palermo e presidente dell’Associazione italiana degli avvocati tributaristi. Al centro del confronto, ospitato nell’Aula Borsellino del Dipartimento di Scienze politiche e delle Relazioni internazionali (Dems) dell’Ateneo palermitano, le prerogative fiscali mai pienamente esercitate dalla Sicilia e le conseguenze economiche della mancata attuazione dello Statuto.

Una questione che assume particolare rilievo anche alla luce delle stime richiamate nel volume. Secondo una valutazione di Riccardo Compagnino, commercialista ed esperto di enti locali, contenuta nella pubblicazione Ottant’anni di Statuto siciliano (Centro Studi Enti Locali, 2026) e citata da Cuva nel suo libro, la mancata applicazione delle norme statutarie in materia finanziaria avrebbe determinato perdite di risorse fiscali comprese tra 8 e 10 miliardi di euro annui, considerando soltanto Irpef e Iva, con conseguenze sulla capacità di investimento e sullo sviluppo infrastrutturale dell’Isola.

Nel suo intervento, Leo ha richiamato in particolare l’articolo 37 dello Statuto siciliano, che disciplina l’attribuzione alla Regione del gettito fiscale relativo alla quota di reddito prodotta nell’Isola da imprese industriali e commerciali con sede in altre parti del territorio nazionale. Una disposizione sulla quale, nonostante gli interventi normativi successivi, restano aperte questioni relative ai criteri di attribuzione delle entrate e al trasferimento delle funzioni e delle relative spese.

Il viceministro ha prospettato l’avvio, dopo la fase della legge di Bilancio, di un approfondimento tecnico con le strutture del Ministero dell’Economia e delle Finanze e quelle regionali, per valutare come rendere coerenti le disposizioni del decreto legislativo 241 del 2005 con il principio di neutralità finanziaria. Tra le ipotesi indicate, anche la possibilità di esplorare criteri analoghi a quelli utilizzati per l’Irap, che tengono conto del personale impiegato stabilmente nelle strutture presenti sul territorio.

«Il principio oggi esiste, è racchiuso nello Statuto della Regione Siciliana. C’è una norma che deve essere attuata. C’è stata una fase transitoria. Io penso che, se ci si mette a tavolino, sicuramente si può trovare una soluzione di buon senso», ha affermato Leo, sottolineando la necessità di individuare un equilibrio tra gli interessi della Sicilia e il rispetto delle regole nazionali.

L’annuncio del viceministro si inserisce in un dibattito che, secondo Angelo Cuva, non può più essere rinviato. La Sicilia rischia infatti di trovarsi in una posizione paradossale: mentre le Regioni ordinarie avanzano richieste di autonomia differenziata, l’Isola non ha ancora pienamente utilizzato le prerogative finanziarie riconosciute dal proprio Statuto speciale ottant’anni fa. Un testo che già nel 1946 delineava un modello innovativo di finanza decentrata e di federalismo fiscale «cooperativo solidaristico», anticipando un dibattito che sarebbe diventato centrale soltanto molti decenni dopo.

La legge 86 del 2024 sull’autonomia differenziata e la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale rendono ancora più urgente, secondo Cuva, accelerare il percorso di piena attuazione delle prerogative statutarie, mentre altre Regioni a Statuto speciale hanno saputo utilizzare più efficacemente gli strumenti di autonomia già riconosciuti.

«Appare necessario focalizzare l’attenzione sullo Statuto siciliano e, principalmente, sulle sue norme di attuazione in materia finanziaria che, come espressamente ribadito dalla Corte costituzionale, costituiscono, insieme alla sua revisione, l’unico percorso idoneo al rafforzamento dell’autonomia da esso prevista e alla sua ulteriore specializzazione», ha sottolineato Cuva.

Per l’autore, un passaggio fondamentale sarebbe l’approvazione dello schema delle nuove norme di attuazione in materia finanziaria, già apprezzato dalla Giunta regionale con la delibera 197 del 2018 e trasmesso alla Commissione paritetica. Un intervento che potrebbe contribuire a ridefinire i rapporti finanziari tra Stato e Regione e a rendere concretamente esercitabili le prerogative riconosciute dallo Statuto.

La questione non riguarda soltanto i rapporti istituzionali. La piena attuazione dell’autonomia finanziaria potrebbe incidere sulla capacità della Regione di programmare investimenti, sostenere le imprese e affrontare gli svantaggi strutturali legati anche all’insularità, trasformando la leva fiscale in uno strumento di sviluppo economico e di riduzione dei divari territoriali.

«Riteniamo che siamo giunti a un bivio storico, a un punto di non ritorno, nel quale l’autonomia speciale della Regione Siciliana in materia finanziaria o viene realizzata nella sua pienezza o rischia di essere definitivamente considerata come una grande occasione perduta», ha avvertito Cuva.

Pubblicato da Cacucci Editore nella collana del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari Aldo Moro, il volume nasce nell’anno dell’ottantesimo anniversario dello Statuto siciliano e affronta il tema dell’autonomia finanziaria alla luce del nuovo quadro normativo nazionale. L’obiettivo è contribuire a trasformare le prerogative riconosciute alla Sicilia da principi rimasti in larga parte sulla carta a strumenti concreti di autonomia e sviluppo, passando, come auspica Cuva nell’introduzione, «dalla stagione della mera riflessione ed osservazione a quella della sua concreta applicazione».

Sulla necessità di un cambio di passo si è soffermato anche il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella, sottolineando come la mancata piena attuazione delle prerogative finanziarie dello Statuto siciliano sia riconducibile a diversi fattori, dalle difficoltà oggettive di coordinamento tra le norme regionali e quelle nazionali alle responsabilità della classe dirigente politica.

«La Regione Siciliana è stata anticipatrice dell’autonomia finanziaria e della potestà tributaria fin dal 1946, con uno Statuto che le riconosce prerogative importanti, mai pienamente esercitate. Questo è avvenuto per diverse ragioni, comprese le difficoltà oggettive di rendere compatibili le norme regionali con quelle nazionali, ma anche per responsabilità della classe dirigente politica. Oggi siamo a un punto di svolta: o adeguiamo la nostra azione politica al percorso avviato a livello nazionale con la legge sull’autonomia differenziata, oppure rischiamo di restare testimoni di una parte dello Statuto che non ha mai dispiegato tutta la sua efficacia», ha osservato Cannella.«Occorre un salto di qualità anche culturale, perché non conta soltanto la quantità delle risorse disponibili, ma soprattutto la qualità della spesa e la capacità di individuare le necessità e le opportunità di un territorio ricco come quello siciliano», ha aggiunto il sottosegretario.

L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali del sottosegretario Giampiero Cannella e del direttore del Dems, Costantino Visconti. Alla tavola rotonda, moderata dal giornalista Nino Amadore, hanno preso parte Felice Antonio Uricchio, docente dell’Università di Bari e componente del Comitato di gestione dell’Agenzia delle Entrate, Maria Concetta Parlato e Antonio Perrone dell’Università di Palermo, e Riccardo Compagnino, commercialista ed esperto di enti locali.