Il Comune vince al Tar, ma la partita del cimitero può costare cara. La proroga alla società Fazzina è negata e gli impianti dell’illuminazione votiva devono restare nella disponibilità di Palazzo Vermexio. Eppure, nella sentenza, arriva una stoccata all’amministrazione: la sua condotta, definita poco coerente e poco trasparente, potrebbe aprire la strada a una richiesta di risarcimento danni.
Il servizio di illuminazione
Al centro della vicenda c’è il servizio di illuminazione di loculi, tombe e viali del cimitero comunale, gestito dalla società Fazzina sulla base di un contratto stipulato nel 1980 e arrivato a scadenza il 15 novembre 2022. La società chiedeva di continuare a gestire il servizio fino al novembre 2027. Il motivo? Recuperare gli investimenti sostenuti per adeguare gli impianti del nuovo settore Y del cimitero, consegnato dal Comune nel luglio 2022.
Lo scontro tra Comune e azienda
Palazzo Vermexio ha detto no, ordinando anche la restituzione degli impianti. La Fazzina si è rivolta al Tar, contestando sia il diniego alla proroga sia l’intimazione a lasciare il servizio. I giudici amministrativi hanno dato ragione al Comune. A pesare è stata soprattutto l’assenza di una prova decisiva: la società non è riuscita a dimostrare che la richiesta di proroga fosse stata presentata prima della scadenza del contratto. Il documento prodotto in giudizio, infatti, era privo di data e numero di protocollo.
Gli impianti al Comune
Niente proroga, dunque, e nessun annullamento dell’ordine di restituzione degli impianti. Il contratto originario prevedeva infatti che, alla scadenza della concessione, le strutture tornassero nella piena disponibilità del Comune.
Il Tar: Comune “poco trasparente”
Ma nella sentenza c’è anche un passaggio che merita attenzione. Il Tar non risparmia una stoccata all’amministrazione, parlando di una condotta “poco coerente” e “assai poco trasparente”. Il riferimento è alla vicenda del settore Y e alle indicazioni fornite dal Comune nel 2022, quando la società si fece carico degli interventi necessari per rendere compatibili i nuovi impianti con quelli già esistenti.
Rischio risarcimento
Secondo i giudici, il comportamento dell’amministrazione potrebbe esporre l’ente a una richiesta di risarcimento per i costi che la concessionaria sostiene di non essere riuscita a recuperare. Attenzione, però: il Tar non ha riconosciuto alcun risarcimento. Ha soltanto indicato la possibilità per la società di far valere le proprie ragioni davanti al giudice ordinario, chiedendo eventualmente i danni legati agli investimenti effettuati. Il verdetto, quindi, premia il Comune sulla proroga e sulla restituzione degli impianti, ma lascia aperto un possibile secondo round, questa volta sul terreno economico. Le spese legali sono state compensate: ciascuna parte pagherà le proprie.



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