Il Movimento 5 stelle attacca la manovra da 1,4 miliardi di euro approvata stanotte dall’Ars, ma rivendica di aver portato a casa alcune delle norme più attese. Il capogruppo all’Assemblea regionale, Antonio De Luca, parla di «quasi 150 milioni» sottratti ai bisogni della collettività con i fondi per gli investimenti territoriali. Il ddl «Coesione e crescita» è passato con i soli voti della maggioranza, dopo una seduta di oltre 21 ore.

De Luca: «Contro questa maggioranza c’era poco da fare»

«Abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare per smontare una delle manovre peggiori della legislatura, ma contro questa maggioranza compattata come non mai dalla colla delle mancette c’era poco da fare. Noi comunque siamo soddisfatti per avere portato a casa le principali norme che aspettavano i siciliani e per aver fatto stralciare articoli tutt’altro che urgenti e importanti. In un momento drammatico come questo per la Sicilia sottrarre la folle cifra di quasi 150 milioni di euro ai bisogni della collettività per spartirli ai deputati della maggioranza è veramente vergognoso e il governo dovrebbe solo vergognarsi per aver partorito un abominio del genere», afferma De Luca.

Durante la maratona di Sala d’Ercole i deputati d’opposizione hanno fatto interventi fiume. Secondo il capogruppo servivano «per cercare, dice De Luca, di convincere governo e maggioranza a rinunciare alle ingenti somme stanziate per quelli che il governo ha chiamato Fondi per interventi territoriali, ma che in realtà non sono altro che mancette sotto mentite spoglie».

Quanto valgono i fondi territoriali

Come ricostruisce il pezzo d’apertura sulla lunga notte dell’Ars, la manovra stanzia 190 milioni per interventi infrastrutturali di enti pubblici ed ecclesiastici. Le stime delle opposizioni sulla quota contestata cambiano a seconda della fonte: De Luca parla di quasi 150 milioni, il deputato Pd Antonello Cracolici di oltre 170. La maggioranza, con il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza, sostiene che quei fondi finanzino progetti immediatamente realizzabili su ospedali, porti, cimiteri, chiese e impianti sportivi.

Le norme che il M5S rivendica

«Noi, continua De Luca, abbiamo rinunciato in partenza alle somme che avremmo potuto avere perché è impensabile fare clientele nel proprio territorio quando quei soldi possono essere usati per finanziare, come siamo riusciti a fare, categorie che in questo momento di crisi sono in ginocchio e mi riferisco alle famiglie in difficoltà per il pagamento degli affitti, al comparto cerealicolo, ai trasportatori con l’acqua alla gola per il caro carburanti, alle marinerie. Siamo riusciti ad ottenere stanziamenti anche per l’abbattimento delle liste d’attesa nella sanità, per la climatizzazione delle scuole. A questi provvedimenti vanno aggiunti la deroga al blocco delle assunzioni per tutto il personale in servizio nelle Asp e misure per il personale a tempo determinato dell’ARPA, e l’incremento delle ore lavorative del personale stabilizzato e per stanziamenti in favore degli enti locali».

Per le voci che compaiono nel testo approvato, il pezzo d’apertura riporta questi importi:

  • affitti: 17 milioni per il bonus affitti;
  • grano: 50 milioni per il comparto cerealicolo;
  • autotrasporto: altri 15 milioni, per un totale di 30 milioni nell’anno;
  • pesca: 16 milioni per il settore ittico;
  • liste d’attesa: 3 milioni per interventi urgenti negli ospedali e nelle Asp;
  • enti locali: 20 milioni in più per il Fondo ordinario dei Comuni.

Lo sguardo alle elezioni

«Finché questo centrodestra continuerà a perseguire la politica degli interessi personali piuttosto che gli interessi della politica, conclude De Luca, saranno tempi duri per la Sicilia. Per fortuna le elezioni sono ormai imminenti e io credo che i siciliani dentro la cabina elettorale si ricorderanno anche delle mancette, oltre che dei numerosi disastri del governo Schifani e degli scandali a ripetizione che hanno travolto il centrodestra».

Al voto finale i deputati di M5S, Pd e Controcorrente hanno lasciato l’aula. All’Ars ora tocca al rendiconto generale e poi alla manovra di stabilità, l’ultima della legislatura.