A poche ore dalla fine della seduta di Consiglio dedicata all’inchiesta Nexus, quattordici consiglieri comunali hanno depositato la mozione di sfiducia al sindaco di Siracusa, Francesco Italia.

I firmatari

Il documento è stato protocollato venerdì 23 ottobre alle 19.47 e porta le firme di sei consiglieri di Forza Italia (Alessandra Barbone, Cosimo Burti, Damiano De Simone, Marco Greco, Salvatore La Runa, Leandro Marino), tre del Pd (Massimo Milazzo, Angelo Greco e Sara Zappulla), due di Fratelli d’Italia (Paolo Cavallaro e Paolo Romano) e tre del gruppo misto (Daniela Rabbito, Andrea Buccheri e Simone Ricupero). Tra loro ci sono dunque anche Fdi e Pd, le cui richieste di dimissioni il sindaco aveva respinto, azzerando la giunta.

Le regole e i numeri

La legge chiede la firma di almeno due quinti dei consiglieri assegnati, tredici su trentadue a Siracusa, e per l’approvazione il voto favorevole di almeno venti. Se la mozione passa, cessano dalla carica sindaco, giunta e Consiglio, e si torna a votare. La discussione deve essere fissata non prima di dieci giorni e non oltre trenta dalla presentazione, quindi tra il 2 e il 22 novembre. Con quattordici firme, per arrivare a venti ne mancherebbero sei.

Le ragioni della sfiducia

I firmatari rivendicano la natura politica dello strumento, richiamando una giurisprudenza secondo cui la sfiducia ha una “elevatissima discrezionalità” e può fondarsi anche su una “diversità di orientamenti politici” tra sindaco e Consiglio. L’asse è l’inchiesta Nexus, coordinata dalla Procura europea, che il 14 ottobre ha portato a misure cautelari per imprenditori, per un carabiniere in servizio alla Procura di Catania e per la vicepresidente del Consiglio, Concetta Carbone, poi dimessa. La mozione la descrive come “già assessore durante il suo primo mandato e da sempre sua strettissima collaboratrice politica e braccio destro” del sindaco.

Nella seduta del 22 ottobre, scrivono i consiglieri, Italia “non ha saputo chiarire alcunché” sul piano di audit anticorruzione previsto dal Piao 2024-2026, di cui è referente politico, e non ha dato “alcuna risposta” alle domande dell’aula, “nuocendo gravemente all’immagine di Siracusa” e “rivelandosi assolutamente inadeguato”. Il rafforzamento delle misure anticorruzione, definito con la delibera di giunta 116 del 21 ottobre, sarebbe arrivato “con estremo ritardo” e “soltanto dopo l’inchiesta”. Sull’ostello per migranti di Cassibile, poi, il sindaco non avrebbe fatto verificare, dopo che nell’ottobre 2025 il Rup aveva comunicato di essere indagato, né un possibile frazionamento artificiale degli affidamenti né la realizzazione dell’impianto fotovoltaico del progetto Acca.

Le accuse sulla gestione

Il documento contesta anche il rapporto con l’aula. Il sindaco avrebbe “costantemente disertato” le sedute, con una partecipazione annua “inferiore a quella delle dita di una mano”, ignorato gli atti di indirizzo, non si sarebbe mai presentato al Question Time e non avrebbe mai partecipato alle commissioni su cultura e sport, di cui ha mantenuto le deleghe, pur essendo stato invitato.

Seguono undici punti sull’amministrazione: nessuna iniziativa sul nuovo Piano urbanistico, nessuna tariffa puntuale sui rifiuti, tributi per lo più legati alle aliquote massime, traffico e parcheggi, tassa di soggiorno, emergenza idrica e passaggio da Siam ad Aretusacque, cimitero saturo, crisi del commercio, cultura, fuga dei giovani, periferie. La conclusione è netta: il Consiglio non può più assistere a “così grave degrado della Città” e deve determinare, “con scrupolo di coscienza e amore per la città, la doverosa fine di questa esperienza amministrativa”.

La giunta bis e l’incognita Dell’Aira

Intanto Italia lavora alla nuova giunta, ma secondo fonti della maggioranza il varo sarebbe subordinato all’interrogatorio in Palazzo di giustizia di Michele Dell’Aira, il funzionario del Comune al centro dell’inchiesta Nexus. Se il 30 ottobre decidesse di parlare davanti al gip, le sue parole potrebbero rappresentare un altro tsunami sull’amministrazione e rendere ancora più complesso il varo di una giunta Italia bis.

L’altra ipotesi è che respinga le accuse mosse, come ha fatto di recente Concetta Carbone, o restare in silenzio, passo intrapreso dagli imprenditori coinvolti nell’inchiesta. Si incrociano così due calendari: quello giudiziario, con l’appuntamento di pochi giorni prima della prima data utile per discutere la mozione, e quello consiliare, che dovrà chiudersi entro il 22 novembre.