Cgil Palermo, Filt Cgil Palermo e Filcams Cgil Palermo denunciano con fermezza quanto continua ad accadere nell’appalto delle pulizie aeroportuali gestito dalle società CM Service e Interservice, dove le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla Cgil, ancora una volta, si vedono negare un diritto fondamentale: quello di riunirsi in assemblea sindacale.
“Da mesi assistiamo a un continuo susseguirsi di scuse, rinvii e giustificazioni pretestuose. Le aziende non hanno dimostrato alcuna concreta volontà di individuare una soluzione per consentire lo svolgimento delle assemblee sindacali. Ma ciò che rende ancora più grave questa vicenda è il persistente rifiuto di ricevere le rappresentanze della CGIL e di aprire un confronto con le organizzazioni sindacali, nonostante le ripetute richieste” – dichiarano Dario Fazzese Segretario Cgil Palermo, Fabio Lo Monaco Segretario Generale Filt Cgil e Giuseppe Aiello Segretario Generale Filcams Cgil.
Quanto sta accadendo non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio di comportamenti discriminatori nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla CGIL.
“Non siamo più disposti a tollerare atteggiamenti che riteniamo discriminatori nei confronti di chi ha liberamente scelto di iscriversi alla CGIL. Non è accettabile che l’appartenenza sindacale possa trasformarsi in un motivo di penalizzazione, né che le aziende continuino a sottrarsi al confronto, negando nei fatti la possibilità ai lavoratori di esercitare i propri diritti”, sottolineano i tre sindacalisti.
Le Organizzazioni Sindacali sottolineano come il diritto di assemblea e la libertà sindacale siano principi fondamentali garantiti dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori.
“La libertà sindacale non è una concessione delle aziende e non può essere esercitata soltanto quando fa comodo al datore di lavoro. Non possono esistere lavoratrici e lavoratori di serie A e di serie B sulla base della loro appartenenza sindacale. Continuare a negare le assemblee, rifiutare il confronto e mantenere comportamenti che riteniamo discriminatori significa mettere seriamente in discussione le relazioni sindacali e i diritti fondamentali delle persone”, concludono Fazzese, Lo Monaco e Aiello-qualora dovesse proseguire questa situazione, saranno attivate le procedure necessarie per valutare il ricorso al giudice del lavoro ai sensi dell’’articolo 28 della legge 300/1970, per condotta antisindacale.



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