Si è svolta a Malaga, in Spagna, la riunione finale del progetto europeo Erasmus+ “Emotional Intelligence Approach on Teaching Methods”, un’iniziativa internazionale, che ha visto protagonista l’Università di Palermo, che punta a ripensare i metodi di insegnamento attraverso la valorizzazione dell’intelligenza emotiva, riconoscendo nelle emozioni una componente fondamentale dei processi di apprendimento, della relazione educativa e del benessere scolastico.

La conferenza finale alla scuola IES Belén di Malaga

La scuola IES Belén, di Malaga ha ospitato i partner del progetto “Emotional Intelligence Approach on teaching Methods”, e tra questi l’Università degli Studi di Palermo, che si sono riuniti in Spagna per la Conferenza Finale.

L’incontro ha visto coinvolti professionisti dell’educazione e studenti, con l’obiettivo di scambiare e diffondere buone pratiche, risorse e metodologie per creare ambienti educativi più sicuri, inclusivi ed emotivamente intelligenti.

Il ruolo dell’Università di Palermo e i partner europei

Il progetto, sviluppato nel biennio 2024-2026 e cofinanziato dall’Unione Europea, ha visto il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio Fisico e della Formazione dell’Università degli Studi di Palermo, sotto la guida scientifica della professoressa Antonella D’Amico. L’incontro conclusivo nella città andalusa ha rappresentato il momento di sintesi di un percorso di cooperazione internazionale che ha coinvolto, oltre all’Ateneo palermitano, organizzazioni e istituzioni educative di Spagna, Portogallo, Finlandia e Romania, accomunate dall’obiettivo di promuovere una didattica più consapevole, inclusiva e attenta alla dimensione emotiva degli studenti.

Perché le emozioni contano nell’apprendimento

Alla base del progetto c’è una convinzione sostenuta da un crescente interesse della ricerca psicologica e pedagogica: insegnare non significa soltanto trasmettere conoscenze, ma anche comprendere e valorizzare le emozioni che accompagnano ogni esperienza di apprendimento.

La curiosità, l’entusiasmo e il senso di fiducia possono favorire la partecipazione e la motivazione, mentre la paura di sbagliare, l’ansia e la frustrazione possono ostacolare il rapporto con lo studio. Riconoscere queste dinamiche significa offrire agli insegnanti strumenti ulteriori per interpretare i bisogni degli studenti e costruire ambienti educativi capaci di favorire non soltanto l’acquisizione di competenze, ma anche la crescita personale.

In questa prospettiva, l’intelligenza emotiva non viene considerata una disciplina aggiuntiva, bensì una dimensione trasversale dell’insegnamento, da integrare nelle diverse materie scolastiche, dalla matematica alle lingue straniere, attraverso metodologie innovative, apprendimento esperienziale e pratiche riflessive.

La formazione degli insegnanti: corso online gratuito e Guida Metodologica

Uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa riguarda proprio la formazione degli insegnanti, chiamati a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e di quelle degli studenti, imparando a riconoscerle, comprenderle e gestirle nella quotidianità della relazione educativa.

Il percorso progettuale ha portato alla realizzazione di strumenti operativi, tra cui un corso di formazione online gratuito rivolto ai docenti delle scuole secondarie e una Guida Metodologica pensata per favorire l’integrazione dell’intelligenza emotiva nella progettazione didattica.

La sperimentazione nelle scuole di Palermo

Particolarmente importante è stato il contributo dell’Università di Palermo, che ha promosso occasioni di formazione, sperimentazione e confronto con il mondo della scuola. Tra queste, l’incontro organizzato nel settembre 2026 presso il Liceo Linguistico Statale “Ninni Cassarà” di Palermo, durante il quale sono stati presentati i risultati del progetto e le esperienze degli insegnanti coinvolti nella sperimentazione delle nuove metodologie.

L’iniziativa ha evidenziato come l’educazione emotiva possa diventare uno strumento concreto per migliorare il clima in classe, rafforzare la partecipazione degli studenti e favorire relazioni educative fondate sull’ascolto, sull’empatia e sul rispetto delle differenze individuali.

Una sfida culturale per la scuola e per i docenti

Ma il valore del progetto va oltre la sperimentazione di nuove tecniche didattiche. La sfida è soprattutto culturale: superare una concezione dell’istruzione centrata esclusivamente sulla trasmissione dei contenuti per riconoscere che la conoscenza si costruisce anche attraverso le relazioni, le esperienze e la capacità di attribuire significato a ciò che si apprende.

In questo scenario, il docente assume un ruolo ancora più complesso e significativo: non soltanto depositario del sapere, ma figura capace di accompagnare gli studenti nello sviluppo delle competenze cognitive, emotive e relazionali, senza perdere di vista l’unicità di ciascun percorso di crescita.

Cosa succede dopo la riunione di Malaga

La riunione finale di Malaga segna dunque la conclusione delle attività progettuali, ma apre al tempo stesso una prospettiva di continuità, affidata alla diffusione degli strumenti sviluppati e alla possibilità che le metodologie sperimentate diventino parte integrante delle pratiche educative nelle scuole europee.

Il contributo dell’Università degli Studi di Palermo si inserisce così in una riflessione pedagogica di più ampio respiro, nella quale la qualità dell’insegnamento non si misura soltanto attraverso i risultati scolastici, ma anche nella capacità della scuola di formare persone consapevoli, autonome e capaci di costruire relazioni positive.

Perché educare all’intelligenza emotiva significa, in definitiva, riconoscere che non esiste apprendimento autenticamente umano che possa prescindere dalle emozioni e che una scuola capace di comprenderle è anche una scuola più preparata ad affrontare le sfide educative del futuro.

Tutti i dati del progetto sono consultabili sul sito del progetto.