“Non c’è un accordo contro qualcuno”. E poi “sulla Sicilia non abbiamo parlato ma dovremo parlarne bene”. E infine “Non può esistere un accordo qui sì e la no”. Nella sostanza, anche se le parole non sono esattamente quelle, Ignazio La Russa accoglie nel centrodestra Sud Chiama Nord con un “Cateno, tu fai parte di questa squadra” ma pone i paletti di una alleanza che, comunque, scuote gli equilibri del centrodestra e accende i riflettori sul futuro della Sicilia. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha letteralmente battezzato la convention nazionale “L’Italia dei Territori” a Roma, accogliendo l’abbraccio della platea e dell’onorevole Cateno De Luca.

L’intervento della seconda carica dello Stato

Un intervento, quello della seconda carica dello Stato fortemente improntato alla diplomazia e una fortissima frenata sui veleni al di qua dello Stretto. Il presidente del Senato ha voluto blindare l’autonomia del leader di Sud chiama Nord (“È una scelta libera. Nessuno l’ha convinto”), sgonfiando però i retroscena giornalistici che leggevano in questa manovra romana un asse sotterraneo per spodestare l’attuale governatore siciliano. Il confronto sulla Sicilia resta aperto, ha chiarito il presidente del Senato, specificando che non è stata definita alcuna intesa contro il presidente della Regione Renato Schifani.

Per La Russa l’obiettivo nella “casa del centrodestra” resta la sintesi e la condivisione, allargando i confini della coalizione a un progetto che unisce Sud chiama Nord e i Sindaci d’Italia in una dimensione nazionale capace di sanare le disuguaglianze storiche del Paese.

La rivolta dei sindaci: “Capovolgere la piramide dello Stato”

Prima del ciclone La Russa, la convention ha dato voce alla trincea degli amministratori locali, logorati da burocrazia, tagli e competenze crescenti. A suonare la carica è stato Paolo Amenta, presidente di Anci Sicilia, con un affondo frontale contro la distanza siderale tra i palazzi romani e i territori: «Bisogna capovolgere la piramide. C’è troppa distanza tra chi approva le leggi e chi è chiamato ad applicarle». Amenta ha tracciato l’identikit di Comuni al collasso: carenza cronica di personale, normative paralizzanti e l’onere di gestire transizione digitale, ecologia, sicurezza e servizi sociosanitari senza armi adeguate. La ricetta dell’Anci è chiara: una riforma complessiva degli enti locali e la nascita di una vera e propria «lobby dei territori» per incidere sulle leggi dello Stato.

Una linea condivisa da Giovanni Pino (sindaco di San Filippo del Mela), che ha rivendicato l’orgoglio della “scuola della strada” rispetto ai laboratori politici, ricordando le battaglie quotidiane contro gli allacci abusivi e per la differenziata, e da Mario Russo (sindaco di Scalea), che ha chiesto risorse certe per permettere ai cittadini del Sud di non dover forzatamente emigrare. Spazio anche alla memoria autonomista con Marisa Galati, che ha richiamato il pensiero di don Luigi Sturzo per una formazione europeista e riformista attenta ai diritti e alla giustizia.

Il modello Messina punta a conquistare l’Italia

“I sindaci sono sempre stati usati dalla politica, ora invertiamo il rapporto”, ha tuonato Angelo Alessandri, vicepresidente di Sindaci d’Italia, dettando la linea per restituire lo scettro della proposta politica nazionale a chi vive il territorio.

A rivendicare la resilienza e la crescita del movimento ci ha pensato il deputato Francesco Gallo: “Noi siamo ancora qua”, ha detto ripercorrendo le tappe parlamentari di Sud chiama Nord, confermando la ferrea volontà di esportare in tutta Italia il modello amministrativo nato a Messina. Un cammino di riforme e alleanze che è proseguito nei panel successivi con il sindaco di Messina Federico Basile e figure del calibro di Luigi Marattin, Ettore Rosato, Domenico Carbone e Marco Di Stefano. Il cantiere del nuovo centrodestra territoriale è ufficialmente aperto, e la Sicilia resta il laboratorio principale.

Il “metodo De Luca” e le proposte per il manifesto nazionale

Nel corso della mattinata, il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, ha tracciato la rotta programmatica della federazione partendo proprio dalla “scuola della strada” e dai bilanci comunali. Ricordando i risanamenti finanziari compiuti nelle sue cinque esperienze da sindaco — da Fiumedinisi fino a Messina e Taormina — De Luca ha lanciato le prime proposte concrete per il manifesto programmatico nazionale. Tra i punti cardine, spiccano la semplificazione dei contratti di programmazione territoriale integrata per sbloccare gli investimenti privati, una profonda revisione della normativa sul dissesto degli enti locali per premiare i Comuni virtuosi, e l’estensione su scala nazionale del “modello Taormina”, che prevede il riconoscimento ai Comuni di una quota degli introiti derivanti dalla bigliettazione dei grandi siti archeologici e culturali locali per sostenerne la sicurezza e il decoro.

I corridoi energetici e il “realismo” del centrodestra

Cateno De Luca e Gilberto Pichetto Fratin

A dare un respiro programmatico nazionale e di governo all’evento è stato anche l’intervento del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Intervistato sui temi del nucleare di nuova generazione, delle fonti rinnovabili e del contrasto al caro energia, il ministro ha sottolineato la centralità strategica del Mezzogiorno all’interno dei nuovi corridoi energetici e infrastrutturali del Paese. Sul piano squisitamente politico, Pichetto Fratin ha benedetto l’apertura del dialogo con il movimento autonomista, definendo il posizionamento e l’esperienza amministrativa di Sud chiama Nord come «un contributo di realismo notevole» destinato a rafforzare l’azione della coalizione di centrodestra.